A Cosa Dà Diritto La Legge 104 Art 33 Comma 3? - Laleggepertutti

Come funzionano i permessi della legge 104, a chi vengono riconosciuti e come vanno richiesti.

L’articolo 33 comma 3 della legge 104 del 1992 prevede una serie di benefici sia per il soggetto disabile, sia per i suoi familiari che se ne prendono cura (i cosiddetti caregiver). Questa norma, come vedremo a breve, sancisce il diritto di ottenere tre giorni di permesso retribuito per ogni mese di lavoro.

Ma procediamo con ordine e vediamo a cosa dà diritto la legge 104 art. 33 comma 3.

Il testo della legge 104, art. 33, comma 3

Prima di andare all’analisi pratica e alla spiegazione di questa norma, ci sembra opportuno riportarne integralmente il testo aggiornato alle modifiche entrate in vigore il 13 agosto 2022 [1]. Chi non ne comprende tutto il significato non si preoccupi: lo illustreremo nel paragrafo successivo. 

«ll  lavoratore dipendente, pubblico o privato, ha diritto a fruire di tre giorni  di permesso mensile  retribuito  coperto  da  contribuzione  figurativa, anche  in  maniera  continuativa,  per  assistere  una  persona   con disabilità in situazione di gravità, che non sia ricoverata a tempo pieno, rispetto alla  quale  il  lavoratore  sia  coniuge,  parte  di un’unione civile ai sensi dell’articolo 1, comma 20, della  legge  20 maggio 2016, n. 76, convivente di fatto  ai  sensi  dell’articolo  1, comma 36, della medesima legge, parente o  affine  entro  il  secondo grado. In caso di mancanza o decesso dei genitori o del coniuge o della parte di un’unione civile o del convivente di fatto, ovvero qualora gli stessi siano affetti da patologie invalidanti o abbiano compiuto i sessantacinque anni di età, il diritto è riconosciuto a parenti o affini entro il terzo grado della persona con disabilità in situazione di gravità. Fermo restando il limite complessivo di tre giorni, per l’assistenza allo stesso individuo con disabilità in situazione di gravità, il diritto può essere riconosciuto, su richiesta, a più soggetti tra quelli sopra elencati, che possono fruirne in via alternativa tra loro.  Il lavoratore  ha  diritto  di prestare assistenza nei confronti di più persone con disabilità in situazione di gravità, a condizione che  si  tratti  del  coniuge  o della parte di un’unione civile di  cui  all’articolo  1,  comma  20, della legge 20 maggio 2016, n. 76, o del convivente di fatto ai sensi dell’articolo 1, comma 36, della medesima legge o  di  un  parente  o affine entro il primo grado  o  entro  il  secondo  grado  qualora  i genitori o il coniuge della persona con disabilità in situazione  di gravità abbiano compiuto i 65 anni di età oppure  siano  anch’essi affetti da patologie invalidanti o siano deceduti o mancanti».

Quali sono i diritti dell’articolo 33 della legge 104?

Il lavoratore maggiorenne disabile, nell’ambito di ciascun mese, ha diritto alternativamente a permessi retribuiti di:

  • 2 ore giornaliere;
  • 3 giorni, continuativi o frazionati.

Possono beneficiare di tali permessi retribuiti, se sono lavoratori dipendenti, anche i genitori (naturali, adottivi ed affidatari) e determinati familiari del disabile ossia:

  • coniuge (o parte dell’unione civile);
  • convivente;
  • parenti e affini entro il 2° grado.

Quindi, in buona sostanza, il diritto sancito dall’art. 33 comma 3 della legge 104 è quello ad avere, dal datore di lavoro, pubblico o privato che sia, 3 giorni di permesso per ogni mese, con retribuzione versata dall’Inps.

I giorni di permesso non devono servire per riposarsi, fare vacanza o svolgere attività personali. Essi devono essere unicamente impiegati per l’assistenza al disabile con presenza presso la dimora di quest’ultimo. La presenza non deve essere per forza continuativa ed è pertanto legittimo un momentaneo allontanamento. 

È legittimo l’impiego di tali permessi anche per svolgere all’esterno attività necessarie al disabile (ad esempio, fare la spesa, acquistare medicine, ecc.).

Il dipendente che fa abuso dei permessi 104 può essere licenziato in tronco (ossia per giusta causa) e denunciato per truffa ai danni dello Stato (essendo lo stipendio versato dall’Inps). La Cassazione ha ammesso la possibilità di far pedinare il dipendente con investigatori privati al fine di verificare se questi è davvero presente presso il familiare assistito.

Non è necessario usare i permessi nella medesima circostanza: possono anche essere frazionati per giorni o ore. 

Grazie alle modifiche entrate in vigore il 13 agosto 2022, più lavoratori possono fruire, su richiesta, dei permessi Legge 104 per lo stesso disabile, alternativamente tra loro e fermo restando il limite complessivo di tre giorni. E’ stata eliminata, infatti, la figura del referente unico dell’assistenza: non esiste più un solo soggetto lavoratore avente diritto ai permessi, ma possono coesistere più referenti.  Prima, invece, ad esclusione dei genitori, non era possibile riconoscere i permessi a più di un lavoratore dipendente per l’assistenza alla stessa persona disabile grave [2].

Come ottenere i permessi 104?

Il disabile deve presentare all’Inps un’autodichiarazione in cui risulta la scelta del familiare da cui vuole essere assistito. 

Se il disabile assume il domicilio, anche solo per un determinato periodo di tempo, presso la residenza di parenti diversi (entro il 2° grado), è necessario che ciascun avente diritto presenti, di volta in volta, l’istanza per ottenere il riconoscimento dei permessi retribuiti per prestare legittimamente la dovuta assistenza.

Condizioni per ottenere i permessi 104

I permessi spettano a condizione che la persona da assistere non sia ricoverata a tempo pieno (per le intere 24 ore) presso strutture ospedaliere o simili (pubbliche o private) che assicurano assistenza sanitaria continuativa.

Tuttavia, i permessi vanno concessi in caso di ricovero a tempo pieno:

  • del minore disabile, se i sanitari certificano il bisogno di assistenza da parte di un genitore o di un familiare;
  • del disabile in stato vegetativo persistente e/o con prognosi infausta a breve termine.

Scelta della sede di lavoro

I lavoratori dipendenti che hanno diritto a fruire dei permessi mensili per portatori di handicap hanno diritto a scegliere, se possibile, la sede di lavoro più vicina al domicilio della persona da assistere e non possono essere trasferiti senza il loro consenso ad altra sede. È necessario tuttavia che sia presente l’attualità dell’assistenza e la compatibilità con l’interesse comune. L’esercizio di questo diritto non può essere fatto valere a danno delle esigenze economiche ed organizzative del datore di lavoro.

Permessi legge 104 e part-time

La Cassazione ha sancito il diritto alla fruizione dei permessi legge 104 in misura piena, per tutti i lavoratori in regime di part time, sia esso orizzontale, verticale o misto.

Per maggiori informazioni leggi la guida su Part-Time e legge 104.

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note

[1] D.lgs. n. 105/2022.

[2] Messaggio Inps n. 3096 del 05.08.2022.

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