Curiosità Linguistiche Ed Espressioni Intraducibili - Italiani Pocket
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Quando si emigra in un altro Paese tra le innumerevoli difficoltà da affrontare c’è la comprensione delle espressioni linguistiche. Non parlo della lingua in sé, quella che si impara sui libri e che comunque non servirà a un granché appena approdati, ma di tutte quelle stranezze e meraviglie che non si imparano sui libri di scuola, ma solo interagendo con il popolo autoctono. Quando ci si ritrova a capire e usare le espressioni di un Paese, allora si può fieramente affermare che il processo di integrazione è completo (anche se il francese è talmente ricco e complesso che, personalmente, dopo 15 anni ancora ne scopro di nuove)!
Ecco quindi una lista delle curiosità linguistiche ed espressioni intraducibili che personalmente adoro… e che chiaramente ho integrato dopo non poche figuracce!
Tu m’étonnes !
Trad. letterale: “Tu mi meravigli!”, dal verbo étonner (meravigliare).
È la classica risposta che si ha quando si dice qualcosa di veramente vero, nel senso di “Wow, hai proprio ragione” o “Eh, a chi lo dici!”. L’unico problema è che io, prima di capire la sfumatura, ogni volta mi domandavo: “Ma perché li meraviglio tanto? Che ho detto?”. Ed è solo dopo mesi e mesi, quando ho avuto il coraggio di chiederlo veramente a qualcuno, che finalmente ho capito che in realtà non stupivo nessuno, ma mi davano semplicemente ragione!
N’importe quoi
Trad. letterale: “Non importa che cosa”. In alcune regioni d’Italia mi hanno detto che si traduce con “la qualunque” ma io, da romana, non l’ho mai usato e per me resta intraducibile.
È l’espressione secondo me più bella che esista… e anche la più utile! Si usa in un sacco di situazioni, per esempio:
- qualcuno ti dice qualcosa che proprio non ha senso e tu vuoi rispondere con un “Ma che stai a dì?”
- vedi qualcosa che secondo te è assurdo, che proprio non tolleri o non capisci
E poi in un sacco di altre situazioni che si capiscono solo con un po’ di pratica.
Je me suis fait voler le/la/les…
Trad. letterale : “Mi sono fatto rubare il/la/le/i…”.
Questa più che un espressione è una sfumatura che ho notato. In italiano è una terza persona che mi ruba qualcosa, in francese invece sono io che mi sono fatto rubare qualcosa, il che presuppone che la colpa è tua che non sei stato attento! E qui ci va un bel: “N’importe quoi!”… cominciate a capire? ?
De quoi je me mêle
Trad. letterale: “Di cosa mi mischio”.
A prima vista questa frase verrebbe da tradurla: “Di cosa mi impiccio”, solo che in realtà quando si dice “De quoi JE me mêle” è riferito all’altro per dire “Di cosa ti impicci TU”, vai a capire.
Hey ho hey ho, on rentre du boulot
Sono i sette nani che cantanto “Andiam andiam, andiamo a lavorar”, che in francese diventa “Hey ho hey ho, torniamo da lavoro”. E qui l’italiano vince! Il nano francese torna da lavoro, vuol dire che ha fatto il suo dovere e se ne va a casa… il nano italiano invece a lavorare ci deve ancora andare, è fresco fresco e a dirla tutta può anche fare una deviazione e non andarci proprio a lavorare! ;-p
Poi ci sono una serie di espressioni che, se usate in modo scorretto, possono trasformarsi in vere e proprie sceneggiature porno!
Vi racconto un piccolo aneddoto per farvi capire la pericolosità di alcuni tipi di gaffe, che fanno tutti prima o poi.
Tanti anni fa ero con un mio amico francese e proprio non mi veniva il verbo invidiare, non sapevo neanche che esistesse (in francese si dice “envier, je t’envie”). Presa da un raptus di parafrasi nel bisogno di farmi capire gli sparo un “Oh là la ! J’ai vraiment envie de toi !”… io ero convinta di avergli detto “Ho invidia di te”, invece gli ho detto “Ho voglia di te”!! Vi lascio immaginare la reazione del mio amico e il colore della sua faccia dopo questa mia inaspettata confessione! :-p
Lista vietata ai minori ;-p
- Quando ci si saluta con un bacetto sulla guancia “on se fait la bise” . Evitate di dire “on se baise”, perché baiser, che letteralmente vuol dire anche bacio, nella lingua parlata è il modo volgare per dire “fare sesso”!
- Quando si va dal dottore non si va “a farsi visitare”, perché la visite può essere interpretata in tutt’altro modo! Quando si va dal dottore si va a farsi esaminare.
- Quando non se ne può più perché si è mangiato troppo è preferibile che una donna non dica “Sono piena”, perché “je suis pleine” vuol dire “sono incinta”. Quando “si è pieni” (di cibo!) è meglio dire “je suis rassasié.e” o (più familiare) “je cale”.
- Quando si parla di UNA Chat su internet attenzione ad usare il MASCHILE (LE CHAT / UN CHAT), perché LA chat, se pronunciato male diventa chatte, che letteralmente vuol dire gatta, ma nell’uso comune indica l’apparato sessuale femminile!
Dedica speciale alla mia amica Ilaria che in piena cena con gli pseudo-suoceri, parlando appunto di chat, disse: “Oui oui, j’utilise beaucoup ma chatte!”. Sto ancora ridendo dopo anni!!!
E poi ci sono tutte quelle paroline che ogni volta che cerco di tradurle in italiano o di spiegarne il senso a qualcuno proprio non ci riesco perché io le ho capite dopo un’illuminazione zen, chi mi aiuta? Parlo per esempio di quand même, o del quoi alla fine delle frasi (“C’est une blague ou quoi?”, “Voilà quoi”), ecc…
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