L’Elettrocardiogramma è una delle indagini diagnostiche meno invasive, ma la sua corretta esecuzione è indispensabile ai fini della diagnosi. L’Infermiere è preparato per eseguire correttamente la procedura ed è in grado di capire immediatamente se vi è qualche anomalia, segnalando il tutto prontamente al medico.
Procedura standard per eseguire un ECG
L’Infermiere è preparato per eseguire un corretto Elettrocardiogramma
L’elettrocardiogramma (ECG) standard consiste nella registrazione grafica su carta millimetrata dell’attività elettrica del cuore.
L’infermiere, come sancito dal Profilo Professionale, è responsabile dell’assistenza generale infermieristica e può effettuare indagini diagnostiche in autonomia, previa prescrizione medica, tra cui l’ECG.
L’infermiere, nella fase di preparazione all’indagine:
effettua l’igiene delle mani e garantisce la privacy del paziente;
procede all’identificazione del paziente e alla registrazione dei dati riguardanti il nome, cognome, sesso e data di nascita dello stesso;
accerta la presenza di disordini cardiaci anche precedenti e identifica l’eventuale regime terapeutico in corso;
accerta l’eventuale presenza di dispositivi elettronici che potrebbero determinare alterazioni del tracciato (ad esempio pacemaker);
accerta l’eventuale presenza di allergie del paziente (è possibile che sia allergico alle sostanze contenute nel gel di conduzione);
spiega al paziente con parole adatte al suo livello di comprensione le fasi e l’utilità della manovra che si sta per eseguire affinché egli comprenda pienamente ciò che verrà effettuato e aumenti la sua collaborazione;
rileva i parametri vitali relativi a pressione arteriosa, frequenza cardiaca e caratteristiche del polso;
invita il paziente a scoprirsi torace, caviglie e polsi e ad assumere la posizione supina a letto, ove possibile;
suggerisce all’assistito di rilassarsi e di astenersi dal parlare per qualche minuto;
controlla lo stato della cute del paziente, l’eventuale necessità di una tricotomia, e che egli non indossi oggetti metallici che potrebbero creare alterazioni del tracciato;
accerta la corretta predisposizione al funzionamento dell’elettrocardiografo: batteria carica, corretto assemblaggio dei cavi, presenza di carta millimetrata, data di scadenza di elettrodi e gel di conduzione.
L’infermiere, nella fase di esecuzione dell'ECG (nella persona adulta):
posiziona le derivazioni precordiali: V1 nel quarto spazio intercostale parasternale di destra;V2 nel quarto spazio intercostale parasternale di sinistra; V4 nel quinto spazio intercostale nell’emiclaveare di sinistra; V3 nello spazio fra V2 e V4; V5 nel quinto spazio intercostale nell’ascellare anteriore di sinistra; V6 nel quinto spazio intercostale nell’ascellare media di sinistra. (Nel caso di destrocardia le precordiali si posizionano in modo speculare a destra).
Posizionamento classico delle derivazioni precordiali)posiziona le derivazioni periferiche: ROSSO braccio di destra (lineare) GIALLO braccio di sinistra (lineare) NERO gamba di destra (lineare) VERDE gamba di sinistra (lineare)
L’infermiere, nella fase di esecuzione della procedura (nel paziente affetto da infarto miocardico acuto):
esegue prima un elettrocardiogramma di base, poi lasciando invariate le posizioni degli elettrodi periferici scollega V4 V5 e V6. Le posiziona poi a destra: V1 speculare a V3 (sul tracciato scriverà V3R) V2 speculare a V4 (sul tracciato scriverà V4R) V3 speculare a V5 (sul tracciato scriverà V5R)
L’infermiere, nella fase di esecuzione dell’ECG nel bambino fino ad un anno:
posiziona le derivazioni precordiali: V1 nel quarto spazio intercostale parasternale di destra;V2 nel quarto spazio intercostale parasternale di sinistra;V3 tra V2 e V4; V4 nel quinto spazio intercostale nell’emiclaveare di sinistra; V5 nel quinto spazio intercostale nell’ascellare media di sinistra;V6 speculare a V3 posizionata a destra (il cuore è ancora in posizione centrale)
N.B.: Specificare sull’ECG: al posto di V6, V3R.
L’infermiere, nella fase di esecuzione dell’indagine (operazioni valide per tutti i casi):
controlla che gli arti e il capo del paziente non vengano a contatto con la struttura del letto;
mette in funzione l’elettrocardiografo, controlla velocità, ampiezza e filtro di registrazione;
verifica la qualità del tracciato, suggerisce al paziente di rilassarsi e chiudere gli occhi;
registra il tracciato su carta millimetrata;
L’infermiere, nella fase successiva all’esecuzione dell’indagine:
scollega gli elettrodi, elimina residui di gel conducente e aiuta l’assistito a rivestirsi;
effettua l’igiene delle mani;
smaltisce i rifiuti, ripristina il materiale utilizzato e collega l’elettrocardiografo alla rete elettrica;
trasmette la copia dell’ECG al medico e la allega alla cartella clinica del paziente.
Discrezionalità dell’infermiere
Insieme alle responsabilità appena esposte, l’infermiere agisce in autonomia anche competenze discrezionali:
riconoscere la morfologia fondamentale dell’ECG rappresentata da un’onda elettrocardiografica nella quale si evidenziano tre diverse deflessioni: onda P, che rappresenta l’impulso che attraversa gli atrii; complesso QRS, che rappresenta l’impulso che attraversa i ventricoli;
Onda elettrocardiografica normale
onda T, che si origina per il recupero elettrico (ripolarizzazione) dei ventricoli, momento in cui non si ha alcuna contrazione cardiaca. La linea isoelettrica del tracciato elettrocardiografico viene identificata come quel segmento posto tra la fine dell’onda T e l’inizio della successiva onda P. Le deflessioni poste al di sopra di questa linea vengono considerate positive mentre quelle poste al di sotto di essa sono considerate negative.
prevenire ed identificare problemi che si possono riscontrare durante la registrazione di un ECG: inversione degli elettrodi: il segno che fa sospettare un’inversione delle derivazioni periferiche (braccio destro e braccio sinistro) è la negatività della D1 e la positività della AVR. tremori muscolo-scheletrici: rigidità muscolari dell’assistito dovuta all’agitazione, contrazioni involontarie legate ad altre patologie. fonti elettriche vicine che possono creare artefatti nel tracciato; errori nella taratura dell’elettrocardiografo;avarie dei cavi e/o degli elettrodi.
Bibliografia
R. Gasperoni, C. Bucci, M. Lagrotteria (a cura di), Vademecum per l’esecuzione dell’ECG, U.O. Cardiologia RN, revisione del 2013.
AA. VV., Check list esecuzione elettrocardiogramma, Università degli Studi di Bologna, Corso di Laurea in Infermieristica, Sede Formativa di Imola, 2012.