Gli Errori Di Traduzione Nei Menù Dei Ristoranti - Innovalang

1. LINGUE SPECIALI E STRATEGIE DI TRADUZIONE

In questa sezione della nostra tesi cercheremo di definire cosa si intende con il termine lingue speciali e tenteremo di capire se la traduzione dei menù può rientrare in questa categoria e perché. Bisogna ammettere che, come afferma Scarpa (2011:1) non esiste una terminologia unificata per descrivere le diverse varietà specialistiche all’interno di una stessa lingua, che quindi vengono denominate in modo diverso a seconda delle prospettive di analisi. Prendendo come riferimento la definizione di Cortelazzo (1994, p.8) una lingua speciale può essere definita come:

una varietà funzionale di una lingua naturale, dipendente da un settore di conoscenze o da una sfera di attività specialistici, utilizzate, nella sua interezza, da un gruppo di parlanti più ristretto della totalità dei parlanti la lingua di cui quella speciale è una varietà, per soddisfare i bisogni comunicativi (in primo luogo quelli referenziali) di quel settore specialistico.

Diversa è invece la definizione che ci viene data da Berruto (1987: 155-156) che opera un’ulteriore distinzione tra lingue speciali in senso stretto e lingue speciali in senso lato.

Simile è anche la versione proposta da Sorbrero (1993:239) secondo cui le lingue speciali includono sia le lingue specialistiche (ad esempio la lingua della matematica, della medicina, molto più specialistiche) che le lingue settoriali (ad esempio la lingua dei media), con un grado di specializzazione minore rispetto alle prime. In quest’ottica, quindi, anche i menù dei ristoranti potrebbero essere classificati come lingue speciali. Spesso, infatti, presentano termini tecnici, che risultano completamente, o soltanto in parte, oscuri alla maggior parte dei parlanti, e che possono essere divisi in diverse categorie: termini altamente tecnici, termini culturospecifici geograficamente circoscritti, che quindi fanno parte del patrimonio eno-gastronomico di un’area particolare, e termini che, invece, assumono diversi significanti in diverse aree della stessa Nazione. Tra i primi può essere annoverato il termine quenelle (quenelle di ricotta), secondo Hoepli (2011) “piccolo gnocco di carne o di pesce ripieno”, nel caso analizzato preso come riferimento soltanto in senso figurato per la forma oblunga. Dei termini geograficamente circoscritti, invece, fanno parte carne salada, salume caratteristico del Trentino, oppure Monte Veronese Ubriaco, formaggio tipico del Veneto. Nel primo caso, il senso generico risulta chiaro così come la categoria di cibo rappresentata, nel secondo, invece, la denominazione non risulta immediatamente comprensibile, in quanto si tratta di un formaggio noto soltanto in un’area precisa della penisola. Infine troviamo termini come friarielli, che risultano opachi ad alcuni parlanti, in quanto hanno significanti diversi a seconda delle regioni d’Italia e che possono essere descritti come le infiorescenze delle cime di rapa, ma tuttavia trattandosi di una lingua geograficamente circoscritta (regionalismi), non si riscontrano fonti ufficiali. Gli stessi vengono denominati broccoletti a Roma, cime di rapa in Puglia e rapini in Toscana.

Una volta appurato, dunque, che i menù dei ristoranti appartengono ai testi specialistici, possiamo occuparci della traduzione specializzata. Citando Chesterman (1997:175,186) in Scarpa (2011:204) ci sono quattro canoni che una traduzione deve rispettare per poter essere considerata tale: chiarezza, verità, fiducia e comprensione. Il testo tradotto, riprendendo Scarpa (2011:207) deriva dal testo di partenza, ma al tempo stesso ha una sua indipendenza nella cultura di arrivo, e presenta le caratteristiche di accuratezza/adeguatezza, fruibilità/accettabilità. L’accuratezza si basa sul criterio della completezza e può essere definita come (:178) “la trasmissione non distorta del contenuto referenziale del testo di partenza”.

La fruibilità, invece, non si basa sull’equivalenza tra testo di partenza e testo di arrivo, bensì rivolge la sua attenzione ai destinatari, per i quali il testo tradotto deve apparire chiaro e appropriato. Secondo Scarpa (2011:210), quindi, una traduzione può quindi ritenersi fruibile quando svolge lo skopos per cui è stata scritta. A questi due concetti possono essere accostati quelli di adeguatezza e accettabilità. Il primo è più orientato verso il testo di partenza (source-oriented), mirando, quindi, a mantenere i rimandi culturali di quest’ultimo; il secondo, invece, si presenta target-oriented, e dunque si pone dal punto di vista dei lettori e della fruibilità della traduzione stessa. Una volta chiariti questi concetti, possiamo passare ad esaminare i principali approcci traduttivi, proposti da Scarpa e riscontrati anche nella traduzione dei corpora esaminati.

La tipologia di traduzione maggiormente riscontrata è stata sicuramente la cosiddetta traduzione letterale, descritta come il metodo che tende a mantenere (2008:146)

gli stessi costituenti fondamentali del testo di partenza e adattandone le strutture sintattiche e lessicali alle norme e convenzioni lessico-grammaticali e pragmatico-stilistiche della lingua/cultura di arrivo. Tra testo di partenza e testo di arrivo si può quindi realizzare una corrispondenza concettuale e funzionale al livello della singola parola, del singolo sintagma o addirittura della singola frase.

Questa strategia traduttiva può essere adottata laddove la cultura di partenza e quella di arrivo risultino in qualche modo similari, prestando comunque la dovuta attenzione ai false friends, oppure ai termini che presentano riferimenti geografici. Quando la traduzione letterale non è possibile, in quanto non c’è corrispondenza uno-a-uno tra testo di partenza e testo di arrivo per motivi lessicali o morfo-sintattici, il traduttore ha diverse possibilità di riformulare il testo, utilizzando così una parafrasi del testo di partenza(2008:148)

dove l’appropriatezza di ciascuna soluzione viene valorata in base alla macrostrategia che governa il processo di traduzione e che è fissata in relazione alle circostanze in cui avviene l’attività traduttiva [..]. Si tratta in pratica di un processo di «riscrittura» del testo di partenza nella lingua di arrivo.

Questa strategia traduttiva risulta molto utilizzata per quei testi ricchi di rimandi culturali propri della cultura di partenza e lontani da quella di arrivo, che devono pertanto essere esplicitati o spiegati dal traduttore stesso cercando, come afferma Scarpa (2008:148) di garantire l’equilibrio funzionale tra il testo di partenza e quello di arrivo. La parafrasi risulta dunque molto utilizzata nelle cosiddette traduzioni comunicative, dove il lettore della lingua di arrivo assume un ruolo centrale e il traduttore deve cercare di azzerare il più possibile le differenze culturali tra lingua di partenza e lingua di arrivo.

La parafrasi racchiude al suo interno altre strategie di traduzioni, come la trasposizione e la modulazione. La prima viene descritta da Scarpa (2008:149) come parafrasi sintattica, che utilizza strutture sintattiche differenti per esprimere gli stessi concetti del testo di partenza. Riprendendo Scarpa (2008:149):

Le trasposizioni possono interessare le parti del discorso, […] i livelli dell’enunciato, […] la struttura dell’enunciato e la diatesi del verbo, […] la modalità, […] il modo e/o il tempo verbale e la sintassi dell’enunciato.

Questa strategia traduttiva viene prediletta nei casi in cui lingua di partenza e lingua di arrivo presentano strutture completamente differenti, per cui si rende necessario staccarsi dal testo di partenza e riformulare la frase tenendo presenti le strutture proprie della lingua di arrivo.

La modulazione, invece, viene descritta da Scarpa (2008:150) come la parafrasi semantica, in quanto nella traduzione compare una variazione della prospettiva. Uno degli esempi maggiori di questa tecnica è la traduzione antinomica. Anche questa strategia è maggiormente diffusa in presenza di lingue molto differenti tra loro, non tanto dal punto di vista sintattico, quanto da quello culturale.

Un’altra strategia traduttiva ampiamente riscontrata in questo lavoro è sicuramente l’esplicitazione, descritta da Scarpa (2008:151) come la spiegazione di ciò che è rimasto sottinteso nel testo di partenza attraverso. Questa tecnica si rende necessaria soprattutto nei casi in cui il testo di partenza si presenti ricco di informazioni culturospecifiche necessarie anche dal lettore del testo di arrivo.

Talvolta, però, qualora il testo di partenza presenti elementi culturali ben precisi e specifici di una determinata cultura ritenuti tuttavia irrilevanti per il lettore del testo di arrivo, il traduttore può decidere di optare per una eliminazione, producendo quindi una diminuzione dei costituenti della frase nella lingua target.

Tag » Come Si Traduce Termine Noto In Inglese