(PDF) Testi Padovani Del Trecento. Edizione E Commento Linguistico ...

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keyboard_arrow_downTitleAbstractAnno 1370 Crediti DI Prosdocimo Dalle CaselleAnno 1372 Conti DI Prosdocimo Dalle CaselleReferencesFirst page of “Testi padovani del Trecento. Edizione e commento linguistico, Padova, Esedra, 2004”PDF Icondownload

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Download Free PDFTesti padovani del Trecento. Edizione e commento linguistico, Padova, Esedra, 2004Profile image of Lorenzo TomasinLorenzo Tomasinvisibility

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Abstract

Questo lavoro è stato eseguito nell'ambito del programma di ricerca "Vocabolario storico dei dialetti veneti" (cofinanziamento miur 2001), unità di ricerca della Scuola Normale Superiore di Pisa © 2004 by Esedra editrice s.r.l. ¶ m iij c xl dý luni x d(e) mese d'avrille. Pati | fati entro s(er) Pero d(e) Taliano (e) f(r)a' Tu(r)a fatore d(e) | Sen Çacha(r)ia d'una valle d(e) bruxa, (e) dàgela en|fina uno ano, (e) d(e)' rende(r)e al d(i)c(t)o fra' Tu(r)a sol. viij | d(e) p. ala festa d(e) Sen Ma(r)thino (e) j bona tencha, || p(re)sente d. pre' Francesco (e) C(r)ixi. | ¶ Dona Benvegnua d(e)la Losca sý refà ogna raxone | a f(r)a' Tu(r)a la quale l'ave 11 e . la te(r)a d(e) Savelone al dito | f(r)a' 12 Tu(r)a, p(re)sente el sov(r)ad(i)c(t)o pre' Francesco (e) | C(r)esi d(e) Pegorino 13 , e 'l d(i)c(t)o Melexino d(e) sov(r)a 14 . 3. Anno 1350 circa CONTI DEL NOTAIO PAOLO PRETINI Archivio di Stato di Padova, Notarile, b. 176, c. 210v e c. 212r. Notaio Paolo Pretini, quaderno relativo agli anni 1349-53; l'ultimo atto datato prima di c. 210 si legge a c. 204r ed è del 1350, il successivo a c. 214r è del 1351. La mano è del notaio: su Paolo Pretini (o Pretino) cfr. Gloria 1888, § 1165.

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Appunti di lessico (e teoria) in "Geografia linguistica e testi medievali", in "Gianfranco Folena. Presenze, continuità, prospettive di studio", Atti del Convegno in onore di G. Folena per il centenario della nascita (Padova, 7-9 ottobre 2020), a c. di G. Peron, Padova, 2023, pp. 199-212 (parziale).Cristiano Lorenzi Biondi

L'articolo, derivato dalla relazione di uno dei convegni celebrati in onore di Gianfranco Folena per il centenario della sua nascita, prende le mosse da uno dei suoi saggi più famosi ("Geografia linguistica e testi medievali") e si concentra su alcune prime attestazioni semantiche o semanticamente innovative di Folena nell’àmbito della terminologia degli studi linguistico-filologici italiani, come "cronotopo" o "diasistema".

downloadDownload free PDFView PDFchevron_rightRecensione a: Testi e tradizioni. Le prospettive delle filologie, Atti del seminario, Alghero 7 giugno 2003, a cura di Paolo Maninchedda, Cagliari, CUEC-Centro di Studî Filologici Sardi, 2004 («Studî», 1), in «La Parola del Testo», IX, 2, 2005, pp. 427-432.Giulio Cura CuràdownloadDownload free PDFView PDFchevron_rightPIETRO DA MONTAGNANA “homo trilinguis” e i suoi manoscritti ebraici: Padova nel Quattrocento e la comunità ebraica ashkenazita.Mariuccia Bevilacqua Krasner

Materia giudaica, Rivista dell'associazione italiana per la storia del giudaismo XXVII, 2022

Pietro da Montagnana "homo trilinguis" e i suoi manoscritti ebraici: Padova nel Quattrocento e la comunità ebraica ashkenazita. Mariuccia Bevilacqua Krasner Nel 1478 moriva nel monastero dei canonici lateranensi di S. Giovanni di Verdara Pietro da Montagnana, per anni cappellano della Cattedrale, insegnante di latino nella stessa e successivamente curato per decenni di una ricca parrocchia a Padova. Un « illustre sconosciuto » che merita tuttavia un'attenzione particolare in quanto nel suo testamento, come ultime volontà, donava al monastero la sua ricca biblioteca, raccolta e curata durante la vita e in cui, fra i molti manoscritti latini e greci,

downloadDownload free PDFView PDFchevron_rightTESTUALITÀ DEL DISCORSO ORALE IN ITALIANO ANTICO. IL CASO DELLA PREDICAZIONE TARDOMEDIEVALE, in Angela Ferrari, Letizia Lala e Roska Stojomenova (a cura di), TESTUALITA’. Fondamenti, unità, relazioni, Firenze, Cesati, 2015Gianluca Frenguelli

DEL DISCORSO ORALE IN ITALIANO ANTICO. IL CASO DELLA PREDICAZIONE TARDOMEDIEVALE

downloadDownload free PDFView PDFchevron_rightA proposito di alcuni testi e monumenti del Terzo Periodo Intermedio e dell’Epoca Tarda Günter Vittmann

P. Buzi et al., Hrsg., Aegyptiaca et Coptica. Studi in onore di Sergio Pernigotti, BAR 2264, Oxford 2011, 335-348

ISBN 978 1 4073 0835 7 Cover image: Statua a nome di Uahibra, XXVI dinastia (inv.n. MCABo_EG 1820) Abstract 1. n# b#kw Twt in the "stela of banishment" does not mean "the quarrelsome servants" but "the servants of yours". -2. A parallel between the "stela of election" of Aspelta and Setne II. -3. Notes on a recently published funerary stela of a priest from Saqqara. -4. A bronze statuette of an Apis bull with Greek and Hieroglyphic inscription in Chantilly. -5. A bronze statuette of an oxyrhynchus fish with Demotic inscription.

downloadDownload free PDFView PDFchevron_rightFirenze, Aragona. Testi, traduzioni, contatto linguistico in un volgarizzamento trecentesco di Plutarco, in «Bollettino dell’Opera del Vocabolario Italiano», XIX-XX (2014-2015), pp. 333-67.Giulio Vaccaro

Firenze, Aragona. Testi, traduzioni, contatto linguistico nel volgarizzamento trecentesco di Plutarco *

downloadDownload free PDFView PDFchevron_rightTesti in italiano antico di scriventi provenzali e catalani (secoli XIV-XV), in Annali della Scuola Normale Superiore di Pisa. Classe di Lettere e Filosofia, 9/2 (2017), pp. 391-422.Lorenzo Tomasin

L’articolo presenta – e in parte pubblica, con commento linguistico, rinviando per l’edizione d’altri testi a successivi lavori – alcune lettere che documentano l’impiego di varietà italoromanze da parte di scriventi non italiani (segnatamente provenzali e catalani) tra la fine del secolo XIV e l’inizio del XV. Si tratta, al di fuori degli episodi di plurilinguismo letterario e di pochi altri esempi d’altra natura quali alcune traduzioni cancelleresche e pochi altri testi isolati, dei più antichi casi di scrittura in italiano da parte di scriventi stranieri, e di un esempio precoce di documentazione dell’apprendimento di varietà italoromanze attraverso canali verosimilmente non letterari, cioè per semplice contatto tra parlanti o scriventi in ambiente commerciale.

downloadDownload free PDFView PDFchevron_rightLa compilazione ‘de litteris, syllaba et accentibus’ del Bodleianus Add. C. 144, testimone di Servio e Ps.-SergioAlessandro Gelsumini

Res publica litterarum, XLVI, 2025

Si presenta qui il trattatello grammaticale ‘de litteris, syllaba et accentibus’, finora inedito, riportato ai ff. 42v-46v del ms. Oxford, Bodleian Library, Add. C. 144 (sec. XI), corredato di apparato critico e commento. La compilazione, basata su una sintesi di varie fonti tardoantiche concernenti l’alfabeto latino e le sue caratteristiche, è trasmesso da altri due testimoni piú tardi: il Vat. Lat. 1493 (seconda metà del sec. XV), in cui il testo è trasmesso integralmente, e il Laur. Conv. Soppr. 428 (tardo sec. XV), che ne reca un pesante rimaneggiamento. Numerosi errori congiuntivi provano la dipendenza del Vaticano dal Bodleiano, probabilmente attraverso un esemplare non identificato; a sua volta il Laurenziano, nonostante la ridotta estensione del testo e l’incisiva destrutturazione operata, si dimostra apografo del Vaticano. Inoltre, il manoscritto oxoniense manifesta in piú punti affinità con il Par. Lat. 7530, fondamentale testimone dell’opera di Servio.

downloadDownload free PDFView PDFchevron_right(2022) Testi notarili in antico volgare pugliese (1461-1497), «Bollettino dell'Opera del Vocabolario Italiano», 26 (2021), pp. 291-365 [ISSN 1591-8254]Vito Luigi Castrignanò

L'articolo offre l’edizione dei testi in volgare contenuti all'interno dei "prothocolli" dei seguenti notai pugliesi: Angelo Benedetto de Bitritto (Bitonto, 1461-1489); Antonino de Iuliano (Bitetto, 1466-1497); Pellegrino Coccia (Bitonto, 1480-1484); Antonio Abinantino (Bitonto, 1490-1495).

downloadDownload free PDFView PDFchevron_rightRecevì la vostra litera a la quale e respondo». Qualche nota intorno alle reti epistolari del Trecento padano, in «Fiere vicende dell'età di mezzo». Studi per Gian Maria Varanini, Firenze 2021, pp. 189-206Isabella Lazzarini

2021

La presente comunicazione prende in esame le corrispondenze indirizzate ai Gonzaga e conservate nella cancelleria mantovana nel corso del Trecento: l'analisi dell'epistolarità trecentesca qui raccolta, che copre città e signori del centro-nord d'Italia, dalla Toscana alla Val d'Adige, da Genova a Venezia, infatti apre le porte a una necessaria indagine sulle pratiche della comunicazione politica e diplomatica, di lignaggio e di governo nel XIV secolo, assai meno studiato da questo punto di vista tanto del Duecento comunale, quanto del Quattrocento dei principi.

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References (476)

  1. della filza in cui si trova questo foglio: «Cavallo; principia li 5 febraro 1376 e termina 10 febraro 1377».
  2. Mis(er) Iacomo, fazove asave(r)e che q(ue)sti i(n)tercluxi sì à co(n)fesà le blave zoè lo form(en)to lo qual ma(n)cha | e chi tolse; priegove i(n)duxià i(n)fina venere dì; la chaxo(n) sì è che i altri li qual no(n) | n'à cofesado el se chonviem ma(n)dar a comandar: parme ch'i xè tuti i(n)<seq>senbre|mente. Altro p(er) mo no ve scrivo, ma(n)dème lo coma(n)dador. || Berna(r)do gastoldo d(e) mis(er) Marsillio.
  3. Domino Yacobo Ledun dotori de | Borgoricho detur domino cha|risimo. 32. Anno 1377 circa ELENCO DI CONDANNATI Archivio di Stato di Padova, Archivi giudiziari civili, Ufficio del Cavallo, b. 9, foglio sciolto cart. 150×125 circa, contiguo al testo 31, con cui è in rapporto quanto all'argomento, anche se non è possibile ricostruire precisamente i fatti a cui essi si riferiscono.
  4. Mis(er) Lunardo ho ve 96 al so p(er)churador(e). Questi sì è q(ue)lli | li qual se co(n)dana al form(en)to; dixe ave(r) abudo: |
  5. dosento scritto nella parte destra del rigo: forse un errore per dose 'dodici', tante quante sono le staia enumerate fino a questo punto. 98 dise lettura incerta.
  6. Pechi inchiostrato, lettura incerta. 103 Gasstom inchiostrato.
  7. lo t(er)zo arbitro e voia(n)do aldire io | Marsilio p(re)dicto i p(re)dicti ij a(r)bitri B(er)tolamio e Dino, disse i p(re)dicti du arbit(ri) B(er)tola(m)io e Dino | volevano du (con) sie che fose merchada(n)ti e volseno che io i aldissi tuti quat(ro) i(n)senbre. B(er)tola(m)io | arbit(ro) p(re)dicto tolse Milano d(e) Iach(e)melo e Dino tolse Lorenço de s(er) Matheo, de que io | Marsilio p(re)dicto, aldù tuti i p(re)dicti iiij° i(n)senbre, p(re)xente l'una p(ar)te e l'alt(ra), zoè Beneto || e Nani p(re)dicti, e chalchulà e vedute le raxo(n) de una p(ar)te e de l'altra, io Marsilio p(re)dicto | chomo tuti i p(re)dicti B(er)tolamio, Dino, Milano, Lorenço se achordasenu e fusinu tuti i(n)senbre | d'achordo i(n) la i(n)frascrita sentençia. | P(ri)mo digemo, segondo che apare p(er) lo libro p(re)dicto e p(er) le alegaxo(n) fate da una p(ar)te e de l'a|ltra, habù respecto al so salario del dito Nani e a tute le poste scrite a l'avere da l'at(ro) || lato, sentençiemo el dito Nani esere dibitore dela dita conpagnia i(n) duc. novecento | d'oro. | Salvo e res(er)và al dito Nani se i(n)fina uno a(n)no p(ro)ssi(m)o Andrea Salvini p(re)dicto vegnisse a fare | le raxo(n) dela dita co(n)pagnia chomo el p(re)dicto Beneto o alt(ro) tutore dei eri' del | p(re)dicto Nerozo e mostrasse be(n) e ligiti(m)ame(n)tre p(er) arbit(ri)o de boni homini che 'l p(re)dicto Andrea || avesse i(n) la p(re)dicta co(n)pagnia ta(n)to più qua(n)to xè i(n) una p(ar)tita scrita al p(re)dicto libro | e ale p(re)dicte carte lxxxvij che Nani abia dato al p(re)dicto Andrea duc. v c ij g. x p. iij | e che <…> Andrea p(re)dicto dibia dare, al p(re)dicto libro a carte cviiij°, la p(re)dicta soma duc. | v c ij g. x p. iij, che 'l dito Nani, s'el avesse pagati i diti duc. v c ij g. x p. iij, i dibia | reavere dai p(re)dicti heri' del p(re)dicto Nerozo o quela rata che avesse più el p(re)dicto || Andrea i(n) la p(re)dicta co(n)pagnia ch'à i p(re)dicti heri' i(n)fina ala p(re)dicta soma de duc. v c ij | g. x p. iij, ge sea renduti p(er) i p(re)dicti heri' de Nerozo al p(re)dicto Nani. | Anchora, salvo e res(er)và al p(re)dicto Nani se i(n)fina tri missi p(ro)ss(im)i el p(re)dicto Nani fesse | p(ro)ve bone e ligiti(m)e ch'el fose stà co(n)streto i(n) Vinexia iustame(n)tre sì chomo dibitore | dela p(re)dicta (con)pagnia dai creditore dela p(re)dicta co(n)pagnia e che al p(re)xente i fosse || iusti creditori dela p(re)dicta co(n)pagnia infina ala soma de quelo avesse 106 pagà el p(re)dicto | Nani ai diti heri' de Nerozo p(re)dicto p(er) vigore de questa sentençia, che 'l dito Beneto | o i dicti heri' sea(n)no tenuti de guare(n)tare e deffendere el p(re)dicto Nani senza da(n)no a tute | su' spexe, e questo ogni volta che 'l p(re)dicto Nani fosse (con)vegnù dai p(re)dicti creditori. | Anchora, salvo e res(er)và al p(re)dicto Nani se i(n)fina al p(re)dicto t(er)mene de mixi tri p(ro)ss(im)i || el mostrasse bene <e lig> e ligiti(m)ame(n)tre p(er) 106 avesse] avessa l'estremo cronologico inferiore dell'intera filza. Su Andrea di Pietro da Rio cfr. Gloria 1888, § 453.
  8. ¶ M. Andrea dal Rio fiiolo che fo d(e) Piro dal Rio lbr. viiij s. xviij 125 ;| p. ¶ el fatore dile monege di l'Arcela lbr. viij; | p. ¶ madona Ihachoma moiere che fo di Çua(n) Rogno lbr. v s. xij; | p. ¶ Bracho mara(n)g(on) da Sa(n)ta Malgareta lbr. viij; ||
  9. REGISTRAZIONE DI CONVENUTI Archivio di Stato di Padova, Archivi giudiziari civili, Ufficio delle Vettovaglie e danni dati, b. 5 (1353-1379), foglio sciolto cart. 105×160 circa. Tre mani: una scrive sul recto, ad un'altra spettano le righe 1-5 del verso, a una terza la riga 6. La sezione della filza in cui si trova questo foglio è la stessa che contiene il documento 42, ed è dunque relativa agli anni 1372-1374: in mancanza di ulteriori indicazioni, tuttavia, si è assunto come terminus ante quem l'estremo cronologico inferiore dell'intera filza.
  10. | [...... Ia]chomo Scha(r)sabo(r)sa;
  11. | [..........Zan]boneto d(e) Zanboneto Cha(r)turo ll. v s. vj; | [........]chomo d(e) Nasie(n)ben;
  12. | [........]o(n)to d(e) Monteio. || [verso] P(re)s(ente) 126 ¶ el degano da Curniia(n)a. | P(re)s(ente) 127 ¶ Fra(n)ceschino; | 125 Le sigle riportate all'inizio di ogni riga si trovano nel margine sinistro. 126 P(re)s(ente) a margine.
  13. P(re)s(ente) a margine, con una graffa che lo collega alle due righe che seguono.
  14. 6, parege 36.4v.1, segelo 50.v.26 'secchiello'. Qui forse anche l'avverbio (e pronome) ge 6.8, 13.31, 15.121r.27 (tot. 32), -ge 21.r.4, 30.9, 36.4v.8 'gli', 'ci', che probabilmente presentava la palatale, come par confermare l'alternanza con ie 23.2r.32, ye 39.v.2 in cui i e y dovrebbero corrispondere a iod, o un suono intermedio tra questo e l'affricata palatale sonora. Presentano gi: egi 27.23v.38, 24r.15, 25v.12, famegi 17.3, fazagi 27.23v.17, frêgi 27.24v.29, 39, 25r.3 (tot. 5), gi 27.23r.3, 16, 19 (tot. 13), guardargi 27.24r.31, igi 27.23v.31, 33, 34.53r.9, quegi 27.24r.18, quigi 40.1, refargi 27.24v.25, 25r.4, salvargi 27.24r.31, tegnirgi 27.24r.31, teragi 33.10, a cui si aggiungano le forme culte ligitimamentre 34.53r.24, 40, ligitime 34.53r.33 (cfr. § 4). Si ha gy solo in paregy 36.4r.31 'parecchi'. Presentano gl e gli con valore di affricata palatale sonora (Stussi 1965, p. li- lii e, circa l'origine di questa grafia, Alinei 1984, p. 239): cusinegli 29.9 (cfr. § 54), glexia 4.3, glixia 33.19 (cfr. § 56), gli 37.155r.31, meglio 30.34, toagle 19.16, 29.10, vogliando 37.155r.19 (cfr. § 48), e inoltre lugllo 15.121v.6. Isolato (forse erroneo) fameli 26.4 'famigli'; a parte inoltre gllorioxa 30.3, dove il latinismo sarà anche fonetico (cfr. § 56). L'affricata palatale sonora è rappresentata infine dal digramma gi nei seguenti casi: borgie 38.6 'borchie', stregia 38.2 'striglia'; qui anche il cultismo colegio 27.23r.17 e alcune forme presenti nei testi 10 e 37, per le quali è forse ipotizzabile un influsso toscano: corregia 10.26, giogo 10.26, lavegio 10.14, 15; giudicado 37.155r.21, giudegado 37.155r.32, ragion 37.155r.19, 20, ragione 37.155v.16; lo stesso suono è probabilmente rappresentato nella forma negioxente 14.2, 23.2r.7, 33.2, il cui significato e la cui spiegazione fonetica sono dubbi (cfr. § § 39, 50). In figastro 2.60r.8, figola 22.2, g'altri 2.60r.6, la grafia g davanti a vocale non palatale esprimerà occasionalmente l'affricata palatale 11 (incerto il caso dell'antroponimo Anthonio de Chagamego 2.60r.3, per cui si potrebbe pensare a 'caga-miglio' 12 ). dominante): per oghi 'occhi' cfr. Pellegrini 1990a, p. 222; la medesima grafia compare anche nel glossario quattrocentesco edito da Arcangeli 1997, p. 59 (apparigha 'apparecchia') e cfr. in proposito anche Formentin 2002b, p. 20. Può restare il dubbio che la grafia gl rappresenti in alcuni casi [j] vista l'intercambiabilità, già in antico, tra questo esito e l'affricata palatale ad esempio negli esiti di lj (cfr. § 48); ma si può escludere che essa rappresenti, qui, la laterale palatale. 11 Noto grafie analoghe (consego vv. 8, 36 'consiglio', consegare v. 37) negli Insegnamenti a Guglielmo di anonimo veronese (Contini 1960, p. 516s), tramandati dal Vat. Lat. 4476, e nei testi di Bertoletti in c.s. (famego 'famiglio').
  15. Esempi simili nel Codice diplomatico padovano: Cagadinari in Gloria 1877, p. 369, Cagalevata 'caga-lievito' in Gloria 1881, p. 544; si aggiungano i Cagariento citati da Collodo 1990, p. 50. (e inoltre puocho 16.3 43 ), Pollo 3.210v.3, Polo 3.212r.7 < paulu, toro 20.v.6, etc. 44 . Il dittongo secondario si chiude in parola 27.23v.21, 24r.1, 25r.5. Da àu germanico si ha roba 29.2, 30.8, 14 (tot. 5). Per au atono, dorò 50.r.12 'dorato', Lorenço 23.2r.29, Lorenzo 34.53v.5, Moroto 24.319v.10, 32.r.3, orevexe 23.1r.16, 2v.2, osello 35.3r.24 (cfr. REW, PIREW 827, LEI iii, 2162ss AUCELLA), e inoltre la congiunzione o 10.6, 12.13, 13.7 (tot. 80) 45 .
  16. r.5 (anche veneziana, Stussi 1965, p. xlvi), di contro a gastaldo 23.2r.30, mentre conservano al nella stessa posizione: altra 1.19v.12, 5.6, 7 (tot. 102), altramentre 27.23r.15, 23v.5, 24v.20, altri 2.60r.6, 6.8, 27.23r.14 (tot. 11), altro 27.24r.22, altrove 48.67r.4, altry 36.4r.32, alttro 30.16, Rialto 18.1, a cui si aggiungano gli antroponimi germanici Tebaldo 4.12-13, Rafaldo 7.1. Quanto al tipo l'atro 'l'altro', cfr. § 64. 14. Esiti di ÀI secondario A parte gli esiti di -ati, -atis, che si censiranno al § 23, si ha spesso ài > è 46 : dirè 27.23r.22 'dirai', è 35.3r.17, 36.4v.31 'ho', pachè 3.212r.8, pagè 23.1r.1, 22, 2r.2 (tot. 15) 'pagai' e fors'anche trovè 39.r.4 (cfr. § 87), di contro a mai 35.3r.3, 37.155v.6, 8, may 28.6, 36.4v.21, 30, 47.5 (tot. 7), manday 35.3r.2. Alla voce germanica braida, REW 1266 è probabilmente ricollegabile il toponimo Breo 21.v.16 (Bruckner 1900, p. 73, Olivieri 1961, p. 93, Pellegrini 1987, p. 332). 15. Esiti di -ÀRJ- Si ha di norma il caratteristico esito veneto centrale -aro 47 (opposto ad -er(o)
  17. della Laguna e del Veneto orientale e settentrionale): chalegaro 33.9, 42.16, 43 Si tratta di una forma frequente ancora in Ruzante (88 occ. nella LIZ 4 ).
  18. Si esclude l'antroponimo Choalonga 23.1r.5, 6, 9, 20, riconducibile alla base co ¯da (REW 1774.2), non al classico cauda «che avrebbe generato *còda con []» (Zamboni 2000, p. 31). 45 Il veneziano due-trecentesco presenta vari casi di conservazione, «non tutti forse per mero latinismo» (Stussi 1965, p. xlvi).
  19. Nel Ruzante si ha assè, mè (Wendriner 1889, p. 5).
  20. Per la situazione documentata dalle carte mediolatine, cfr. Aebischer 1941.
  21. 7, 24.319r.14, Rainiro 9.r.6, Stivano 24.320r.7, 12, 33.24, 40.9, stralire 42.10 'nastri, gale' 75 , taiiri 42.2, Tresigoli 21.v.4 (toponimo, presuppone forse se ˘cula 'falcetto', cfr. Olivieri 1961, p. 139), vire 20.r.10, 14, 16 (tot. 5) < vetere 76 . L'aggettivo medissimo 15.121r.13, malgrado l'etimo *metipsimu (ma va tenuto conto del probabile tramite francese: Rohlfs 1966-1969, § 495, Cella 2003, p. 22-24), presuppone la forma mediesimo, attestata nel Veneto, a meno che non si tratti di un'incongrua estensione del suffisso -issimo del superlativo 77 . In dopira 19.31, 20.r.19, 29.15, 50.v.24 si ha probabilmente riduzione dello pseudodittongo dato pje < ple (cfr. anche § 55: ma il significato del termine resta incerto, cfr. il Glossario s.v.). Su dibia 30.10, 12, 14 (tot. 16) si veda il § 20; incerto anche il caso di mandý 36.4r.3, per cui cfr. § 87. Anche la riduzione uo > u avviene di norma in assenza di corrispondenti dittongati. La si nota soprattutto (anche se non esclusivamente) nelle forme in -ulo, -ula: armarulo 42.4 78 , brulo 24.319r.3, 28.3, cufani 29.15, 50.v.23 79 , chuto 42.7 'cotto' 80 , desnuve 42.10 'diciannove' (a partire da una forma nuove, qui non attestata), façuli 29.12, 14, façulo 42.9, fazuli 50.r.17, 19, 20 (tot. 5), fazulo
  22. v.10, 14, 16, fiiula 13.3, 30, fiiulo 4.4, Gnerunimo 13.27 'Girolamo' (cfr. per Gn- § 3) 81 , lençuli 29.5, 6, linzuli 50.r.23 82 , lugo 23.2r.10, nuva 50.v.17, nuve 50.r.28, v.20 'nuove' 83 , orçulo 42.4, pestarula 42.13 bis 'mortaio', rude 26.3, 5, 7 'ruote' 84 , scrignulo 42.3 'piccolo scrigno', stura 42.15 'stuoia' (cfr. Castellani 1970), tellarullo 15.121r.2, toaiulo 50.r.12 'tovagliolo', toaiuli 50.r.16, ulio 13.37, vu' 27.23r.6 'vuoi' e fors'anche vugnio 13.18 'vogliono' (per cui cfr. § § 3, 96). Qui anche Antunia 13.2, 30, 31, Antunio 15.121r.20, 23, 26 (tot. 7) (cfr. § 18) 85 .
  23. Cfr. straliere, streliere nei testi pavani di Milani 1997, p. 603, straliera nell'Egloga trevigiana (Salvioni 1905a, p. 327).
  24. Vire anche nei tardotrecenteschi Statuti degli Strazzaroli di Padova (Roberti 1902, p. 268);
  25. il tipo viere è attestato nel veneziano antico (Tomasin 2001, p. 42).
  26. Il tipo medieximo è ben diffuso nei testi veneti antichi, cfr. ad es. Ascoli 1873, p. 453, Mussafia 1873, p. 12, Mussafia 1874, p. 10, Ascoli 1878a, p. 249, Salvioni 1889, p. 41, Babbi 1995, p. 77. 78 Straçarulo nei padovani Statuti della confraternita di S. Nicola da Tolentino, del 1392 (De Sandre Gasparini 1974, p. 237).
  27. Cuofano è forma normale nel toscano antico (TLIO s.v. còfano).
  28. Evidentemente analogico su forme come cuse < cuose e simili (cuse è nel Serapiom, Ineichen 1966, p. 357).
  29. Gieruolemeto, con dittongo mantenuto in atonia si trova ad es. nel Calmo (Tomasin 1997, p. 192). 82 Lenzuli è peraltro anche nei testi veneziani primoquattrocenteschi di Sattin 1986, p. 64. 83 Accanto a nuovo 6.4.
  30. Rua e ruda nei Gatari (Medin 1909-1912, p. 594); rua è peraltro forma anche veronese (Corti 1960a, p. 49).
  31. Raccolgo qui i corrispondenti con o delle forme appena citate, quando presenti: brolo 28.3, 23.2r.30, 2v.20, algun 27.23v.30, 30.15, bon 27.23r.22, 23v.10, 37.155r.31, Bon 28.1, Bressan 32.r.11, Comin 26.2, 5, Constantin 27.24v.29, fen 6.8, 17.4, lin 6.6, vin 6.2, 23.1r.7, Martin 12.8, 10, 27.23r.3 (tot. 9). Conservano -o: Albertino 24.320r.5, Albixino 48.67r.19, alguno 30.10, Arçentino 37.155r.2, bacino 10.17, baçino 20.r.9, 29.16, Brachino 7.4, chaino 20.r.26, Chardino 24.319r.16, choxino 3.210v.6, chosino 44.v.4, Curadino 20.r.2, degano 39.r.1, 7, 44.v.1, Ecardino 48.67r.7 (antroponimo), Franceschino 44.v.2, Galçegnano 7.1 bis, 2, 3, Girardino 24.319v.4, Graciano 39.r.10, 14, Iachomino 33.4, Luviiano 9.r.6, Manfrino 24.319v.10, mano 7.2, 30.23, 25 (tot. 10), Manstrino 21.r.11, Martino
  32. 3, 26.2, Maxino 8.10, Milano 34.53r.13, 16, 53v.9, Montino 3.210v.2, nisuno 39.v.2, numdimeno 30.34-35, Ormano 23.2r.18, pallafreno 36.4v.13-14, 17, Pavano 13.10, 47.1, 2 (tot. 15), Pegorino 2.60v.14 (antroponimo, di lettura incerta), Porçelino 13.27, Sarafino 13.27, Saraxino 36.4r.6, 11, sono 30.5, 50.r.1, toscano 1.19v.10, Tramontano 39.r.3, 7, tribiano 48.67r.37, 67v.3, Ubertino 21.r.5, Vilano 48.67v.10, vino 9.r.5, 10.13, 13.33 (tot. 5), Zaberino 33.16, Zanino 23.2r.30, Çanino 44.v.3.
  33. Vocali finali degli indeclinabili. Generalmente conservato -a degli indeclinabili: contra 4.14, 15.121r.15, 27.25r.14 (tot. 7), oltra 30.20, sovra 2.60v.14, 13.26, 27.23v.22 (tot. 16). Estensione di -a ad altri indeclinabili: oltre a fora 47.14-15, si ha enfina 1.21r.8, 2.60r.3, 5 (tot. 7), fina 15.121v.3, 28.5, 30.13 (tot. 7), fyna 36.4v.11, infina 27.23v.17, 30.11, 35 (tot. 7) (sui motivi per cui non si divide enfin a, cfr. Glossario s.v. enfina) accanto a fyn 35.3r.5; merita di essere segnalato ive 27.23v.27 < ibi. Qui infine devanzo 26.2, 6, enanço 27.23r.8, 36, 23v.17, 39, enanzo 27.23r.20, per i quali bisogna presupporre una base *antju, cfr. LEI ii, 1652ss 155 ; da segnalare anche entro 1.46v.2, 2.60r.2, 60v.6 (tot. 11) e intro 37.155v.23. CONSONANTISMO
  34. Esiti di P intervocalico A parte siei 18.12 'siepi', si mantiene sempre -v-succedaneo di -p-, anche in forme per le quali in epoca successiva è attestato il dileguo: Arziveschevo 36.4r.10-11, asaver 37.155v.7, asavere 31.r.1 156 , cavi 19.16, chavi 42.11, 50.r.11, 50.r.11, 17, cavo 33.7, 50.r.20, chavo 19v.12, 27.23r.31, 30.16, 42.9 (ma capo 37.155r.24), Cavoxato 12.10 (antroponimo, verosimilmente connesso con caput), cavaçale 29.4, chavaçale 20.r.7, chavaçalle 15.121r.28, chaveza 38.7, coverta 27.24v.33, 25r.16, 38, 33.10, choverta 13.6, 33.7, 17, choverte 13.13 157 , lavegio 10.14, 15, laveço 20.r.4, 23, 25.9 (tot. 5), laviçi 20.r.22, Lovara 16.8, Luviiano 9.r.6 (toponimo, da lupilius, Olivieri 1961, p. 20), nevo 21.r.25, 27.24r.13, nevodo 39.r.10, v.3 (ma nepote 35.3r.5), recevando 27.23r.3, 32, 24v.8, recevé 3.210v.2, 21.r.7, recevù 21.r.26, 27.23v.24, 28 (tot. 7), riva 33.25, 34, saverà 36.4v.25, Veschevò 24.319r.3, e inoltre ovra 47.9 (cfr. § 60). Si ha probabilmente il dileguo nel toponimo Chao 12.1, 2, ammesso che derivi da caput. Con le riserve imposte da un'etimologia incerta 158 , allego qui le voci di 'trovare', tutte con -v-: trovare 30.34, 36.4r.21, tròvase 21.r.19, trovase 27.25v.11, 30.31, trovè 21.r.1, 39.r.4, troveremo 36.4r.33, troverò 35.3r.8, 36.4v.6, trovò 35.3r.4. A parte quelle sopra segnalate, si conserva -p-in poche altre forme dotte: capitolo 27.23r.27, 23v.13-14, 25v.9, capotanio 26.6, 49.2, chapotanio 49.1, 5 159 , discapitar 37.155r.20, noncupacion 27.24r.7, Principo 37.155r.14, propone 37.155r.9, rapina 27.24r.33, sepultura 27.24r.9, 10, stipulacion 25r.4, 8, 29, stipulamentre 27.23r.15, 18, 23v.5 (tot. 8), a cui si aggiunga strapaçà 47.11. Quanto ad Abano 26.3, 8, lat. aponu, secondo Olivieri 1961, p. 146 «la -b- intervocalica, che è già dei documenti medievali, sarà forse dovuta a falsa ricostruzione», ma fa difficoltà appunto il fatto che non siano documentate forme parallele con -v-160 . 156 45 occ. del tipo saere in Ruzante, stando a LIZ 4 ; cfr. anche Ineichen 1957, p. 96 e per gli altri autori pavani cinquecenteschi, Milani 1996, p. 299. Nella Bibbia si ha però savere (Folena- Mellini 1962, p. 137), come nel veneziano (savemo in Sattin 1986, p. 79).
  35. Il padovano moderno prevede il dileguo, al pari del polesano (Beggio 1995), del veronese (Bolognini-Patuzzi 1900), del vicentino (Candiago 1982). Si aggiunga AIS V, 905: le forme con dileguo sono diffuse in tutta la Terraferma veneta, con prevalenza del tipo ['kwrta]. Già negli autori pavani si ha coerto, cuerto, coerta, ma anche coverto (Milani 1996, p. 280). Nei dialetti rustici odierni, Màfera 1958, p. 157 nota alternanza tra cuerto e coverto. 158 Numerose le ipotesi avanzate: per un consuntivo recente cfr. Grzega 2003. 159 Chapetanio nel veneziano primoquattrocentesco (Sattin 1986, p. 79). 160 Anche secondo Prati 1914, «Abano procede molto probabilmente da *Ávano», con -b- 34.53v.9, Sarafino 13.27. Il termine di origine turca tafetà 50.r.7 deriva da una base tafté in cui f non è intervocalico, cfr. DELI s.v. taffetà.
  36. Esiti di T intervocalico Passaggio -t-> -d-in: chadena 10.17, chambiadore 30.4, comandador 31.r.4, contrada 48.67r.2, fradello 32.r.3, habitadore 48.67r.3, Imperador 37.155r.14, 21, Imperadore 37.155r.25, 31, Inperadore 37.155r.30, medissimo 15.121r.13 (cfr. § 19), merchadamte 36.4v.7, merchadanti 34.53r.12, merchadamti 36.4v.28, monede 48.67r.16, nevodo 39.r.10, v.3 (ma nepote 35.3r.5), nodar 26.9 (ma notaro 3.210v.3, 3.212r.5, 6), perchuradore 32.r.1, Podestà 48.67r.9, prevede 23.1r.21, rude 26.3, 5, 7, schuderi 37.155r.31, servidore 37.155r.29, stado 37.155r.29, 30, Vedelo 21.r.13, a cui si aggiunga l'etnico todescho 26.4, Todesco 48.67r.2. Fuori da questa serie mudà 35.3r.24 'mudato', che «sarà più probabilmente, come termine di falconeria, prestito dal galloromanzo» (Castellani 2000, p. 146, cfr. anche Cella 2003, p. 489). Ben più frequente il dileguo di -d-succedaneo di -t-, che in generale caratterizza il padovano di contro a veneziano e trevigiano: apuntaure 3.212r.8, araura 5.3, 13.20, 18.4 (tot. 13) < aratoria, LEI ii, 728ss, arbitraore 27.25r.20, 22, 27, 35, Baya 23.2v.20, chaene 42.5, chaenela 50.v.28, chaim 42.2, 8 'catino' 174 , chaine 20.r.24, chaini 42.3, chaino 20.r.26, chanbiaore 11.2, 23.2r.29, chantaore 14.10 175 , comandaore 2.60r.7 176 , chomandaore 13.10, 25.12, 43.8, Citaela 21.v.18, conponaore 27.25r.20, 27-28, 35-36, crivelaore 44.r.4, deale 50.v.30, extimaore 5.20, frêgi 27.24v.29, 39, 25r.3 (tot. 5), frêllo 14.5, hospeale 27.23v.19 177 , lavoraore 21.r.17, 44.r.5, lavoraura 16.4, leame 47.12 178 , loamarla 27.23r.25, 23v.11, noaro 12.18, 15.121r.11, 27.25r.37, 33.28, Pava 5.6, 12, 21.v.2 (tot. 19) 179 , Pavan 24.319v.4, 45.2, Pavanello 23.2r.34, Pavano 13.10, 47.1, 2 (tot. 15), Pavino
  37. 24, perchuraore 13.1, perdea 48.67r.33, pescaore 45.6, peschaore 23.1r.8 180 , poesse 27.25v.1, 37.155v.22, portaura 9.r.5, praeliva 27.23r.33 (da pratu), Praia 18.2, 174 Anche veneziano: cfr. Boerio 1856 s.v. cain. 175 Il dileguo s'incontra anche nel veneziano cantaor, attestato ad es. nel Calmo (Belloni 2003, p. 225); Boerio 1856 riporta sia cantador sia cantaor. 176 Emendamento di comandare del ms. Comandaori anche nel Copialettere carrarese (Pastorello 1915, p. 51); il veneziano ha invece comandadori, cfr. Tomasin 2001, p. 63. 177 Ospeal anche nei testi veneziani antichi (Stussi 1965, p. lxviii); per i dialetti moderni, cfr. Màfera 1958, p. 154. , cfr. Boerio 1856 s.v. 38. Esiti di D intervocalico Il dileguo è piuttosto frequente 190 : ceù 27.23v.4, ceùa 27.24v.19, Choalonga 23.1r.5, 6, 9, 20, crêty 36.4r.5 (ma chredença 30.24, 28 e credença 30.30 191 ), doxe 42.10 'dodici', erey 27.23r.3, 8, 15 (tot. 10) ed herey 27.23v.4, 5, 6 (tot. 15) (ma hereditè 27.24r.19, 24v.30), fêle 27.24r.14 (ma fidele 37.155r.29), mêgò 21.r.14 'medicato' 192 , poseise 27.25r.2 (a cui si aggiunga posierla 27.23r.37 'possederla'), Raixe 17.1 (antroponimo, da radice), sime 24.319r.9, 320r.9 < sedi ¯men, REW 7784 (a cui si aggiunga sieme 33.17, 21, cfr. § § 18, 19), e inoltre vête 36.4v.30, viti 35.3r.3 (ma vedere 34.53r.3, 53v.8, 36.4v.20, tot. 5, vederve 35.3r.1, 36.4r.29, vedute 34.53r.15 193 ), a meno di non considerarle come forme analogiche su stete / stiti; qui forse anche l'antroponimo Broeto 12.2, connesso probabilmente col germ. brod, REW, PIREW 1321; fuori da questa serie, probabilmente, Guio 33.16, riconducibile ai francesi Gui, Guiot, cfr. Stussi 1996, p. 540s. Si ha conservazione dell'occlusiva dentale in posizione intervocalica in adeso 36.4v.5, in vari nomi propri e in termini dotti e semidotti: codicilo 27.24r.22, decidere 37.155r.22, desiderio 35.3r.1, desidero 36.4r.1, engratitudine 27.24v.17, fede 36.4r.3, 14, 17 (tot. 7) (per il tipo fe' cfr. § 61), giudegado 37.155r.32, giudicado 37.155r.21, guadagna 36.4v.32, guadagno 30.17, guadango 30.26, guadangnio 30.27, 31 194 , modo 15.121r.2, 27.24r.22, 30.10 (tot. 9) (per il tipo mo' cfr. § 61), Palamidex 9.r.2, Palamidexe 9.v.1, 11.3, 6 (tot. 18), precede
  38. 9, traditore 37.155r.26 195 ; si aggiungano gli antroponimi germanici Curadino 20.r.2 (Förstemann 1900, i, p. 373), Manfredo 32.r.14, 24 (Förstemann 1900, i, p. 1091) 196 , e il toponimo magiaro Buda 35.3r.27, 36.4v.6, 24. Consueta, nei testi veneti antichi, la sorda nel tecnicismo çetola 23.2r.5 (probabilmente da schedula, cfr. REW, PIREW 7681, cfr. anche il Glossario s.v.).
  39. Analoga la situazione del veronese antico, cfr. Arcangeli 1990, p. 13 ss, Riva 1953, p. 344, mentre nel veneziano il dileguo è meno frequente, cfr. Ascoli 1878a, p. 256, Stussi 1965, p. lvii s, Sattin 1986, p. 80s. 191 Crênza è nel Ruzante, Bilora iii, 6 e viii, 4 (Zorzi 1967, p. 555 e 569), nonché Piovana, I, 3, 8 (ivi, p. 899).
  40. Megare anche nel Ruzante, Betia, iii, 425 e 765 (Zorzi 1967, p. 323 e 351).
  41. Vêre è nei pavani: cfr. Milani 1997, p. 612. 194 Il tipo guâgno è attestato nei pavani: cfr. Milani 1997, p. 551. 195 Traitor(e), traitora, traitori hanno 22 occ. in Ruzante, stando a LIZ 4 . 196 Il tipo Freo è ben attestato a Padova: lo si ritrova anche nei testi pavani di Milani 1997, p. 623. 39. Esiti di C, G intervocalici davanti a vocale non palatale Regolare la sonorizzazione di -c-davanti a vocale non palatale, estesa alle forme derivate con terminazioni inizianti con vocale palatale: amigo 36.4v.32 (quindi amigevol 27.25r.20, 35, amigevolementre 34.53r.3), Avogari 34.53r.2, 6, Burbuiago 6.10 (toponimo), calonega 22.2, 21.v.17, chalegaro 33.9, 42.16, chalonega 24.319v.2, 320r.5, 33.19, cherigo 27.23v.19, chialoga 27.23r.2, 31, 23v.24 (tot. 8), chierega 21.v.18, degano 39.r.1, 7, 44.v.1, digando 27.23r.13, 23v.3, 24r.8 (tot. 6), digo 15.121r.2, 12, 18 (tot. 6, quindi digemo 27.25v.3, 7, 53r.18, tot. 10), domenega
  42. r.1, Domenego 5.14, 8.2, 24.319r.9 (tot. 10, quindi Domenegelo 40.14, Menegelo 39.v.4), figari 33.15, 21, fogo 42.5, 47.10 e fuogo 39.r.9, 10, v.4, fugaçaro 32.v.8, giudegado 37.155r.32, logaxon 27.23r.2, lugo 23.2r.10 < locu (cfr. § 18), Meiasega 18.11 (toponimo, cfr. § 37), Menegun 4.4 Marostega 13.17, negun-27.23r.14, 23v.4, 24r.33, 24v.19 < nec + unu, REW, PIREW 5875, Nogarin 32.v.17 < *nucarju (antroponimo), REW, PIREW 5978, paga 21.v.4, pagare 23.2v.4, 27.23r.19, 23v.9 (tot. 8), pagati 34.53r.28, pagase 36.4v.11, pagato 34.53r.8 (quindi page 36.4v.10, 49.
  43. Pegorino 2.60v.14 (antroponimo, di lettura incerta), perigoli 27.23r.18, 23, 23v.7 (tot. 5), perigolo 27.24r.33, pertega 46.2, prega 27.24r.18, pregà 36.4r.22, priegove 31.r.2, pryegove 36.4r.27, Schaltanigo 24.320r.2, 10, segalla 10.21, segondo 13.26, 23.2v.20, 27.25r.26 (tot. 9), segundo 27.25r.36, segura 13.2, seguro 13.26, 29, segurtè 4.17, 18, stagando 27.25r.26, Toranego 23.1r.14 (antroponimo), Vigo 33.21, Vigodarcere 45.12, Vighonça 16.1, zago 4.20, çago 39.r.2, v.1, 5, Çigogna 44.r.5 (toponimo: val Ç.), a cui si aggiungano la forma analogica zagando 27.23r.4, 33, 24r.5 (tot. 8) 'giacendo' (cfr. § 84), e gli antroponimi germanici Albrigo 46.15, Enrigo 23.1r.22, 24.320r.2, Rigo 4.13, 20.v.8, 24.319v.13. Da c originariamente intervocalico, gusele 42.9, guslati 42.10, entrambi connessi con acucella, LEI i, 505ss.; qui anche algun 27.23v.30, 30.15, alguno 30.10, alguna 27.23r.9, 14, 37 (tot. 13), algune 37.155r.15, che discendono da *alic-(cfr. Salvioni 1890, p. 262). Domeneo 5.1, 8, 13 < dominicu sarà il nome in forma originaria di un friulano (cfr. domenia del Pirona 1935 s.v.), che nello stesso documento viene anche indicato alla veneta come Domenego 5.14. Conservazione di -c-per latinismo in: ducati 14.7, 9, 21.r.12 (tot. 12), duchati
  44. Noto poi la mancanza di sonorizzazione negli antroponimi alleghi la forma sincopata Rovre 47.17 (antroponimo, cfr. ancora § 60). Quanto alla riduzione -vr-> -r-, essa è caratteristicamente padovana in otore 3.212r.4, 34.53v.21, 36.4r.31, mentre il tipo rappresentato da sora 4.14 198 è comune a vari dialetti settentrionali (Rohlfs 1966-1969, § 260). Oltre al già citato aprille 36.4v.26, si conserva -pr-nell'antroponimo Chaprelo 24.319r.13, inoltre nei cultismi propri 27.23r.17, propria 34.53v.22 48.67v.8, proprii 27.23v.7, proprio 27.24v.8 bis e in altre voci dotte con sopra-e supra-prefissali (sopradito 48.67r.15, sopradicto 48.67r.30, soprascrito 15.121r.6, 19, 20, tot. 6, soprascrita 15.121r.18, soprascrite 37.155v.6, soprascripto 48.67r.15, supradito 48.67r.9, suprascriti 48.67r.14). Si conserva -br-in febrario 23.2r.29, 31, 33, libro 34.53r.4, 5, 18 (tot. 7), a cui si aggiungano le forme abbreviate libr.
  45. 8, 13.9, 13.15 (tot. 7), lbr. 1.21r.4, 46v.3, 15.121r.6 (tot. 88), e inoltre sobria 48.67r.12. L'esito r dei nessi -tr-, -dr-è caratteristico di tutto il Veneto sia in epoca antica, sia modernamente (Rohlfs 1966-1969, § 260, Arcangeli 1990, p. 16). Salvi due casi di passaggio -tr-> -dr-(colcedra 10.7 'coltre', forma con anaptissi, cfr. § 58, Pedruço 21.r.8, 9), si ha dunque: chariga 42.10 bis, cholçera 20.r.29, 25.4, colcera 29.7, colçera 15.121r.28, mare 27.24v.30, pare 13.18, 27.24v.30, 35.3r.1 (tot. 9), Pero 2.60v.6, Piero 3.210v.6, 4.6, 8 (tot. 32), Piro 4.17, 20, 12.9 (tot. 5) (ma Petro 3.212r.8), a cui si aggiunga la forma sincopata vire 20.r.10, 14, 16 (tot. 5) < vetere (cfr. § 6), e le voci germaniche enforà 20.r.13, 20, forete 19.37, 25.5, 29.13 (tot. 5); le comuni forme vegra 21.v.5, 15, vegro 24.320v.4 presuppongono invece una base *vecr-con scambio simile a quello consueto per tl/cl 199 ). Il nesso si conserva in pochi cultismi e in un nome proprio: arbitraria 15.121r.3, arbitraore 27.25r.20, 22, 27, 35, arbitrare 27.25r.22-23, 34.53r.3, arbitremo 27.25v.3, 48.67r.13, 15, 27, arbitrio 34.53r.24, 40, arbitro 15.121r.1, 34.53r.10, 13, 48.67v.7, Dymitro 36.4v.35, matrimonio 27.23v.33, 38. Allego qui gli esiti del suffisso -trice (sui quali cfr. anche § 22), che presentano in due casi conservazione, in uno il passaggio -tr-> -r-: Biatrexe 23.1r.16, tutrixe 27.24r.20, defenderixe 27.24r.20 200 . Quanto a -cr-, si ha passaggio a gr in sagramento 26.5, 6 201 , segrestan 14.10
  46. 198 Ineichen 1966, p. 374 segnala sovra come «forma corrente nel Serapion carrarese»; ma «sora è anche di Ruzzante». 199 Già nel latino medievale di Padova (secolo x) vegrum, vegro, vigra terra «terreno inselvatichito e non coltivato da almeno tre anni» (Gloria 1877, p. cxxxvii); si aggiungano Prati 1968, p. 198, che riporta questa forma per vari dialetti di terraferma, tra cui il padovano moderno, e Zamboni 1974, p. 43 che per il dialetto polesano registra «tera vegra 'terreno lasciato a riposo'». 200 Si ha Biatrisse in testi veneziani primoquattrocenteschi (Sattin 1986, p. 81).
  47. Forma anche veneziana (Stussi 1965, p. 249).
  48. dysè-36.4v.8, disemelo 23.1r.3, dosento 32.r.7, doxe 42.10 'dodici', Felixe 27.24r.9, ffornaxe 6.11 206 , forfexe 19.29, gusele 42.9, letexelo 42.11, orevexe 23.1r.16, 2v.2, osello 35.3r.24, paxe 20.v.9, 27.25r.20, 22, 28 (tot. 5), plaser 28.5, plasere 28.6, Raixe 17.1 (antroponimo), Saraxino 36.4r.6, 11, soxera 8.6, trexentto 11.2 (accanto al novecento sopra cit.), tutrixe 27.24r.20, voxe 28.4; si aggiungano le forma sincopate desnuve 42.10, guslati 42.10. La forma botesielle 10.19 'botticelle' sarà influenzata dagli esiti di sj, in cui si alternano [z] e [zj], cfr. § 47. Le grafie ce, ci dopo vocale, probabilmente corrispondenti all'affricata dentale sorda, compaiono in pochi cultismi, compresi nomi propri; a parte licencia 27.24r.1, 25r.5, ce segue sempre un prefisso o pseudoprefisso de-, pre-, re-: decembrio 23.1r.7, 11, 13 (tot. 7), decenbre 11.5, 23.2v.18, precedeva 47.9, recevando 27.23r.3, 32, 24v.8, recevé 3.210v.2, 21.r.7, recevù 21.r.26, 27.23v.24, 28 (tot.
  49. 5, Perdoçimo 9.r.7, Prosdoçimo 14.3, 13, 23.1r.1. A parte allego bacini 19.9, bacino 10.17, bazini 50.r.31, baçino 20.r.9, 29.16 < baccinu, REW 866. Il normale esito di g e, i è l'affricata dentale sonora, in ogni posizione: Arçentin 37.155v.11, Arçentino 37.155r.2, arçer 28.11, constrenze 27.24v.11, constrençe 27.23r.34, 24v.34, 37, 25r.17, constrenze 27.23r.5, 6, eleze 27.24r.8, Gorçelo 24.319r.16 (antroponimo: da georgiu?), leçe 37.155r.4, 48.67r.8, leçerà 37.155r.33, reçere 4.5, volçesse 27.23v.37, volzi 36.4r.33. Per arcento 29.2 e Vigodarcere 45.12, come detto al § 4, è probabile l'omissione della cediglia. In varie voci dotte si ha invece l'affricata palatale sonora (cfr. § 4): dilligentementre 48.67r.10, fugendo 37.155v.1, ligitimamentre 34.53r.24, 40, ligitime 34.53r.33. Consueto e aspecifico il dileguo di g intervocalico davanti a palatale tonica nelle forme ariento 20.r.12, 50.r.10, v.29 (da *aregentu, REW
  50. mai 35.3r.3, 37.155v.6, 8, may 28.6, 36.4v.21, 30, 47.5 (tot. 7), maestro 8.2, 6, 8, maistro 1.21r.6, 13.1, 15.121r.7 (tot. 25), maystro 36.4r.6, 11, vinti 21.r.4, 27.23r.21, 33 (tot. 6), vintinove 27.23r.32. 42. Altri esiti di C, G iniziali Si registra il normale passaggio ca-> ga-in garofolli 8.7 e Gato 7.3 (entrambi probabilmente già del latino volgare, cfr. Rohlfs 1966-1969, § 151), come pure in gardenalesco 50.r.3 'tessuto di colore rosso sanguigno' 207 ; nel grecismo 206 Fornase nel Serapiom (Ineichen 1966, p. 379).
  51. Cfr. gardenalla nel trevigiano rustico (Salvioni 1905a, p. 303), gardenali nel ferrarese 18.
  52. 9, 21.v.1 (tot. 23), peza 5.3, 10, 15 (tot. 14), peçe 2.60r.4, 46.20 (per peca 18.1, 4, 7, tot. 5 cfr. § 4), piçola 27.24v.18, pizoli 27.23r.27, 24r.11, 25r.10, 32, piçoli 1.21r.8, 15.121r.21, 20.r.10 (tot. 13), Riço 12.2 (antroponimo, ammesso l'etimo ericiu, REW, PIREW 2897, cfr. DELI s.v. riccio 2 ), Riçoliti 13.1 (antroponimo), straça 42.14 bis, strazarie 33.1, 33.3 bis, 6, zo 27.24r.28, 25r.26, ço 8.8, 23.1r.9, 2r.17 (tot. 5), zoè 27.25r.19, 31.r.1, 34.53r.14, 37.155v.13, çoè 15.121r.27, 48.67r.33, a cui si aggiungano la locuzione cumçosiacosaché 48.67r.1, gli alterati col suffisso -aceu Daniaço 45.7, Lenguaça 48.67r.7, pimaço 25.2, 3 e il derivato fugaçaro 32.v.8, quello con -uceu Pedruço 21.r.8, 9, e infine il toponimo Durazo 36.4v.24 (lat. dyrrhachion). Presentano l'esito semidotto [tsj]: ofiçiale 13.27, ofyzio 36.4v.32, piumaçio 10.7, sentençiemo 34.53r.20, 45, 48.67r.27, spiçialle 23.2r.13, spiçiallia 23.1r.8. Per gj si ha solo la voce di probabile origine gallica teça 24.319r.2, 5, teçe 46.
  53. < (at)te ˘gia, REW, PIREW 8616a, LEI iii, 2048-2052, cfr. § 18; di incerta lettura leçiù 26.8 (participio passato di 'leggere'?). Il cultismo colegio 27.23r.17, 23v.7 presenta forse l'affricata palatale, al pari di corregia 10.26, in un testo che mostra varie grafie probabilmente toscaneggianti, cfr. § 3. 46. Esiti di DJ Passaggio di dj all'affricata dentale sonora: Cloça 48.67r.4, 31, crezo 36.4r.15 'credo' (cfr. § 84), creço 13.23, laveço 20.r.4, 23, 25.9 (tot. 5), laviçi 20.r.22, mança 20.v.5, 21.r.19, manço 21.r.19, 23.1r.14, Manço 32.r.8, meça 21.v.19, 45.4, 9 (tot. 5), meçando 21.v.9, meçena 13.35, Mezena 13.35 (antroponimo), meçi 28.10 bis, meço 1.19v.12, 21r.9, 10.20 (tot. 14), meçodì 27.24v.37-38, mezodì 27.23r.5, 24v.11, meçodie 27.24v.34, moça 2.60v.1, moço 27.23v.10, zago 4.20, çago 39.r.2, v.1, 5, zoso 37.155r.25 < deorsum, REW 2567, a cui si aggiungano le forme verbali di 'vedere' con estensione del tema vez-, vezù 36.4v.29 bis, veçude 48.67r.10, vezudo 37.155v.32. Per lavegio 10.14, 15 cfr. § 3. Le comuni forme guarda 3.212r.7 'guardia' 212 , guarde 3.212r.10, quarda 3.212r.4 sono rifatte su guardare dato il modello guida / guidare e simili (cfr. Cella 2003, p. 11). Conservazione del nesso in vari cultismi: adiacencia 27.23r.11, 23v.1, 24v.12- 13, concordia 27.25v.3, 48.67r.6, invidya 36.4r.12, obidyente 36.4v.31, remedyo 36.4r.21. 212 La stessa forma nel Tristano Corsiniano (Ambrosini 1956, p. 66). 47. Esiti di SJ Normale in tutto il Veneto il passaggio del nesso alla semplice sibilante sonora: Anbroxo 23.1r.16, banbaso 50.r.15, 50.v.9, 15, camise 50.r.28, chamixe 19.35, 25.11, chaxo 21.r.10 < caseu, cason 27.25r.19, caxon 21.r.7, 27.25r.9, 15 (tot. 5), chaxon 31.r.2, 34.53v.14, casone 37.155r.22, 47.6, 18, Luixe 8.2, 6, 8, 23.2r.31 (antroponimo), piusor 27.25r.26, 25v.12, plusor 37.155v.3 213 , tamixo 42.8 (dal gall. *tamisiu 'setaccio', REW, PIREW 8551, cfr. Bolelli 1942, p. 65) Trivisam 32.r.5. Conservazione di -sj-in forme dotte o semidotte, antroponimi compresi: Biasiolo 48.67v.11, Biaxio 4.16, 10.28, Biaxiollo 48.67r.2, 5, 11 (tot. 12), Biaxiolo 48.67r.15, 31, confusion 37.155r.33, glexia 4.3 214 , 28.9, glixia 33.19, iesia 27.24r.9, iexia 7.2, 21.v.13, 27.23v.19, induxià 31.r.2, provisione 37.155r.13, division 27.24v.38, divisione 48.67r.1, divixion 27.25r.8. Per sj postconsonantico registro solo i due cultismi contraversia 27.25r.14 e dissensione 37.155r.16. Pochi gli esempi per ssj, tutti cultismi: posesione 13.4, possisiom 24.319r.1, posession 27.23v.21-22, possesion 27.25r.6, possession 27.24r.2, possessione 47.4, remission 27.24r.12, 24v.5. Per botesielle 10.19 cfr. § 41. 48. Esiti di LJ Nei dialetti veneti odierni, il gruppo lj ha due esiti concorrenti, [j] e [d] 215 , che erano compresenti già nel veneziano antico (Stussi 1965, p. lii). Al primo di tali esiti paiono rimandare le grafie i e y, che sono le più frequenti nel nostro corpus: bataia 26.7, Bertepaya 4.8, 13, 16 (tot. 6), boteie 42.7, Burbuiago 6.10 (dall'antroponimo germanico *Bugulius, secondo Olivieri 1961, p. 14), Curniiana 44.v.1 (Olivieri 1961, p. 17), fameia 21.r.2, 36.4v.33, 47.10, fameio 35.3r.21, 36.4r.4, fiiastro 44.v.3, fiiolo 23.1r.2, 2r.8, 27.23r.2, 43.1, fiiola 27.23v.25, fiioli 27.23v.33, 38, 24r.17 (tot. 5), fiiollo 32.r.21, fiiula 13.3, 213 Cfr. Cella 2003, p. 512: «Vasta e precoce diffusione in Italia settentrionale, dove il termine sembra indigeno (le attestazioni documentarie, venete soprattutto, sono numerose ed antiche»). Di difficile spiegazione pluçor 23.2r.2: lo scambio tra [z] e [dz] potrebbe essere un indizio del passaggio, compiutosi nei dialetti moderni, da [dz] a [z], che tuttavia non doveva essere nemmeno iniziato all'epoca cui risalgono questi testi (si tratta in effetti di un fenomeno sette-ottocentesco, cfr. Cortelazzo 1986, p. 344). 214 Emendamento di glexisia del ms.
  54. Cfr. Zamboni 1988, p. 529, che nota «un'interessante alternanza, in parte tra dialetto urbano [cioè veneziano] e varietà di Terraferma, in parte all'interno stesso del centro, tra [j] e [d], con maia ~ magia 'maglia', oio ~ ogio 'olio', dove la variante di prestigio è appunto [d]». 30.19, 37.155r.9, Fregna 7.4 (antroponimo, cfr. § 62), Galçegnano 7.1 bis, 2, 3 (dall'antroponimo *gallicinius, Olivieri 1961, p. 18), iugno 23.2r.12, Lasagna 46.18 (REW, PIREW 4917 *lasania), pignellè 23.2r.22 bis (cfr. § 27), pignolè 45.14, 50.r.29, pignollò 15.121r.25, pignolò 20.r.6, 7, 29.4 (tot. 5), Salvagno 5.3, scrigno 10.16, scrignulo 42.3, Segnor 37.155r.5, 20, 26 (tot. 5), Segnore 5.6, 12, 18 (tot. 25), Segnori 37.155r.31, Segnory 36.4v.31, tegna 27.23v.20, 24r.22, vegna 35.3r.15, 36.4v.5, vigna 24.319r.5, 33.21, vigne 13.7, 24.319r.11, 14 (tot. 12), Çigogna 44.r.5, a cui si aggiungano le forme verbali con estensione del tema palatalizzato avegnire 27.24r.3, 36, 25r.12, 25v.6, avegnua 48.67r.1, contravegnir 27.25r.30, contravegnire 27.25r.9, convegnù 34.53r.38, mantegnire 27.24v.26, pertignando 27.23r.13, 23v.3, 24v.14-15, pertignia 34.53r.6, 53v.14, pertegnisse 34.53v.17, retignando 27.25v.10, romagnente 27.23v.36, romagnire 27.25v.6, sustignire 49.4, tegnire 2.60r.4, 13.5, 33.26, tegnirgi 27.24r.31, tegnirla 27.23r.9, 37, tegnirle 27.25r.9, 30, tegnisse 27.25r.2, tegnù 27.23r.28, 23v.14, 24r.32 (tot.
  55. tegnua 27.23v.21, 24r.2, 25r.6 (tot. 5), tegnudo 30.15, 16, 37.155r.32, tegnuo 48.67r.34, 67v.4, tegnyre 36.4v.3, tengnui 30.32, tignua 47.4, vegnire 30.11, 35.3r.16, vegnisse 34.53r.22, vegnù 36.4v.26, vegnua 36.4v.24, vegnuto 36.4r.29, vegnyrà 36.4v.25, 33-34, vegnyre 36.4v.20, vignerà 36.4r.30, 4v.21, vignerò 36.4r.31, vignesse 30.4, vignirà 37.155r.19, vignudo 37.155r.25. Aggiungo qui la voce germanica guadagna 36.4v.32 (forse di tramite francese, Castellani 2000, p. 94, Cella 2003, p. 50) e gli antroponimi Magagnin 24.320r.5, Magagnato 12.11, 24.320.r.7, che presuppongono la voce provenzale maganhar (cfr. Pieri 1901, p. 42, inoltre REW 5239). Conservazione del nesso per latinismo in: Antonio 9.v.1, 14.12, 20.v.9 (tot. 10), Antunia 13.2, 30, 31, Antunio 13.1, 15.121r.20, 23 (tot. 7), Antuonio
  56. r.3, 15, 20 (tot. 5) 218 , capotanio 26.6, 49.2, chapotanio 49.1, 5 219 , Daniaço 45.7 (antroponimo), Daniele 18.2, matrimonio 27.23v.33, 38. Normalmente conservato il nesso mj: Boemia 37.155r.13, 15, 155v.1, Boemii 37.155r.23, Simion 32.r.14, 16, 43.7 220 , a cui si aggiunga il toponimo Pernumia 21.r.22, 21.v.12 221 , in cui si ha probabilmente -mmj-. nel toponimo Viça 13.22; per il resto, si ha regolarmente [gw] 223 : guadagna 36.4v.32, guadagno 30.17, guadango 30.26, guadangnio 30.27, 31, Guarnarini 21.v.13, Guarnerini 21.v.17, Guielmo 40.3, guanti 19.41, guarda 3.212r.7 'guardia', guardargi 27.24r.31, guarde 3.212r.10, guardy 35.3r.17, guarenta 27.23v.24, 24r.26, 24v.2, guarentare 34.53r.37, guarentar-27.23r.16, 23v.6, guarire 17.6, Guarnarini 21.v.13, Guarnerini 21.v.17, Guio 33.16, Guiçole 4.20 (toponimo, dal germanico wizza, Olivieri 1961, p. 144) 224 . Aggiungo qui guastà 36.4r.14, 47.8 (da vastare incrociato col germanico *wost), e inoltre il toponimo Pogueiare 41.3 (probabilmente da populu, il che presupporrebbe una forma con Pov-: cfr. in proposito di casi simili Schwarz 1912) 225 . Quanto ai nessi con u, in alcune forme del perfetto si hanno i normali esiti panveneti di pu di nu (rispettivamente p e n): sape 36.4r.11 < *sapuit 226 , tene 49.
  57. < *tenuit; si aggiunga vene 1.46v.1, che continua *venuit più probabilmente che venit (Rohlfs 1966-1969, § 582). Per il resto, si ha conservazione di [w] in simili nessi: continuamentre 47.4, Lenguaça 48.67r.7, perpetuale 27.23r.31, 23v.22, 46.18, perpetualmentre 27.25v.6; in scuele 42.4 'scodelle' il nesso è secondario (cfr. § 27). Normale bataia 26.7 < battualia, REW, PIREW 995 (probabile una Nebenform *batta-già nel latino, cfr. DELI s.v. battaglia). Anche la labiovelare sorda è normalmente conservata, in ogni posizione. A parte aqua 19.22, 20.r.3, 33.28 (tot. 6), aquistare 33.34, si ha: cinque 27.23r.3, 24v.
  58. perché 15.121r.11, 21.r.13, 34.53r.7 (tot. 5) (e dunque sarà pura scrizione latineggiante quella di que 34.53r.13, 36.4v.3), a cui si aggiungano i toponimi Chorobo 24.319v.3 (posto che vada connesso a quadriviu, come suppone Olivieri 1961, p. 137), e Carturo 23.1r.9 (per cui lo stesso Olivieri 1961, p. 111 rimanda 223 Nel veneziano prevale invece la risoluzione v-, e «anche a Lio Mazor si ha v-, senza eccezioni» (Stussi 1965, p. lx).
  59. Sempre gu-anche nel Frammento Papafava (guarda e guia, v. 74: Contini 1960, p. 808);
  60. diversa la situazione dell'Omelia duecentesca, in cui si ha wisa, wardare (Peron 1999, p. 562). 225 Analogo ad es. il caso di inguerno 'inverno' nel codice padovano del Fiore di virtù (Corti 1960a, p. 48).
  61. Il veneziano antico ha il tipo sope, che presuppone anticipo di u: sopi in Stussi 1965, p. lvi, saupe e sope nel più antico volgarizzamento degli Statuti veneziani, cfr. Tomasin 2001, p. 55. ˘˘ 2r.17 (tot. 7) 'fece', fie' 49.2 'feci' (cfr. § 96), fra' 1.46v.1, 3, 2.60r.2 (tot. 7), indere' 47.4, lò 15.121r.22, 34, 27.23r.23 (se deriva da loco, cfr. Belloni 1991), o' 28.4, 9, 48.67r.37 'ove' 249 , pe' 47.19, si' 30.32 'sia', alle quali si aggiungano talune forme in cui la riduzione può essere dovuta alla loro posizione proclitica: me' 23.1r.11, 12, 2r.7 'mio' (tot. 10), me' 47.11 'mie', mie' 28.10, 36.4r.5, 39.r.1, 7 'miei', e inoltre pre' 2.60v.10, 13, 14.9 (tot. 7) 'prete' 250 , usato come appellativo, su' 34.53r.38, suo' 28.10, 37.155r.31. 62. Epentesi Non è raro che tra due vocali si sviluppi una consonante estirpatrice di iato: nella maggior parte dei casi si tratta di v: avosto 20.r.1 251 , biava 17.5, 47.11 'biada', blave 31.r.1, diviso 50.r.6 (cfr. § 25); qui anche i toponimi Çovo 24.319r.3, 4, 6, 9, e Çovon 12.3, 10, 11 (tot. 5), entrambi da jugu 252 . Noto, di contro, l'assenza di epentesi in Zenoexe 36.4v.26-27. Il tipo rappresentato da lonbrè 14.6 'numerati' occorre anche in altri documenti padovani e vicentini tre-quattrocenteschi e in testi pavani 253 . Qui anche la forma vendere 26.1 'venerdì' , analoga ad altre attestate in vari dialetti veneti antichi 254 . Quanto all'antroponimo Fregna 7.4, esso corrisponde probabilmente alla voce veneta fregna 'pagliaio', per la quale cfr. Prati 1968, p. 69: «dal lat. fe ¯nia "di fieno", con r inserito in frigna, come nel venez. brèspa "vespa"». Si è spesso considerata alla stregua di un'epentesi l'inserzione di r nella serie degli avverbi in -mentre, per i quali Stussi 1995c, p. 797 ha ipotizzato invece «una rideterminazione di mente sulla serie avverbiale in -ter tipo prudenter». Il tipo -mentre è qui largamente maggioritario: per gli esempi cfr. § 71.
  62. O' accanto ad u' nella Bibbia, Folena-Mellini 1962, p. 133; cfr. inoltre Milani 1996, p. 293. 250 Anche nel veneziano antico (Stussi 1965, p. 243, Sattin 1986, p. 149).
  63. Forma piuttosto diffusa nei testi antichi settentrionali: Arcangeli 1990, p. 23, Ghinassi 1965, p. 101. 252 Il tipo zovo 'giogo' è ampiamente diffuso nei dialetti veneti antichi e moderni (cfr. ad es.
  64. Folena-Mellini 1962, p. 141, Arcangeli 1990, p. 23, Branca-Pellegrini 1992, p. xvi, Milani 1996, p. 309). 253 Nei tardotrecenteschi Statuti padovani della confraternita di S. Nicolò da Tolentino si ha lombrado (De Sandre Gasparini 1974, p. 240), negli Statuti dell'arte della lana di Vicenza, del 1420, lombrando cxxxix, in Ruzante lombra, lombrare, lombrà, lombrò stando a LIZ 4 . 254 Gèndere è attestato nel veneziano antico (Stussi 1965, p. 219), mentre gender «invece di gener, genero» si legge già in un documento probabilmente padovano del 1146 circa: Gloria 1879, p. lxix. 63. Metatesi La metatesi, ampiamente attestata negli autori pavani nei quali il fenomeno viene certamente amplificato ed esteso a fini di deformazione espressionistica 255 , non è frequente nei nostri testi, dove la si ritrova in poche forme perlopiù condivise da tutti, o almeno da vari altri dialetti veneti 256 . A prescindere dai casi di anticipo di iod, la metatesi riguarda soprattutto r o l 257 . Accanto alle comuni voci chariga 42.10 bis 'sedia' 258 , fersure 20.r.27 (ma anche fresura 10.18) 259 , fiube 38.4 < fibule, REW, PIREW 3278 (cfr. Mussafia 1873, p. 57), formento 2.60v.1, 10.22, 13.32 (tot. 11), intregamentre 27.24v.14, intriga 4.4 < integra 260 , Ternità 30.1 (su cui cfr. anche § 67), si ha la forma pria 24.319v.1, 42.3, 4 < petra, su cui cfr. § 24, a cui si aggiungano gli antroponimi Prio 41.2 (ma anche Piero 3.210v.6, 4.6, 8, tot. 32) e Priobon 45.5.
  65. Assimilazione e dissimilazione Verosimilmente per dissimilazione della sequenza [s]-[z] (oppure per un passaggio di [ns:] a [nts] dovuto a inserzione di un suono di passaggio) si produce la comune forma Moncelexe 2.60v.1, 4, 23.1r.7 < mons silicis (Olivieri 1961, p. 115), dove c esprime con tutta probabilità l'affricata dentale. In due documenti si presenta il tipo dissimilato l'atra 5.18, 18.2 bis (tot. 5) 'l'altra', proprio di vari volgari antichi, non solo veneti 261 . Per il resto si hanno le forme aspecifiche albitri 34.53r.1, 8, 53v.8, albitro 34.53v.3, 20 (ma anche arbitro 15.121r.1, 34.53r.10, 13, 48.67v.7), Bologna 41.2, 48.67r.3, calonega 22.2, 21.v.17, chalonega 24.319v.2, 320r.5, 33.19 (cfr. Mussafia 1873, p. 41), Malgareta 35.3r.19, 43.4, Malgarita 27.23v.10, pallafreno 36.4v.13-14, 17, propio 35.3r.9, 12- 13. Per lonbrè 14.6 'numerati', cfr. § 62; quanto all'antica dissimilazione del 255 Cfr. gli esempi ruzantiani riportati da Ineichen 1957, p. 100, e cfr. inoltre Wendriner 1889, p. 30, Salvioni 1894, p. 327, Salvioni 1905a, p. 262. 256 Per la situazione moderna, cfr. Rohlfs 1966-1969, § § 322-323.
  66. Cfr. Stussi 1965, p. lix, Ineichen 1966, p. 384, Tomasoni 1973, p. 186, Sattin 1986, p. 94. 258 Cfr. Mussafia 1873, p. 42, e quanto alle varietà moderne, Prati 1968 s.v. carega, che registra la voce per tutti i dialetti veneti.
  67. La stessa forma in Ruzante (Zorzi 1967, p. 93, 469, 633), mentre farsora è nell'Egloga trevigiana (Salvioni 1905a, p. 262) e nel Cavassico (Salvioni 1894, p. 327), fersora nel Calmo (Rossi 1888, p. 470); per i dialetti moderni, cfr. Prati 1968 s.v. farsora.
  68. Intrega, intregamente, intriego nel Tristano Corsiniano: Ambrosini 1956, p. 66; entrego già nel Frammento Papafava, v. 44 (Contini 1960, p. 807).
  69. Cfr. per le attestazioni toscane, Castellani 1950; il fenomeno era già stato notato in testi friulani da Schiaffini 1921, p. 9; per il veneziano antico, cfr. Stussi 1965, p. xlvii. tipo 'cinque', cfr. § 41. 65. Spostamento dell'accento Presuppongono spostamento d'accento di tipo comune già nel latino volgare (Rohlfs 1966-1969, § 310): figola 22.2, fiiola 27.23v.25, fiioli 27.23v.33, 38, 24r.17 (tot. 6), fiiolo 23.1r.2, 23.2r.8, 27.23r.2 (tot. 8), fiiula 13.3, 30, fiiulo
  70. 4, fiollo 32.r.21, lençuli 29.5, 6, linçoli 15.121r.28, 20.r.10, linzuli 50.r.23, llençolle 10.8; probabile che lo stesso passaggio si abbia nel toponimo Teolo 12.4, 6, 7 (tot. 6), Teollo 8.3, 23.1r.4, da titulu (Olivieri 1961, p. 141, Pellegrini: 1987, p. 330, Marcato 2002, p. 11: nella pronuncia odierna l'accento cade su o). Qui forse anche socia 21.r.22, ammesso che equivalga a 'soccida' < societas (cfr. § 37, e il Glossario s.v.). La forma intriga 4.4, mostrando la riduzione del dittongo iè > i, presuppone una base con accento sulla penultima sillaba; analogo il caso di chariga 42.10 bis, a partire dalla comune forma veneta cariega 262 . Quanto all'agionimo Agà 33.8, 13 'Agata', l'accentazione grecizzante è piuttosto diffusa, specie nei dialetti dell'Italia meridionale (cfr. Rohlfs 1966- 1969, § 314).
  71. Fenomeni di giuntura L'aferesi di e-è aspecifica nelle forme glexia 4.3 263 , 28.9, glixia 33.19, iexia
  72. 2, iesia 27.24r.9, Riço 12.2, Riçoliti 13.1, Veschevò 24.319r.3, a cui si aggiunga Arziveschevo 36.4r.10-11. Ammesso che corrisponda a 'badia', il toponimo Baya 23.2v.20 mostra un'aferesi di a-di tipo altrettanto comune; lo stesso fenomeno nelle forme gusele 42.9, guslati 42.10, entrambe connesse con acucella, LEI i, 505ss. Forse aferetico anche l'antroponimo Taliano 2.60v.6 se, come è probabile, corrisponde a 'italiano' 264 . Registro i comuni esiti aferetici di occasjone (REW, PIREW 6029) cason
  73. r.2, 34.53v.14. Notevole, infine, l'aferesi in sti 3.210v.1 'questi' (per le forme non aferetiche, ampiamente attestate, cfr. § 78). Si ha epitesi di -e in: mie 2.60r.8, 14.2, 23.2r.4 'me', sue 13.25 'su', a cui si 262 Boerio 1856 s.v. riporta «Carèga e alla plebea carièga». 263 In questa occ. si tratta di una forma emendata: il ms. ha glexisia. 264 Cfr. talian nella Betia di Ruzante (Zorzi 1967, p. 151, 245). MORFOLOGIA
  74. Reliquie della flessione A parte il comune latinismo patarnostri 19.11, 50.v.19, si conserva il nominativo in dacio 49.1, 3, homo 48.67r.8, ognomo 35.3r.18 268 , nevo 21.r.25, 27.24r.13 269 , preve plurale 21.v.16, prevede singolare 23.1r.21. Qui anche l'antroponimo Avogari 34.53r.2, 6, che presuppone il singolare nominativale avogaro (Rohlfs 1966-1969, § 344), e il toponimo Moncelexe 2.60v.1, 4, 23.1r.7 < mons silicis; incerto conpagno 30.19, 37.155r.9 (Pellegrini in Branca-Pellegrini 1992, p. xvi). Dubbio il caso di re 35.3r.2, 10, 36.4r.10 (tot. 9). Pare 13.18, 27.24v.30, 35.3r.1 (tot. 9) e mare 27.24v.30 sono presumibilmente continuatori di forme accusativali. Forme accusativali notevoli sono inoltre: Imperador 37.155r.14, 21, Imperadore 37.155r.25, 31; moier 22.2, 27.23v.32, 44.r.4, moiere 4.6, 17.2-3, 21.r.6, 23.2v.3 (tot. 7), muiere 8.8, 39.v.3, sartore 8.8, 12.1, 21.r.2 (tot. 5) 270 . Si è optato per l'accentazione accusativale nel caso di Ternità 30.1, in mancanza di elementi che lascino ipotizzare una conservazione del nominativo. Conservazione del genitivo in dy ` luni 2.60v.5, venere dì 31.r.2, die vendere 26.1: si nota la presenza e (nel primo e nel terzo esempio) l'anteposizione del formante dies, che nei dialetti veneti moderni si è lasciato cadere 271 : si ha di contro mercore 15.121v.5 (Mussafia 1873, p. 79), çobia 48.67v.9 (Mussafia 1873, p. 122, Grignani 1980b, p. 136), che sono le forme tipiche ancora dei dialetti moderni. Il toponimo Moncelexe 2.60v.1, 4, 23.1r.7 sopra citato conserva anche un relitto del genitivo. Per Rimino 67r.3, 19, 23 'Rimini' cfr. Rohlfs 1966-1969, § 349. 268 Per il plurale si ha: homini 34.53r.23, 39, 53v.18 (tot. 5), homeni 27.25r.19. 269 Anche nevodo 39.r.10, v.3: analoga la situazione nel veneziano antico (Stussi 1965, p. lxiii). 270 Questo tipo accusativale è normale anche nei dialetti veneti moderni: cfr. AIS II, 259 "il sarto". 271 Il veneziano moderno ha luni, marti, mercore, zioba, venere: Boerio 1856 s.v. Si aggiunga Bruppacher 1948, p. 90s: «die Ost-und Westflanke Norditaliens hat im Gegensatz zum Zentrallombardischen den Typus lunis ohne dies. (…) dies ist schon in vorliterarischer Zeit als überflüssig empfunden und fallen gelassen worden».
  75. Il nome: genere Distinzione del genere nei nomi di persona mediante una radice differente: homo 48.67r.8 / dona 2.60v.11, 4.2, 4, 27.23v.38 (tot. 7); pare 13.18, 27.24v.30, 35.3r.1 (tot. 7) / mare 27.24v.30; mario 27.23v.37 / moier 22.2, 27.23v.32, 44.r.4, moiere 4.6, 17.2-3, 21.r.6 (tot. 7), muiere 8.8, 39.v.3. Distinzione mediante un diverso suffisso: tutore 34.53r.2, 23 / tutrixe 27.24r.20. Distinzione mediante cambio di desinenza: fiiolo 23.1r.2, 23.2r.8, 27.23r.2 (tot. 8), fiiulo 4.4, fiollo 32.r.21 / fiiola 27.23v.25, fiiula 13.3, 30. Nomi d'animali che distinguono il genere medianti radici diverse: pullastri 46.19 / galine 6.5 bis, 6.5. Mediante cambio di desinenza: brachi 35.3r.24 / bracha 35.3r.25. L'esito di cattu (REW, PIREW 1770) compare solo nell'antroponimo maschile Gato 7.3 276 ; normale il genere maschile di osello 35.3r.24 (AUCELLA, cfr. REW, PIREW 827, LEI iii, 2162ss: ma non mancano attestazioni del femminile nei dialetti veneti antichi 277 ). Nomi di piante maschili, con alterazioni e suffissazioni: aulivari 47.19, figari 33.15, 21 278 ; forse femminile ulivare 33.15: cum VIJ pi de ulivare e figari et altri arbori frutifiri e non frutifari (dove si nota che passa al maschile il continuatore di arbore); non è invece possibile stabilire il genere, visto il contesto, per nessuna delle occorrenze del plurale erbore 13.20, 46.1, 20, per il quale cfr. § 68 279 . Conserva il femminile l'esito del sostantivo saepe, REW, PIREW 7496: queste siei 18.12 (cfr. Pellegrini 1985, e per i riflessi nella toponomastica, Pellegrini 1990c, p. 200). Maschile, quanto agli astratti in -ore, el valore 48.67v.2. Maschile è anche nome (Mussafia 1873, p. 83): al nome 30.1, 3, 48.67r.14, el nome 27.25v.3; femminile è invece il continuatore di assis: accanto al metaplasmo asa 42.13, si hanno i plurali asse nove 48.67r.18, 21, dite asse 48.67r.22; maschili 276 Il tipo gata 'gatto/ a' è frequente in testi veneti antichi (Contini 1960, p. 29); cfr. inoltre Roncaglia 1939 e per il padovano, il proverbio «co non è gatta i sorze ge balla» in Geremia da Montagnone, riportato da Gloria 1885, p. 102; gatta è solo femminile ancora nel Savonarola (Nystedt 1988, p. 231).
  76. Cfr. ad es. Grignani 1975, p. 128, che nella Navigatio Sancti Brendani registra osiela, oxela, e aggiunge: «attestato ma molto meno frequente il masch. osielo, oxello»; oselette è ancora nel Savonarola (Nystedt 1988, p. 291).
  77. La stessa forma nel padovano moderno secondo Prati 1968 s.v. figaro. L'istriano ha fighera, che, al pari di nogara, castagnara, presuppone arbor femminile; i tipi figaro, peraro, castagnaro presuppongono invece il maschile (Rohlfs 1966-1969, § 382). Negli Statuti di Marano Vicentino del 1429 noto: pomari, perari, salgari, albari, e rovre maschili contro nogare e castegnare femm. (Puttin-Sartore 1985, p. 118).
  78. Arbore è ambigenere nel Serapiom (Ineichen 1966, p. 389), maschile nella Bibbia, Folena- Mellini 1962, p. 3. Quanto al superlativo assoluto di forma analitica, noto la perifrasi avverbiale lo meio e più utele 27.24r.15. Comparativi organici: Maore 15.121r.8, 27.23r.4, 24r.11 (sempre in toponimi), maçor 37.155r.33, mazor 36.4v.23, piusor 27.25r.26, 25v.12, plusor 37.155v.3, pluçor 23.2r.2 (cfr. § 47); si aggiunga qui il sostantivo priore: el priore de Sancta Sofia 14.5, meser lo priore de Santa Alena 24.319r.7. Superlativo assoluto: excellentissimi 37.155r.3, 155v.10, 20, invictissimo 37.
  79. 14, santissima 30.1, serenissimo 37.155r.13; quanto a medissimo 15.121r.13, cfr. § 19. Superlativi organici: ultima 27.24r.21, ultimo 27.23v.37, 24r.21. Nell'unico caso in cui si ha un secondo termine di paragone, esso è costituito da una proposizione subordinata introdotta da chomo: né zente più obidyente a lloro Segnory chomo som loro 36.4v.31 283 .
  80. Articolo determinativo e preposizioni articolate L'articolo lo / llo 2.60r.6, 60v.1, 6.6, 9 (tot. 80) è impiegato in forma integra davanti a consonante e a gruppi consonantici (lo formento 2.60v.1, lo primo 2.60r.6, lo passo 6.6, lo Segnore 6.9, llo maistro 47.16, etc.), mentre davanti a vocale si elide (tot. 48): ad es. l'ano 1.19v.12 bis, 46v.4, 13.32, l'avanço 15.121r.16, l'Abè 18.2, etc. Esso è impiegato regolarmente dopo consonante, ma in non pochi esempi anche dopo vocale: condampnà lo dito 15.121r.17, declaro lo dito 15.121r.21, sentençio lo dito 15.121r.22-23, Maço lo leto 15.121r.31, avea lo dito 15.121r.31, estimò lo dito 15.121r.33, aduse lo so anello 23.2r.33, devesse lo fito 15.121v.1, darie lo dito 15.121v.3, zoè lo formento lo qual mancha 31.r.1, mandème lo comandador 31.r.4, Çuane lo prexio 48.67r.23, botalle lo quale 48.67r.23, a cui si aggiungano i casi in cui lo segue un monosillabo uscente in vocale: che lo dito 15.121r.32, ogni fyà che lo pare 36.4v.9-10, e llo maistro 47.16, che lo dicto Piero 48.67r.18, che lo dicto Biaxiollo 48.67r.19-20, 20, 22, 34, che lo dito Piero 48.67r.29, 36-37, 67v.1, 3-4, se lo dicto Biaxiollo 48.67r.36. In quest'ultimo contesto, in effetti, è più frequente la riduzione (cfr. Loach Bramanti 1970, Renzi 1993): e 'l dicto Melexino 2.60v.15, e 'l Segnore 5.6, che 'l pare 13.18, ma 'l zovene serà dy boni 35.3r.23, che 'l pare ve dirà 13.18, che 'l dicto Lunardo 15.121r.14, etc. L'articolo el / ell 1.46v.2, 2.60r.5, 6 bis (tot. 162), che da lo in origine 283 Secondo Ineichen 1966, p. 390 «la formula comparativa nel padovano antico è pì -cha contro plu -cha del veneziano»; lo stesso aggiunge in nota: «le combinazioni di "più" con de o con che non sono indigene». Solo l'aggettivo altro si correla con cha: no possa né dibia fare de l'arte per alguna persona né per si altro cha per la conpagnia 30.12-13, quello che io spero in Dyo me vegna fato sè un'altra chosa cha moneta 35.3r.14-15.
  81. lla 36.4r.29, 47.10, 11, che davanti a vocale si elide, 1.19v.12, 46v.5, 5.6 (tot. 112). Per il plurale, si ha sempre le 4.14, 5.4, 6.3 (tot. 78). Circa le preposizioni articolate, segnalo quelle che nell'edizione sono state univerbate; si ha dunque per de: de . 35.3r.2 (contesto: de . Re e del Bano), del
  82. 19v.11, 2.60.r.1, 2 (tot. 83), delo 15.121v.1, 37.155v.4, dela 2.60v.11, 4.5, 17 (tot. 59), della 27.23v.37, dei 13.1, 15.121r.2 18.10 (tot. 12), dey 23.2r.7, 30.14, deli 27.25r.11, 48.67r.10, di 4.22, 11.5, 14.6 (tot. 38) 286 , dy 35.3r.23, dele 5.5, 6.3, 15.121r.29 (tot. 24), dile 43.2. Per la preposizione a si segnala: al 1.46v.3, 2.60v.8, 12 (tot. 77), alo 15.121r.27, ala 2.60v.9, 4.3, 6 (tot. 36), ai 27.24v.25, 53r.36, ay 27.24r.31, 24v.20, 36.4r.12, 37.155r.13, alli 48.67r.16, ale 34.53r.26, 41, alle 35.3r.12. Per la preposizione da: dal 8.2, 6, 15.121r.7 (tot. 24), dala 16.1, 23.2v.20, 24.319v.13 (tot. 8), dai 34.53r.29, 34, 37 (tot. 7). Per la preposizione su: sula 3.210v.4, 5, 212r.6 74. Articolo indeterminativo L'articolo indeterminativo maschile è apocopato davanti a vocale in un armarulo 42.4 di contro a uno anno 34.53r.22, uno Antonio 48.67r.24 'un tale A.' 287 . Frequente anche l'apocope di uno in posizione preconsonantica: un bancho 42.12, un chaim 42.2, 8, un desceto 42.12, un desco 42.12, un gusinelo 42.11, un laveço 42.5, un mastelo 42.6, 8, un meço 42.11, un moço 27.23v.10, un poço 46.2, un scrignulo 42.3, un tamixo 42.8, etc. Più rara, nella stessa posizione, la forma integra: uno campo 4.12, uno laveço 20.r.4, 23, 25.9, 10, uno leto 15.121r.6, 20, 23 (tot. 5); davanti a s implicato si ha uno nell'unico esempio utile: uno spechio 19.24. L'articolo indeterminativo femminile è eliso davanti a vocale in due casi (la vocale seguente è sempre tonica): un'altra 35.3r.4, 15, 42.10, un'uça 42.14; non è eliso in: una ancona 19.20, una inpegnasone 47.6. 286 Preposizione articolata (de + i), non semplice, come mostrano i contesti: in prexencia di dicti testemonii 4.22, Bertholamio di Zachi 11.5, e chosì digo di sold. XVIIJ che dissi che devesse dare 15.121r.12, etc. 287 Noto qui che in luogo di un a piene lettere viene impiegato talvolta, con la funzione di articolo indeterminativo, il numero romano: J a stazone 33.1, da J a parte 33.8, J° famte 35.3r.3, etc. Quinta persona, proclitico: ve 13.4, 18, 31.r.4 (tot. 15); enclitico -ve 13.1, 31.r.1, 2 (tot. 7). Il pronome riflessivo libero di terza persona è si 27.23r.3, 16, 18 (tot. 18) dopo le preposizioni da, en, entro, in, per; sie 34.53r.12 dopo la preposizione con. Proclitico (usato anche come impersonale e passivo 293 ) se 2.60r.3, 4.13, 6.4 (tot.
  83. si 35.3r.3; enclitico -se 21.r.19, 47.15. Per la 4 a persona si ha il proclitico se, come di consueto nei dialetti settentrionali antichi e moderni (Rohlfs 1966- 1969, § 899): se achordasenu e fusinu tuti insenbre d'achordo 34.53r.16-17. 76. Possessivi Pronome possessivo di 1 a persona. Singolare masch.: me' 23.1r.11, 12, 2r.7 (tot. 10), mio 28.6, 30.7, 30 (tot. 12). Singolare femm.: mia 3.212r.7, 13.5, 28.5 (tot. 14), mya 36.4r.14. Plurale masch.: mi 14.3, mie' 28.10, 36.4r.5, 39.r.1, 7. Plurale femm.: mie 28.4, 47.9, me' 47.11. Mancano esempi per la 2 a persona.
  84. 9, 30 (tot. 6); in un solo caso si ha per la 6 a persona lloro: zente più obidyente a lloro Segnory 36.4v.31. Singolare femm.: so 27.24v.32, soa 3.210v.4, 5, 4.4 (tot. 43), su' 34.53r.38 (a tute su' spexe), sua 37.155r.20, 155v.17, sea 14.4 bis, 6, 23.2r.21 (tot. 5) (quest'ultimo probabilmente analogico su mea) 294 . Plurale masch.: so 27.23r.8, 17, 29 (tot. 15), soy 27.23r.3, 15, 16 (tot. 31). Plurale femm.: so 27.23v.16, soe 47.10, 48.67r.20. Si noti che la forma sua è sempre posposta al nome, mentre soa è in genere anteposto, tranne che nei seguenti casi: chaxa soa 23.2v.18, chasa soa 27.23r.23, 23v.11, cossa soa 27.24v.27, 25r.7. La forma sea è posposta in un caso, en la chaxa sea 14.4, anteposta in sei, la sea chamara 14.4, en sea man 14.6, 8, 23.2r.21 (tot. 5).
  85. a persona, singolare masch.: nostro 35.3r.18, 36.4r.4, 9 (tot. 8); singolare femm.: nostra 27.25v.7, 30.10, 36.4r.29, 48.67r.13; plurale masch.: nostry 35.3r.19; mancano esempi per il femminile. 5 a persona, plurale femm. vostre 36.4r.1. Il possessivo 'proprio' si trova in combinazione con altri pronomi possessivi 293 Esempi: el datio de llin e stopa che se venda e che se traga 6.6, altri datii s'el ge fosse i quale se schoesse 6.9, se pò afitare 13.14, questo per uno leto che se perdé 15.121r.6, le qual tere se pò chatare 18.10, de ço se fe' charta 23.1r.9, e così se de' dir da tute le parte 27.23r.7, s'altramentre se achatasse 27.23r.15, tuto quello che se chonprerà e tutto quello che se venderà 30.23-24, per quello che se pò vedere non vignerà 36.4v.20-21, el no se vête may più bella zurma 36.4v.30.
  86. Mancano, a quanto mi risulta, ulteriori attestazioni, anche se il fenomeno è analogo al conguaglio dei possessivi sulla forma di prima persona (tipo tia, sia), consueto nella lingua antica, per il quale cfr. Rohlfs 1966-1969, § § 427 e 429, Avalle 1992, p. clxxii. 79. Pronomi indefiniti Per 'alcuno' si ha: algun 27.23v.30, 30.15, alguno 30.10, allguno 30.19, alguna 27.23r.
  87. 9, 14, 37 (tot. 13), algune 37.155r.15. Per 'nessuno' si ha sia il tipo ne ipse unu sia il tipo nec unu: nisuno 39.v.2, negun 27.24r.33, 24v.19, negun-27.23r.14, 23v.4 (si notino i contesti per quest'ultima forma, che fanno pensare ad un plurale, come nel veneziano moderno nisuni: a negun'altri esser dà, ceù, vendua, alienà; a negun'altri esser dà, ceùa, donà, alienà). Per 'niente' si ha: niente 16.6, 9, 37.155v.7, 39.r.6, nyente 36.4v.8; si aggiungano nientemen 27.23r.28, 23v.14, 24r.37, 28.7, nientementre 27.25r.11, 32, 25v.10. Registro inoltre qualche 36.4v.6-7, e per 'ogni': masch. hogni 30.16, ogni
  88. 6, 30.17, ogno 36.4v.24, 27, 34, femm. ogna 27.24v.39, 33.34, 36.4v.9, ogni 30.17, 34.53r.38, 47.3, ognii 28.5 (cfr. § § 8, 70). Con significato affine a 'alcuno' si ha 'certo', 'un certo': certe chosse 15.121r.4, certa mia biava 47.11, certi me' colse 47.11 (cfr. § 105), una certa divisione 48.67r.1, una certa conpagnia 48.67r.31. Il distributivo è reso in vari modi. Da *omni unu, ogno uno 36.4v.34 (aggettivale: ogno uno nostro amigo), a cui si aggiunga, in un solo testo, l'invariabile ognunchana 27.23r.9, 11 bis (tot. 16) (con aggiunta di umquam, cfr. il Glossario s.v.) 295 ; inoltre i francesismi zaschaum 27.23r.32, çaschaun 27.23r.27, zascaun 27.24r.25, 25r.6, 15v.9, zaschaun 27.23v.13, zascauna 27.25r.18, 40, zascuna 27.25r.1 e il provenzalismo chasca[una] 30.3 (Rohlfs 1966-1969, § 501); in riferimento a persone si ha ognomo 35.3r.18. Per il concetto di 'molto' si ha sia molti 37.155r.22, molte 36.4r.4, 5, 47.8, 13, sia paregy 36.4r.31 (*pariculu, REW 6241); si ha poi: à uno pocho tempo 35.3r.22-23 'è piuttosto attempato', uno pocho de merchamtya 36.4v.32, in due testi della stessa mano, in uno dei quali si ha pure la locuzione avverbiale a pocho a pocho 35.3r.6. Da qualis si ha qual 4.5, 18.3, 6 (tot. 43), quale 2.60v.12, 6.4, 9 (tot. 68), quall
  89. 13, qualle 10.27, 15.121r.8, 121v.2 (tot. 9), qule 17.8 (cfr. § § 2, 52); notevole la correlazione con 'sì': sì la hereditè de pare qual de mare 27.24v.30. Da alteru si ha: altro 27.24r.22, 33, 24v.39 (tot. 21), alttro 30.16, altra
  90. 19v.12, 5.6, 7 (tot. 102), atra 5.18, 18.2 bis (tot. 5) (cfr. § 64), altri 2.60r.6, 6.8, 27.23r.14 (tot. 11), altry 36.4r.32, altre 23.2r.3. Quanto alle correlazioni, noto il tipo 'l'uno… l'altro': l'uno all'altro e l'alltro 295 Cfr. qualuncana nel veneziano Patto con Aleppo del 1225 (Pozza 1990, p. 41), nel Capitolare dei Camerlenghi di Comun (Tomasin 1999, p. 92), in un volgarizzamento veneziano di Ovidio (Lippi Bigazzi 1987, p. 497), nel De Ierusalem celesti (Mussafia 1864, p. 114), agnunca, agnuncano nel Panfilo (Tobler 1886, p. 238, che nota «si trovano anche nel Pateg e in Uguçon»);
  91. qualunchena è nei testi veronesi di Pellegrini F. 1904, p. 156.
  92. Osservazioni su alcuni prefissi e suffissi Comune l'alternanza tra P(er)doçimo 9.r.7, P(er)docimo 11.2, P(ro)sdocimo
  93. 1, 4, e a piene lettere Prosdoçimo 14.3, 13 307 . Uno scambio di prefisso si potrebbe ipotizzare, sempre che non si tratti di un'assimilazione regressiva, anche in damandà 47.15 (cfr. damando, damandaras nel Panfilo, Tobler 1886, p. 238: in entrambi i casi la vocale tonica è a, ma si noti che la seconda forma, così come quella qui attestata, è rizoatona). Circa il prefisso des-noto desfare 16.7, 36.4r.20, deslialmente 37.155r.19, 28. Di s-prostetico, non sempre riconducibile a ex-, si è già detto sopra ( § 66). Noto il prefisso ad-in arecomandade 10.28, asaver 37.155v.7 'sapere', asavere 31.r.1; in aleto 48.67v.10 'eletto' si ha probabilmente uno scambio di prefisso (cfr. Stussi 1965, p. xlviii). Manca il prefisso nella voce verbale speto 36.4r.29 'aspetto' 308 , di contro ad aspeta 36.4v.28. Altri prefissi notevoli: archi-con sviluppo popolare in Arziveschevo 36.4r.10- 11 309 ; contra-nei cultismi contradicion 27.23r.10, 38, contrafesse 27.23v.20, contravegnir 27.25r.30, contravegnire 27.25r.9, contraversia 27.25r.14. Quanto ad arsagì 7.1 (con ad-+ re-), cfr. § 58. Suffissi più caratteristici (escludo quelli relativi ai nomi propri): -arela in cestarele 44.v.4 (cfr. Migliorini 1976); -arolo/-arola in filarolo 47.17, filaruolla 33.12, pestarula 42.13, tellarolo 30.6, tellarullo 15.121r.2; -atela in viatela 46.7, 11, 12, 14 'viottolo' 310 ; -elo/-ela in chaenela 50.v.28 'catenella', cuscinelo 29.8, cosineli 19.13, cusineli 50.r.24, chusineli 20.r.8, gonela 19.3, 20.r.14, segelo 50.v.26 'secchiello', seieli 20.r.3; -eto/-eta in borsete 42.10, chaseta 42.9, croseta 42.9, desceto 42.12, foreta 42.11, forete 19.37, 25.5, 29.13 (tot. 5), lançete 20.r.13, moiete 42.5, sacheto 25.11; -eselo/-esela in botexela 9.r.5, botexele 20.r.31, botesela 13.33, letexelo 42.11 'lettino' 311 ; -in/-ino in bancino 10.17 'piccolo banco' (cfr. § 2 e Glossario), beretin 8.3, 50.r.9 'tessuto grigio' (Mussafia 1873, p. 33);
  94. 6, stropolli 19.26; -on in pilon 42.8 'pestello' (Mussafia 1873, p. 90).
  95. Si ha Perduoçimo, Perduozemo, Perduozima nel Ruzante (Zorzi 1967, p. 1645), Producimo (presuppone una forma con dittongo, cfr. § 19) negli Statuti della Fraglia dei Marangoni di Padova (Roberti 1902, p. 219).
  96. Anche nei dialetti moderni: Boerio 1856, Prati 1960, Pajello 1896, Bolognini-Patuzzi 1900, Beggio 1995, Naccari-Boscolo 1982, Migliorini-Pellegrini 1971, Candiago 1982, Zanette 1955 s.v. spetar.
  97. Cfr. Arzizagano 'arcidiacono' nel testo padovano tardotrecentesco edito da Stussi 2002, p. 83. 310 Difficilmente ricevibile l'ipotesi di Rohlfs 1966-1969, § 1082 per cui si tratta di un suffisso «generalizzato da capitello», e alquanto diffuso in tutti i dialetti italiani: cfr. «italiano settentrionale capedel (ven. campiello)». 311 Cfr. arbosello nell'Erbario (Ineichen 1957, p. 104).
  98. Caratteristicamente padovano e vicentino (Marcato 1990, p. 93) è poi il suffisso -ato < -attu 312 , che riguarda esclusivamente antroponimi, con poche eccezioni 313 : guslati 42.10 ('aghi', presuppone acucella, LEI i, 505ss), veçati 42.6 'botticelle' (da una base veia, cfr. § 43); a tali forme si aggiunge viatela 46.7, 11, 12, 14 'viottolo', con un ulteriore suffisso (cfr. Prati 1942, p. 123). Per il resto, si hanno i nomi di persona Cavoxato 12.10, Goçollati 32.r.5, Lavinato 46.19, Magagnato 12.11, 24.320r.7, Piçato 23.2v.11. Per il suffisso sostantivale -anza, si ha: lamentanza 27.24r.36, 37.155r.10, 155v.9-10, nomenança 39.r.10; per -ezza, chiareza 34.53v.10, 21, fermeça 28.7; per -arìa: barbaria 23.1r.18, marchandaria 34.53v.13, mercandaria 30.5, merchandaria 34.53r.3. Quanto ai suffissi aggettivali, noto: -fero in frutifari 33.15, frutifiri 33.15 (cfr. § 26); -fico in magnifico 37.155r.4, 155v.4, 12; -ivo in chonsortiva 24.319v.10, 320r.8, praeliva 27.23r.33 (cfr. § 35); -osa in gllorioxa 30.3.
  99. Cfr. Parodi 1893, p. 304: «potremo osservare che il suffisso -atto (piuttosto esteso nell'italiano, per diminutivi di nomi d'animali, cerbiatto lepratto scoiatto-lo), ebbe nell'antico veneto una larga diffusione, a scapito di -etto»; su questa terminazione in altre varietà romanze, cfr. Brüch 1926. 313 Ancor oggi si tratta del «più tipico formante veneto» per l'onomastica (Zamboni 1988, p. 534).
  100. Indicativo imperfetto Complessivamente rare e, a parte pertignia 34.53r.6, 53v.14, limitate a pochi verbi irregolari ('avere', 'dovere', cfr. § 96) le forme con dileguo di -v-. Quanto alla i coniugazione, vi sono esempi solo per la 3 a / 6 a persona: acordava 34.53r.9, chonfesava 23.2v.20, domandava 36.4v.3, mancava 2.60v.1, manchava 34.53r.42, 43, restava 15.121v.2. Per la ii coniugazione abbiamo: 3 a / 6 a persona: pareva 27.25r.1, precedeva 47.9, rendeva 16.2, 4, traseva-16.9 (da 'trarre', analogico su faseva). Per la iii coniugazione abbiamo la forma pertignia 34.53r.6, 53v.14 di cui s'è appena detto. Quanto alle forme di 5 a persona avevè 36.4r.5 e devevè 36.4v.3, cfr. § § 23, 96. 87. Indicativo perfetto L'abbandono dell'indicativo perfetto, proprio di molte varietà settentrionali, è tipico di tutti i dialetti veneti in età moderna, ma ancora all'epoca dei nostri testi questo tempo verbale era usato regolarmente 322 . Quanto alla i coniugazione, alle desinenze deboli -avi, -avit corrisponde di norma -à, come nel veneziano antico 323 , pur non mancando per la 3 a pers. forme in -ò. i coniugazione. Forme deboli, terminazione -à: 1 a persona achordà-34.53v.3;
  101. a / 6 a persona armà 36.4v.27, chaçà 47.8, chonprà 23.1r.14, chunfisà 23.2v.19, damandà 47.15, enprestà 21.r.16, entrà 23.2r.15, 47.14, ferà 17.9, portà 23.2r.32, portà-23.2r.13, 2v.9, sforçà 47.18, strapaçà 47.11, zurà 26.6. Terminazione -ò: 3 a /6 a persona chenfesò 39.v.3, portò 50.r.1, trovò 35.3r.4. Altre forme deboli: 1 a persona manday 35.3r.2, e con risoluzione -ai > -è: 1 a persona pachè 3.212r.8, pagè 23.1r.1, 22 (tot. 15); trovè 39.r.4 324 ; infine mandý 36.4r.3 è forse analogica sulle forme in -ì di ii e iii coniugazione (vd. sotto), a meno che non si tratti di un errore in luogo di manday, forma qui attestata 322 Per i dialetti odierni, cfr. Màfera 1958, p. 166: «manca il passato remoto, sostituito sempre dal passato prossimo»; il medesimo indica «qualche rara forma di perfetto di prima persona in -è» nel cinquecentista feltrino Villabruna. Numerose forme di perfetto sono ancora nel Calmo (Rossi 1888, p. clxvii s).
  102. Cfr. Mussafia 1873, p. 20, Ascoli 1878a, p. 268 («l'-à veramente si rintraccia anche sul territorio lombardo e si ritrova fermo ancora più a occidente (…)»), Renier 1899, p. 64, Stussi 1965, p. lxvij, Sattin 1986, p. 118, Pellegrini in Branca-Pellegrini 1992, p. xviii. 324 Ritengo che si tratti di una 1 a persona, nonostante l'accordo con un pronome di 4 a , probabilmente una concordanza a senso: nuy sì trovè. 95. Gerundio Forme della i coniugazione: confermando 27.24v.18, confirmando 27.23r.13, 23v.3, dexirando 27.24v.30, durando 27.23v.32, 38, indotando 27.23v.25, mostrando 34.53r.8, parlando 27.23v.35, 24r.6, renonciando 27.23v.27, 24r.27, renunciando 27.24v.3, scampando 37.155r.21. Presentano la stessa desinenza, come di consueto nei dialetti veneti antichi (Stussi 1965, p. lxix), i gerundi della ii e della iii coniugazione: constituando 27.25r.6-7, costituando 27.24v.26-27, pertignando 27.23r.13, 23v.3, 24v.14-15, recevando 27.23r.3, 32, 24v.8, retignando 27.25v.10, zagando 27.23r.4, 33, 24r.5 (tot. 8). Segnalo una sola occorrenza di gerundio composto 333 : non habiando mai el dito Nicolò Polafrisana fatone asaver niente 37.155v.6-7. 96. Singoli verbi Coniugazione di 'andare'. Indicativo presente: 3 a / 6 a persona va-21.r.4. Indicativo perfetto: 3 a / 6 a persona andè 23.1r.12, andò 37.155r.22. Congiuntivo imperfetto: 3 a / 6 a persona andasse 47.14. Coniugazione di 'avere'. Indicativo presente: 1 a persona è 35.3r.17, 36.4v.31 (cfr. § 14), ò 15.121r.4, 16.
  103. 9, 35.3r.22 (tot. 8), ho 16.6; 3 a / 6 a persona à 2.60r.3, 13.26, 19.13 (tot. 30), à-1.21r.8, àe 33.25 (forse con epitesi, cfr. § 66), gà 22.2 334 , ha 37.155v.19; 4 a persona avemo 2.60v.3; 5 a persona avì 36.4r.13, 4v.1, 2, avý 36.4v.1. Indicativo imperfetto: 1 a persona aveva-16.3, aveva 36.4r.8, 12, haveva 47.2, 11, 12; 3 a / 6 a persona aveva 39.v.4, avea 15.121r.7, 23, 31 (tot. 12), gavea
  104. Nel De regimine pregnantium del Savonarola cugesta, movesto, removesto, rimovesto (Gualdo 1996, p. 35s). Per il Ruzante, nel quale «nicht selten sind die Participien in -esto», cfr. Wendriner 1889, p. 79: grazie alla LIZ 4 raccolgo infatti coresto, moesto, moesta, moeste, movesto, paresto, poesto, valesto, volesto. 333 Secondo Menoni 1982, p. 5, il gerundio composto «ha un suo uso solo sporadico almeno fino al 1346 circa, ed è preceduto, in tale funzione, dal semplice participio passato»: a favorire la sua diffusione furono, secondo la stessa studiosa, i volgarizzamenti trecenteschi di autori latini classici.
  105. È tipico dei dialetti veneti moderni la concrezione del clitico ghe «distinto fino all''800 e ancor oggi nei dialetti marginali: gò, ga, ga; gavemo, gavé, ga, che affianca il processo dell'italiano popolare ci ho (ciò), ci hai (ciai) ecc.» (Zamboni 1988, p. 529).
  106. r.5, 6 (tot. 36), have 37.155v.2 338 . Indicativo futuro: 1 a persona averò 35.3r.13; 3 a / 6 a persona averà 27.23v.30, 36, 30.20, 30; 5 a persona averete 36.4v.8. Congiuntivo presente: 3 a / 6 a persona abi 48.67v.2, habia 37.155r.27, 155v.26, 48.67r.20; 5 a persona abià 36.4r.8, 4v.14. Congiuntivo imperfetto: 3 a / 6 a persona avese 34.53r.8, avesse 27.23r.8, 36, 34.53r.25 (tot. 9). Condizionale: 1 a persona averave 36.4v.13, 47.7. Infinito: aver 27.23v.24, 24r.26, 24v.2 (tot. 6), aver-27.23r.9, 37, 25r.8 (tot.
  107. avere 4.12, 8.5, 10 (tot. 21); si aggiunga reavere 34.53r.29. Participio passato: masch. singolare abiù 27.23v.24, 24r.26, 24v.2, abù 15.121r.7, 16.6, 9, abudo 32.r.2, 22, habù 34.53r.19; femm. singolare abiua 27.25v.1; masch. plurale abiù 27.23v.27, 24r.28, 24v.4; femm. plurale avute 36.4r.16, abiù 27.23v.27. Gerundio: habiando 37.155v.6, 47.4. Coniugazione di 'dare'. Indicativo presente: 3 a / 6 a persona dà 1.19v.11, 2.60v.7, 4.11 (tot. 7). Indicativo perfetto: 1 a persona dè 15.121v.4, 47.3, di' 3.210v.1, 5, 212r.10 (tot. 5), 3 a / 6 a persona dè 11.5, 23.1r.2, 32. Congiuntivo presente: 3 a / 6 a persona dea 15.121r.20, 23, 32 (tot. 5). Congiuntivo imperfetto: 3 a / 6 a persona daesse 15.121r.30 (cfr. Salvioni 1904, p. 136); dese 23.1r.4, 36.4v.12 (quest'ultima occorrenza in contesto non chiaro).
  108. La forma è usata come ausiliare (elo ge gavea enprestà), di contro a quanto osserva Rohlfs 1966-1969, § 541: «quando il verbo 'avere' non viene usato come verbo servile, bensì come verbo indipendente, nella gran parte dei dialetti settentrionali -piemontese settentrionale, ticinese, lombardo, ligure orientale, lombardo e veneto (cfr. AIS, 123) -viene usato sempre unitamente all'avverbio proclitico ghe (g')». In realtà l'uso delle forme con g-come ausiliari è normale ad es. nel veneziano odierno, ed evidentemente doveva essere ammesso anche nei dialetti antichi.
  109. L'accentazione è incerta visto il veneziano odierno gavévi 'avevate'; per l'antico padovano Rohlfs 1966-1969, § 551 cita parlavi 'parlavate', fasivi 'facevate': simili forme si producono secondo lo stesso Rohlfs per «l'allargamento del singolare al plurale anche alla seconda persona». Per avevè mi sembra invece possibile una spiegazione a partire da -atis > -ài > -è, cfr. § 23. 337 Anche nel veneziano antico (Tobler 1886, p. 247, Stussi 1965, p. lxvi); avy nei testi primoquattrocenteschi di Sattin 1986, p. 117.
  110. Tipo «panveneto», come nota Ineichen 1966, p. 398. Infinito: dar 37.155r.18, dar-11.5, 15.121v.3, 36.4v.5, 37.155r.26, dare 1.46v.3, 8.2, 9.r.2 (tot. 50), darre 4.21. Participio passato: masch. singolare dà 36.4v.4 339 , dado 26.5, dato 34.53r.26;
  111. singolare dà 15.121r.3, 18, 27.23r.14 (tot. 8), data 34.53v.6-7, 48.67r.35; masch. plurale dadi 37.155r.4, 155v.11, dè 13.21, 23.2r.18, 2v.11 (tot. 6); femm. plurale dè 13.21, 21.r.19, 27.23v.27. Gerundio: dagando 27.23v.25. Coniugazione di 'dire'. Indicativo presente: 1 a persona digo 15.121r.2, 12, 18 (tot. 6); 3 a /6 a persona dise 13.23, 23.1r.4, 32.r.11 (tot. 6), dixe 37.155r.9, 155v.23, 39.r.6; 4 a persona digemo 27.25v.3, 7, 34.53r.18 (tot. 10). Indicativo perfetto: 1 a persona dissi 15.121r.12, 14, 19 (tot. 5), dysi 35.3r.9;
  112. 22, 27.24v.39, 48.67r.31. Gerundio: digando 27.23r.13, 23v.3, 24r.8 (tot. 6). Coniugazione di 'dovere'. Indicativo presente: 3 a / 6 a persona de' 2.60r.5, 60v.8, 4.21 (tot. 31). Indicativo imperfetto: 3 a / 6 a persona devea 21.r.2, 3, 5 (tot. 17) 340 ; 5 a persona devevè 36.4v.3 (cfr. § 23). Congiuntivo presente: 1 a persona debia 13.5; 3 a /6 a persona debia 15.121r.29, 27.23r.
  113. 9, 37 (tot. 17), dibia 30.10, 12, 14 (tot. 16) (cfr. § § 19, 20) 341 ; 4 a persona devemo 30.33. Congiuntivo imperfetto: 1 a persona devesa 35.3r.5 (non credo si tratti di un errore, bensì di una forma analogica sul congiuntivo presente deva, debia o sull'indicativo imperfetto devea);
  114. 3 a / 6 a persona devesse 15.121r.12, 121v.1, 339 Contesto: el pare no m'à dà amchora questi 36.4v.4 (per la questione dell'accordo del participio passato nei tempi composti cfr. § 105).
  115. Deveva nel veneziano (Burgio 1995, p. 92) e nell'antico lidense (Elsheikh 1999, p. 81). 341 Presuppone diebi attestato ad es. nella Leggenda di S. Albano (Burgio 1995, p. 53).
  116. a persona semo 35.3r.11, 47.15; 6 a persona distinta dalla 3 a som 36.4v.31, sonno 48.67r.19, sono 50.r.1 345 . Indicativo imperfetto: 3 a / 6 a persona era 6.9, 15.121r.17, 25 (tot. 11), ira 15.121v.2, 34.53r.5, 6 bis (tot. 6), yera 36.4r.11, 4v.20, 39.r.6 346 . Indicativo perfetto: 1 a persona fui 34.53v.3, fu' 34.53v.5 bis 347 ; 3 a / 6 a persona fo 5.23, 8.7, 15.121r.9 (tot. 31), fu 23.2v.12; 4 a persona fusinu 34.53r.16 (cfr. § 83). Indicativo futuro: 3 a / 6 a persona serà 13.37, 30.26, 35.3r.12 (tot. 6). Congiuntivo presente: 1 a persona sea 13.26, 37.155r.29, sia 47.5; 3 a / 6 a persona sea 13.30, 15.121r.29, 27.24r.21 (tot. 6), si' 30.32, sia 27.23r.26, 23v.14, 24r.38 (tot. 25);
  117. 4 a persona semo 47.15; 6 a persona distinta dalla 3 a seanno 34.53r.37, sian 30.32 (cfr. § 83). Congiuntivo imperfetto: 3 a / 6 a persona fose 34.53r.12, 33, 36.4r8 (tot. 5), ffosse 6.9, fosse 15.121r.34, 27.23r.22, 24v.26 (tot. 13), fusse 37.155r.33. Condizionale: 3 a / 6 a persona serave 36.4r.26, 28. Infinito: eser 15.121r.29, 121v.1, 28.4 (tot. 9), esere 13.29, 23.2v.19, 30.10 (tot. 9), esser 27.23r.14, 23v.4, 24v.19 (tot. 5), essere 33.23. Gerundio: siando 26.6, 47.13 348 . Coniugazione di 'fare'. Indicativo presente: 1 a persona face 47.3 (cfr. § 83), faço 30.5, fazo 36.4v.32, fazo-31.r.1; si aggiunga per la 3 a /6 a persona refà 2.60v.11. Indicativo perfetto: 1 a persona fi 17.2, 4 349 ; 3 a / 6 a persona fe' 16.7, 23.1r.9, 2r.17 (tot. 7), fie' 49.2 'feci' (probabilmente analogico su die'). Indicativo futuro: 3 a / 6 a persona farà 36.4r.7, 36.4v.7, 47.13. Congiuntivo presente: 3 a / 6 a persona faça 15.121r.20, 23, 27, 32, faza- 27.23v.17; 5 a persona fazà 36.4r.13. Congiuntivo imperfetto: fesse 15.121r.30, 34.53r.32, 48.67r.36; si aggiunga contrafesse 27.23v.20 350 . 345 Nel Serapiom si ha invece èno, con terminazione «dovuta all'addizione di -no, morfema epidemico, ben noto» (Ineichen 1966, p. 400).
  118. Il tipo iera ha una sporadica attestazione anche nel veneziano, ma solo a partire dal tardo Trecento: lo si ritrova nella Leggenda di S. Albano (Burgio 1995, p. 52), nonché nei testi veneziani primoquattrocenteschi di Sattin 1986, p. 117. 347 Forma che compare solo in una sottoscrizione di mano toscana.
  119. Seando nella Bibbia (Folena-Mellini 1962, p. 128).
  120. Non si tratta di voce del verbo fire, come mi pare assicurino i contesti: le spexe le quale e' ge fi a elo e soa moiere, le spexe che e' fi a uno chavalo. 350 Per fesse 'facesse' Rohlfs 1966-1969, § 560 ipotizza che si tratti di una forma «influenzata dall'antico italiano fei 'feci', femmo 'facemmo', mentre Vidossi 1900-1901, p. 53s la interpreta come un'evoluzione di faesse, esito di *fagisset su *fagere < facere + agere. Faesse e daesse sono Condizionale: 3 a / 6 a persona farave 37.155v.30. Infinito: far 27.23r.38, 28.5, 30.7 (tot. 7), far-13.11, 17.6, 28.6 (tot. 10), fare
  121. 12, 13.26, 27.23v.20 (tot. 20), fatto 30.27; femm. singolare facta 47.6 bis, fata 23.2v.18, 27.25r.37, 33.5 (tot. 9), fatta 30.29; masch. plurale fati 1.46v.2, 2.60r.2, 3 (tot. 7); femm. plurale fate 23.1r.20, 34.53r.18, 36.4r.2 (tot. 5). Gerundio: façando 27.24v.5. Coniugazione di 'fire'. Il verbo 'fire' è impiegato solo nella perifrasi per il passivo, per cui cfr. § 111. Indicativo presente: 3 a / 6 a persona fi 46.18, 47.17. Indicativo perfetto: 3 a /6 a persona fi 27.24v.16. Congiuntivo presente: 3 a / 6 a persona fia 27.23r.28, 23v.12, 36 (tot. 8). Congiuntivo imperfetto: 3 a / 6 a persona fise 27.24v.24, fisse 27.25r.3 351 . Infinito: fir 27.23v.35, 24v.17, 25v.8. Coniugazione di 'potere'. Indicativo presente: 3 a / 6 a persona pò 13.14, 18.10, 27.24r.21 (tot. 7); 5 a persona posì 35.3r.6, 8, potete 35.3r.7 352 . Congiuntivo presente: 1 a persona posa-13.16, pose-13.9; 3 a / 6 a persona posa 27.25r.22, 25v.12, 30.19, possa 4.5, 27.24r.14, 23 (tot. 10). Congiuntivo imperfetto: 3 a / 6 a persona poesse 27.25v.1, 37.155v.22 (cfr. § § 23, 37), potesse 48.67r.29. Gerundio: posando-48.67r.5 353 . Coniugazione di 'sapere'. Indicativo presente: 1 a persona so 35.3r.3, 36.4r.30; 3 a / 6 a persona sa 36.4r.26. Indicativo perfetto: 3 a / 6 a persona sape 36.4r.11. Indicativo futuro: 3 a / 6 a persona saverà 36.4v.25.
  122. anche nell'Erbario carrarese (Ineichen 1957, p. 112) e negli Statuti di Marano Vicentino (Puttin- Sartore 1985, p. 58); cfr. anche Schmid 1949, p. 53. 351 La stessa forma in un volgarizzamento veneto -probabilmente padovano -di Ovidio (Lippi Bigazzi 1987, p. 1114); fiesse negli Statuti di Marano Vicentino del 1429 (Puttin-Sartore 1985, p. 58, 158).
  123. Possì nella Bibbia (Folena-Mellini 1962, p. 135).
  124. Forma panveneta: la si ritrova ad es. nel de' Rossi (Elsheikh 1973, p. 33), nei testi veneziani di Stussi 1965, p. 205, nel Tristano veneto (Donadello 1994, p. 58). Imperativo: 5 a persona sapiè 22.1, 47.4, 7, 8. Infinito: asaver 37.155v.7, asavere 31.r.1 (cfr. § 82 e Glossario s.v.). Coniugazione di 'stare'. Indicativo presente: 3 a / 6 a persona sta 11.3, 12.14, 22.1 (tot. 6). Indicativo perfetto: 3 a / 6 a persona stet-47.10. Congiuntivo imperfetto: 3 a / 6 a persona stesse 27.23r.23. Infinito: stare 1.46v.1, 37.155r.25. Participio passato: masch. singolare stà 15.121r.17, 34.53r.33, stado 37.155r.29, 31, stò 13.11, 39.r.1 (cfr. § 23); femm. singolare stata 34.53v.16. Gerundio: stagando 27.25r.26. Coniugazione di 'torre'. Indicativo perfetto: 3 a / 6 a persona tolse 31.r.2, 34.53r.13 bis. Indicativo futuro: 3 a / 6 a persona torà 13.5. Congiuntivo presente: 3 a / 6 a persona togna 13.3 (cfr. § 3). Imperativo: 4 a persona tollý 35.3r.6. Participio passato: masch. singolare tolto 47.16, tolesto 34.53r.10; masch. plurale tolisti 34.53r.1, 9 (cfr. § 94). Infinito: tore 47.19, tuor 37.155v.4. Coniugazione di 'volere'. Indicativo presente: 1 a persona vugno 13.29, 31 (cfr. § 3);
  125. 3 a / 6 a persona: vole-37.155.31, vole 27.24r.20, 37.155v.16, 24, vuole 37.155r.7, vuolle 36.4r.23, a cui si aggiunga l'incongruo vugnio 13.18 (contesto: ve dirà che 'l pare e elo me gna vugnio dare) , in un testo che presenta caratteristiche grafiche per le quali si rimanda ancora al § 3. Indicativo imperfetto: 3 a / 6 a persona volleva 47.19; 6 a persona distinta dalla 3 a volevano 34.53r.12 (cfr. § 83). Indicativo perfetto: 3 a / 6 a persona volse 37.155r.17; 6 a persona distinta dalla 3 a volseno 34.53r.12. Indicativo futuro: 3 a /6 a persona vorà 47.13. Congiuntivo presente: 3 a / 6 a persona vugna 13.3 (cfr. § 3). Congiuntivo imperfetto: 1 a persona vollese 36.4v.11; 3 a / 6 a persona volese 27.23v.16, volesse 27.23v.17, 18. Infinito: voler-34.53v, vollere 36.4r.16. Participio passato: masch. singolare voiò 47.7 (forse forma analogica sui participi passati deboli della i coniugazione, cfr. § 23), voluto 36.4r.6. Gerundio: vogliando 37.155r.19, voiando 27.24r.7, 24v.29, 34.53r.10. SINTASSI
  126. Principali e subordinate: generalità.
  127. Le proposizioni principali assertive con soggetto espresso e verbo in prima posizione assoluta sono rare nel corpus, e in esse il verbo è preceduto dall'avverbio item (item laga la dicta dona Ychoniça 4.3-4; item devea dare Bertolamio a Francesco de maistro Donò 21.r.3, etc.), che, sebbene sia sempre rappresentato da un'abbreviatura e abbia in altri casi funzione simile ad un mero segno di paragrafo, potrebbe avere qui uno statuto analogo a quello di 'ora', 'così' e simili (ad es. E mo tene ser Francesco de Çino toscano 1.19v.9-10, e sì gà terre Lucia moier de Bonafè 22.2, sì promete el di(c)to Zuane 27.23r.15-16, 23v.5, 24r.34, 24v.20, sì promete el dicto Andrea 27.23r.18, 24-25, 23v.8, etc.) 354 . Vi è poi il caso dell'abbreviazione r. indicante ricevuta, che una volta (R. Quiçardo per la quarda 3.212r.4 355 ) si trova in posizione iniziale assoluta ed è seguita dal soggetto; in un altro, ad inizio assoluto si trova a piene lettere la forma volgare, recevé Montino dale Scarselle da mi Pollo notaro presente Bonsegnore Çarame sula soa staçon ll. XIJ 3.210v.2-4: si tratterà forse di un calco sintattico di formule latine. Si hanno poi vari esempi di soggetto pronominale pleonastico, «anche quando c'è un soggetto nominale posposto» 356 : s'el fosse allguno 30.19, se chaxo achorese che elo no se trovase en la staçon el guadangnio 30.31, El m'à chostà questo pallafreno XXVIIJ fior. 36.4v.17, ell è pasà anchoy may el tempo per questo anno 36.4v.21, L'è vegnù in Dalmazia … XXX gallye 36.4v.26, etc. Per quanto riguarda la presenza dei costituenti nelle subordinate, il soggetto pronominale è espresso sia quando coincide con quello della reggente, sia quando non coincide 357 . Si hanno dunque: 354 Cfr. Benincà 1984a, p. 181 (in riferimento ai testi di Lio Mazor): «il soggetto compare in posizione post-verbale, se davanti al verbo c'è così, an, un oggetto del verbo, un participio passato di un tempo composto». 355 Nello stesso testo, si notano anche alcuni esempi con r. preceduto da item: item r. el predicto 3.212r.6, item r. Quiçardo 3.212r.7. 356 Benincà 1983b, p. 169, che aggiunge: «oggi i dialetti veneti di Venezia, Padova, Vicenza, Rovigo non hanno traccia di pronome pleonastico». 357 Anche a proposito dei testi di Lio Mazor, Benincà 1983b, p. 167 osserva che «diversamente da quanto si riscontra nelle lingue come l'italiano, che non hanno il soggetto obbligatorio, le frasi dipendenti e anche le principali, quando siano precedute da una dipendente (con poche eccezioni […]) devono avere il soggetto». 100. La frase relativa Un esempio soccorre per l'uso di 'il quale' come oggetto (cfr. Ageno 1956, p. 4s): letere le qualle vuy m'avevè mandà 36.4r.4-5. Per l'uso di chi come obliquo dopo la preposizione a, cfr. § 77. Non di rado, il sintagma nominale a cui si riferisce il relativo 'il quale' è ripetuto dopo il pronome stesso (Dardano 1969, p. 146s, Cinque 1988, p. 449);
  128. salvo il primo esempio, si tratta di casi in cui il relativo si trova a una certa distanza dall'antecedente: tuta la soa dota intriga, dela qual dota ch'el possa reçere
  129. 4-5, per uno leto che se perdé che avea abù ad aficto … per lo qualle leto 15.121r.6-8, en pena de soldi cento … la qual pena 27.23r.26-27, de plu demandare i diti dinari in tuto né in parte … per gi qual dinari 27.24v.5-7. Registro poi una tipica costruzioni appositiva usata per designare orfani o vedove (cfr. Loach Bramanti 1985): figola che fo 22.2, fioli che fo 21.r.21, fiiolo che fo 43.1, moier che fo 44.r.4, moiere che fo 21.r.6. In pochi casi è omesso il 'che' relativo (Alisova 1967, p. 245): una çentura d'ariento, fo vendua lbr. XXJ de p. 20.r.12, ala conpagnia ira tra Nerozo Avogari dito e tra Andrea Salvini 34.53r.6, infina ala soma de quelo avesse pagà el predicto Nani 34.53r.35-36, per mancho di contanti manchava ala chasa 34.53r.42, la moneta me <romane> romane 35.3r.13, le cose portò madona Zabarella 50.r.1 360 . Costruzioni ellittiche di tipo parzialmente diverso sono le seguenti (nel primo esempio si potrebbe pensare anche ad una semplice coordinazione asindetica): brr. XIJ q. IIJ ÷ de garofolli per ll. IIJ s. X br., fo per vestire la muiere 8.6-7, lo meio e più utele a egi parà 27.24r.15. Quanto ai costrutti relativi meno frequenti, la costruzione infinitiva con 'da' è attestata solo con forma verbale passiva (a differenza di quanto avviene nell'italiano contemporaneo, cfr. Cinque 1988, p. 455) 361 : parlando dele dote da fir restituì 27.23v.35. Quanto agli usi del cosiddetto 'che' polivalente, facendo riferimento allo schema proposto per l'italiano contemporaneo da Sabatini 1985, p. 164s, ripreso da D'Achille 1990 per i testi antichi, si ha 'che' «con valore temporale, equivalente ai più formali "in cui", "dal momento in cui", "nel momento in cui"» (Sabatini 1985, p. 164; inoltre Ageno 1956, Alisova 1967, p. 233): ad tempo che 'l dicto Antunio l'ave ad aficto 15.121r.26, de fina al die che eo Matiollo soprascrito dè la sentença 15.121v.3-4. Nel senso di 'nel quale', 'sul quale, etc.': de quel ponto che eo dissi che Lunardo suprascrito dea o faça dare 15.121r.19-20 362 ;
  130. Per i testi veneti antichi, cfr. Stussi 1965, p. lxxix s; si aggiunga Segre 1952, p. 147s. 361 Per l'italiano antico, cfr. Vitale 1996, p. 332. 362 Analogo il caso seguente, in cui in luogo di 'che' si ha 'il quale': de questa casa la quale è questione da Pavano e da maistro Bortolamio 47.1. loamarla, terazarla, circunpiantarla 27.23r.25-26, de guarentarla 27.23v.6, de defenderla 27.23v.6, de guardargi 27.24r.31, de tegnirgi 27.24r.31, de salvargi 27.24r.31, de conservarlo 27.24v.21, de refargi 27.24v.25, 25r.4, de averle 27.25r.8, d'averle 27.25r.30, a farme 28.6, de meterge 30.9, de vederve 35.3r.1, dy mandarly 35.3r.8, de farme 35.3r.10, 36.4r.25, per vederve 36.4r.29, per farlo 37.155r.20, per atrarlo e darlo 37.155r.26, d'acordarse 47.15. In un caso si osserva proclisi del pronome ad un gerundio: no se voiando partir de questo mondo 27.24r.7 368 ; si ha invece enclisi in non posandosse 48.67r.5 (si osservi in entrambi i casi la presenza della negazione).
  131. Uso dell'articolo L'articolo manca con vari nomi indicanti regioni, regni e simili, ad es.: in Omgaria 36.4r.9, in Omgarya 36.4v.16, Dalmazia ne armà X 36.4v.27, Re de Boemia 37.155r.15, fugendo dele parte de Boemia 37.155v.1. Presentano l'articolo altri nomi di luogo, soprattutto microtoponimi (Rohlfs 1966-1969, § 649): Ponte de <..…> le Meiare 5.4, Perdoçimo dale Chaxelle 9.r.7, 11.2, Prosdoçimo dale Chaxelle 14.3, Fiorio dala Mota 40.17, etc. La sequenza meser lo Re 35.3r.10, 36.4r.9, 10, 30 rappresenta un tipo comune, esemplificato qui anche da: meser lo priore 14.5, meser l'Imperador 37.155r.21, meser l'Imperadore 37.155r.25, 32, meser lo Podestà 48.67r.9. Frequente la mancanza dell'articolo anche con nomi indicanti parti del corpo, soprattutto 'mano': in mano 7.2, scrita per mano de Lunardo 48.67v.12, a bocha 36.4r.24, 27, etc., a cui si aggiungano gli esempi con possessivo (cfr. § 103) chon soa mano 30.23, suscrisi de mia mano 34.53v.10, mentre con il plurale si ha darlo in le man 37.155r.26. Quanto ai nomi propri di persona, come di consueto (soprattutto nel Settentrione) l'articolo è impiegato per i femminili 369 : ala Malgareta 4.6, la Malgareta 35.3r.19; tuttavia, esso può anche mancare: gà terre Lucia 22.2, laxa Ana 27.24r.19. L'articolo viene usato saltuariamente anche coi nomi e soprannomi maschili 370 : Checo del Fregna 7.4, el Bona 23.2v.7, lo Batista mio fatore 30.7, el Can Bruno 48.67r.25. In presenza di pronomi possessivi, l'articolo può mancare: è il caso di a tuto so piacimento 4.5 e forse di tuty nostry parenti 35.3r.19 (a meno di non dividere 368 Esempi simili (senza negazione) ancora nel Cavassico, Salvioni 1894, p. 343: se arendand 'arrendendoci', se sporcant.
  132. La Caterina anche nel testo padovano tardotrecentesco edito da Stussi 2002, p. 80. 370 Per analoghi esempi veneziani, cfr. Tomasin 2000, p. 147.
  133. 23r.3-4, una caxa de muro coverta de cupi zagando en lo taretorio 27.25r.38-39, caxa murà de circha, coverta de cupi, zagando in lo taretorio 27.24v.33, etc. Incerto il caso di meçando (forma emendata: il ms. ha mecando), che sembrerebbe l'unico gerundio a presentare la costruzione con 'a' (molto più rara, in italiano antico, di quella con 'in', cfr. Corti 1953, p. 353, con esempi dalla lingua poetica; il costrutto ha una certa diffusione nel veneziano, anche moderno, nel quale prende il posto del semplice gerundio: vari esempi se ne ritrovano ancora in Goldoni, cfr. Filzi 1914, p. 39): a meçando uno ramo del Muxon 21.v.9-10. 111. Uso degli ausiliari Verbi intransitivi con ausiliare 'essere'. 'Avvenire': Cumçosiacosaché una certa divisione fosse avegnua 48.67r.1; 'morire': è morto questo anno lezieramente in Omgarya L m chavally 36.4v.15-16; 'occorrere': seando occurso algune dissensione tra il dito Nicolò di Becari e el dito Nicolò de Polafrisana 37.155r.15-16; 'venire': serave vegnuto a Pava 36.4r.28-29, L'è vegnù in Dalmazia 36.4v.26, el era vignudo a stare cum l'Imperadore 37.155r.25. Quanto ai verbi intransitivi inergativi con ausiliare 'avere', segnalo 'costare': el m'à chostà questo pallafreno XXVIIJ fior. d'oro 36.4v.17. Per la formazione del passivo, si incontra sia la perifrasi con 'essere', sia -minoritariamente -quelle con 'fire' e con 'venire' (cfr. Kontzi 1958, Stussi 1965, p. lxxxiii, Ineichen 1966, p. 415, Bertuccelli Papi 1980). Esempi con 'essere': cosse le qualle è scrite 10.27, fo condampnò 15.121r.9, era stà condampnà 15.121r.17, fo estimò lo dito leto 15.121r.33, feri che fo metù a uno axeno 17.10-11, una çentura d'ariento, fo vendua 20.r.12, i debiti che è trovè 21.r.1, una mança e uno manço le quale fo dè 21.r.19, è afità la meça 21.v.19, spexe ch'era fate en chorte 23.1r.20, fo sumà la raxon 23.2r.3-4, fo dè a meser Ormano toescho 23.2r.18, fu in contè pagè 23.2v.12, a negun'altri esser dà, vendua, obligà, donà 27.23r.14, se la fosse afictà 27.23r.22, sì che per lu la sia meiorà e no pezorà 27.23r.26, a negun'altri esser dà, ceù, vendua, alienà 27.23v.4, sia tegnù de actendere e observare 27.23v.14-15, è dito de sovra 27.23v.22, è definio e convento 27.24v.1-2, a negun'altri esser dà, ceùa, donà, alienà, obligà 27.24v.19, roba la qual è conpresa 30.14, non sia tegnudo a pagare 30.15, sia tegnudo uno all'altro e l'alltro a l'uno de far la raxon 30.16, chredença alguna che fosse fatta per la dita chonpangnia 30.29, si' o sian tengnui de refare al dito Iachemo 30.32, el quale è scrito 34.53r.4, ge sea renduti 34.53r.31, el fose stà constreto in Vinexia 34.53r.33, seanno tenuti de guarentare esempio prosastico in Segre 1974 2 , p. 123 s.
  134. 53r.37, ogni volta che 'l predicto Nani fosse convegnù 34.53r.38, el predito Nani è scrito per dibitore 34.53r.41, sea chalà al dito Nani 34.53r.44, come è ultrascrito 34.53v.9, l'è sentençiato 34.53v.17, sea difalchata 34.53v.18, le qualle fo fate a dý XVJ de marzo 36.4r.2, ch'io ge sia rechomandà 36.4r.23, serà fato 36.4v.7, fo incità l'oste 36.4v.19, è pagà la mazor parte 36.4v.23, che le sovradite cose sia dite per lui 37.155v.14, che 'l dito Nicolò Polafrisana sia ponido 37.155v.16, vignirà da esser deciso e giudicado 37.155v.20-21, quello che per bon cavaliere d'arme e schuderi fosse vezudo 37.155v.31-32, fusse tegnudo e obligado 37.155v.33, ch'el debia esser aparechià 37.155v.28-29, ch'elo ye sia fato dano nisuno 39.v.2, quisti sì è quigi che de' esere comandè 40.1, queste chose sì fo scrite 42.16, ge sia rendù a mi Pavano 47.3-4, la fo facta 47.6, ela no fo may facta 47.6-7, se le dite asse fosse vendute 48.67r.21-22, quello che parese esere perduo 48.67r.32, che lo dito Biaxiollo sia tegnuo 48.67r.34, che lo dito Piero sia tegnuo 48.67v.3-4. Esempi con 'fire' 377 : fia tegnù de atendere 27.23r.28, sì che per lu la fia meiorà 27.23v.12, parlando dele dote da fir restituì 27.23v.35, El romagnente dele predite dote fia restituì 27.23v.36, che la hereditè fia restituia a quel che roman 27.24r.19, no fia tegnù de restitucion 27.24r.32, la qual fi dita entro i vivi 27.24v.16, né debia fir revocà 27.24v.17, se la dita peça de terra o alguna parte de quela … fise embrigà 27.24v.23- 24, se... alguna dele dite parte fisse enbrigà né molestà 27.25r.2-3, fia tegnù d'atendere 27.25r.11, 32-33, fir observè 27.25v.8, fi tegnua a livelo perpetuale 46.18, uno che fi anominà Palamidexe dal Rovre 47.16-17, uno che fi anominà Iacomo filarolo 47.17. In due casi (nello stesso testo) si nota la perifrasi 'venirgli fatto', frequente in italiano antico: spero in Dyo me vegna fato 35.3r.15, me de' vegnire fata 35.3r.16- 17 378 . In molti dialetti veneti moderni, i verbi riflessivi propri e inerenti mostrano oscillazione nell'uso dell'ausiliare (Benincà 1984b, p. 75); nei pochi esempi utili si ha qui 'avere' (con 'farsi': s'à fati y pati 2.60r.3; 'sforzarsi': se ha esforçà de denigrar e de svilare 37.155v.19; 'soscriversi': m'ò subscripto 48.67v.8).
  135. La diffusione di questa perifrasi nei dialetti settentrionali «era assai più consistente che negli altri dialetti italiani» (Bertuccelli Papi 1980, p. 72).
  136. Cfr. Bertuccelli Papi 1980, p. 66: «il valore espressivo del costrutto ripende dall'indicazione aspettivo-modale fornita dal participio (…): poiché "fatto" è forma perfettiva- fattitiva per eccellenza, l'espressione "dativo + venire + fatto" può interpretarsi, in perifrasi, come "qualcosa divenne per qualcuno (oppure "qualcosa venne a qualcuno come") fatto compiuto" -onde il significato risultativo, riflesso, di "riuscire" -ove "qualcosa" sta ad indicare un'azione, introdotta nel testo dalla preposizione di ed espressa in forma di infinito». 112. La complementazione verbale Svariati verbi sono costruiti con 'a' + infinito finale, secondo un uso sintattico documentato già in latino e molto fortunato nelle lingue romanze (Brambilla Ageno 1978a, p. 359s, Lombardi Vallauri 1998). Si ha dunque 'avere' 379 : Altro per questa no v'è a dire 35.3r.17, 36.4v.31-32, avi questo anno a fare 36.4r.19 (cfr. Castellani Pollidori 1985), have a dire 37.155v.2, abi a reffare 48.67v.2; 'dare': dè a lavorare 13.21; 'mandare': Mandove a dire 13.1, mandar a comandar 31.r.3, ge ne scryva o mande a dyre 36.4r.24, mandare a dire 37.155v.2; 'essere tenuto': non sia tegnudo a pagare 30.15; 'venire': vegnisse a fare le raxon 34.53r.22-23, era vignudo a stare 37.155r.25. Altri verbi sono invece costruiti con la preposizione 'di' + infinito. Si tratta di 'comparire': contraversia la qual conpare de esser 27.25r.14; 'confessare': guarenta e confessa de aver abiù e recevù 27.24r.26, guarenta e confessa de aver abiù e manualmentre recevù 27.24v.2-3; 'dire': io dysi al fantello del Bano de farllo servire 35.3r.9; 'esser tenuto': sia tegnudo uno all'altro e l'alttro a l'uno de far la raxon 30.16; 'intendere': la causa, question e querella la quale intende de fare et de proseguire 37.155r.6-7; 'promettere': promete per stipulacion solepne la dita divixion osea parte de averle, tegnirle ferme e rapte 27.25r.8-9; m'à promeso de farme fare una chosa 35.3r.10; 'sforzarsi': se ha esforçà de denigrar e de svilare 37.155vr.19; 'vergognarsi': se vergognerà de farme rencresimento 36.4r.24-25. Nel costrutto causativo 'fare' + infinito, il soggetto dell'infinito dipendente da 'fare' è espresso con un dativo anche in presenza di un altro dativo, a differenza di quanto avviene nell'italiano attuale 380 : m'à promeso de farme fare una chosa a meser lo Re 35.3r.10: a 'fare una cosa' è il Re, come par di evincere dal seguito: che se me vene fata, vuy lo semtyrè bene. 113. Congiunzioni coordinanti Come di consueto nella lingua antica, la congiunzione 'né' può trovarsi anche in contesti non negativi: per gli esempi rimando al § 115. Quanto alla congiunzione 'e', nella locuzione belly e perdù 36.4v.13, «come 379 Cfr. Rohlfs 1966-1969, § 713, secondo il quale 'avere a' esprime la necessità, mentre 'avere da' esprime piuttosto la possibilità; nell'italiano antico 'avere a' è comunque ben più frequente dell'altra perifrasi, cfr. Ambrosini 1984; si aggiunga Telve 2000, p. 245.
  137. Cfr. Robustelli 1992, p. 89, e con particolare riguardo al padovano, d'Onghia 2003, p. 57, che mostra come la costruzione causativa «a doppio dativo» sia attestata «ancora a Cinquecento inoltrato» per via della «sostanziale assenza di un agentivo in pavano». già in latino (ex maxime, et eo magis), la copula serve a meglio precisare un concetto generale, che più esattamente definisce» (Rohlfs 1966-1969, § 759, inoltre Scorretti 1988, p. 235). La locuzione 'nondimeno' è accompagnata da 'e': e numdimeno la conpagnia romagna ferma e rata 30.34-35. La coordinazione disgiuntiva è realizzata dalla congiunzione 'o': Lunardo soprascrito dea o faça dare uno leto 15.121r.19-20, ben mobele e inmobele ch'el à o che per algun tenpo averà 27.23v.29-30; si ha inoltre osea 'ossia' 27.23r.20, 23v.9, 24r.29 (tot. 5): la dita divixion osea parte 27.25r.8; una question osea contraversia 27.25r.14, etc. Per la coordinazione conclusiva si ha: 'sì che' con l'indicativo: sì che me de' vegnire fata 35.3r.16-17, sì che no' semo acordè 47.15, sì che mi Pavano io ho facto el mio danno 47.17-18; 'onde' con l'indicativo (cfr. Segre 1952, p. 210): unde per questa chaxon io <.> Marsilio predicto ge reservo al dito Nani 34.53v.14-15; 'donde che' con l'indicativo: dunde qhe lor zurà per suo sagramento che … lor vendé le dite rude 26.6-7.
  138. Congiunzioni subordinanti Temporali. 'Come' con il congiuntivo presente: chomo vegna a Buda troverò modo de prestarlly 36.4v.5-6 381 ; 'quando' con l'indicativo (Mäder 1968, p. 30ss): quando l'ave<.>va male ala spala 17.7, quando elo el ferà da novo 17.9, etc.; 'poi che' con l'indicativo (Agostini 1978, p. 394): po che si partý 35.3r.3. Causali. 'Conciosiacosaché' con il congiuntivo imperfetto : Cumçosiacosaché una certa divisione fosse avegnua 48.67r.1; 'perché' con l'indicativo: perché el fo fixor del dito maistro 15.121r.11, perché elo ge avea mêgò en chaxa 21.r.13-14, perché ira chançelata la dita raxonne 34.53r.7-8, perché m'à promeso de farme fare una chosa a meser lo Re 35.3r.10, perché yo avi questo anno a fare cum Framcescho de Bernardo 36.4r.19. Concessive (Miltschinsky 1917, Agostini 1978, p. 386). 'Benché' con l'indicativo: bemché J° famte del Bano me dyse che el lo trovò a Villacho 35.3r.3-4. Comparative. 'Come' con l'indicativo: né zente più obidyente a lloro Segnory chomo som loro 36.4v.30-31. Segnalo infine, quanto all'uso del cosiddetto 'che' polivalente (su cui cfr. vb. in relazione (essa può esprimere … anche l'incidenza o l'immediata posteriorità)» (Agostini 1978, p. 391); si aggiunga Mäder 1968, p. 43ss. congiunzione più nettamente finale o consecutiva» (Sabatini 1985, p. 165): fazo uno pocho de merchamtya, che se guadagna le spese 36.4v.32-33. 115. La negazione La negazione 'non' è sempre preverbale: no vaia né no tegna 27.23v.20, no pò valere 27.24r.21, non sia tegnudo 30.15, non si possa per alguno modo ronpere 30.10, non à cofesado 32.v.1, che non pertignia 34.53v.14, etc. In alcuni casi, 'no' è impiegato col valore di profrase negativa: o sì o no 34.53r.7; se ll'averò o no 35.3r.13; s'el pò esere o no 36.4r.28; analogo il caso seguente: do seie con una chaça, una ferà l'altra no 42.7 (vd. Glossario s.v. chaça). Particolarmente frequente il tipo 'non … alcuno' 382 : né alguna parte de quella 27.23r.14, 23v.3, no possa né debia fir revocà per alguna engratitudine 27.24v.17, no contravegnire per alguna raxon né caxon 27.25r.9, 30-31, non si possa per alguno modo ronpere 30.10, no possa né dibia fare de l'arte per alguna persona né per si 30.12, non sia tegnudo a pagare algun fitto 30.15. Vari esempi soccorrono per la doppia negazione, specie in presenza della congiunzione 'né': la dicta peça de terra né alguna parte de quela a negun'altri esser dà, vendua, obligà 27.23r.13-14, la dita peça né alguna parte de quella a negun'altri esser dà, ceù, vendua, alienà, obligà 27.23v.3-4, no vaia né no tegna 27.23v.20, né de negun altro perigolo 27.24r.33, la dita peça de tera né alguna parte de quela a negun'altri esser dà, ceùa, donà, alienà, obligà 27.24v.19, non habiando mai el dito Nicolò Polafrisana fatone asaver niente al dito Nicolò di Becari 37.155v.6-7, no vegemo ch'elo ye sia fato dano nisuno 39.v.2. Rilevo la mancanza della doppia negazione in dixe i çurè che yera da niente 39.r.6. Quanto agli usi di 'mai', cfr. § 116. In un caso, 'più' ha valore negativo, corrisponde cioè a 'non più': façando piena fine e remission e pacto al dicto Berton de plu demandare i diti dinari in tuto né in parte 27.24v.5-6. Quanto alle correlazioni, si ha: 'non … né': no vaia né no tegna 27.23v.20 (si noti la ripetizione di 'non'), no possa né dibia fare de l'arte 30.12, no se vête may più bella zurma de gallye né zente più obidyente 36.4v.30-31; né … né: né a hospeale né a cherigo né a servo 27.23v.19, né mandatogene mai né messo né ambaxiata 37.155v.8. La stessa congiunzione 'né', correlata o no, può essere impiegata con valore non negativo, come di consueto in italiano antico: fia tegnù de restitucion de furto, né de rapina, né de algun altro perigolo, dolo né ingano 27.24r.32-33, se la dita dialetti italiani settentrionali (Rohlfs 1966-1969, § 918): ge meno testemonii ch'el ge andasse fora dela casa 47.14-15; si ha inoltre 'portare via': lo fe' portare via 47.12; analogo il caso di 'far sopra' nel senso di 'provvedere': far sovra come meglio parerà a nuy 30.34. L'avverbio è di norma posposto al verbo: debia avere entrigamentre 27.23v.40, romagnire perpetualmentre 27.25v.6, vedere amigevolementre 34.53r.3, mostrasse ben e ligitimamentre 34.53r.24, el fose stà constreto in Vinexia iustamentre 34.53r.33, veçude dilligentementre 48.67r.10, etc. Più rara l'anteposizione, che si osserva soprattutto con modi verbali non definiti: entrigamentre pertignando 27.23r.13, 23v.2-3, stipulamentre sì promete 27.23r.15, 23v.5, stipulamentre afermò 27.23v.31- 32, dretamentre parlando 27.24r.6, etc. Per la posizione dell'avverbio rispetto al sintagma aggettivale, cfr. § 104. L'avverbio 'mai' in taluni casi è impiegato in senso non negativo, specie nelle frasi condizionali, interrogative e dubitative (cfr. Rohlfs 1966-1969, § 943): e s'el me 'l vedaxe may 28.6, ell è pasà anchoy may el tempo 36.4v.21 (cfr. l'italiano ormai). Frequente l'uso di 'bene' rinforzativo di verbi, posto in genere tra la forma verbale e il complemento oggetto o la frase completiva da essa dipendente, oppure tra l'ausiliare e il participio passato: sove ben che dyre 36.4v.21-22, sì son ben stò 39.r.1, elo aveva ben fichò fuogo 39.v.4, s'en farà ben fè 47.13. Mancano nel corpus esempi di coppie avverbiali con un solo -mente (tipo buona e amichevolmente, Migliorini 1952): falsamente e deslialmente 37.155r.19, 28, falsamente e maliciosamente 37.155v.26; inoltre: ben e ligitimamentre 34.53r.24, bene … e ligitimamentre 34.53r.40. Per l'alternanza fra i tipi «igualmente / similemente» cfr. § 71. 117. Costrutti latineggianti La costruzione che ricalca il tipo "accusativo + infinito" risente evidentemente della soggiacenza di formulari e moduli sintattici latini 383 : (*ambathja-'carica, servizio') su cui cfr. LEI Germ. i, 42-60. amche: cum soa grande utellytà, e mia amche 36.4r.9-10, El m'à fata amche una letra più brutta novella 36.4r.25-26 (per la grafia cfr. § 6). amchora vd. ancora. amigévol: amigevol conponaore de paxe 27.25r.20, 35-36. amigevolementre: vedere amigevolementre e de bona equitè 34.53r.3. amigo (pl. amixi): Sallutà ogno uno nostro amigo 36.4v.34; il plurale sempre nel nesso comunal amixi 'amici comuni' 27.25r.21, 22, 28, 36. anchoy: ell è pasà anchoy may el tempo 'oramai' 36.4v.21 (per il nesso con 'mai' cfr. §
  139. Comune voce veneta; per le occorrenze antiche (alla forma ancoi si alterna quella dittongata ancuoi) cfr. ad es. Renier 1899, p. 74, Friedmann 1908, p. 166, Stussi 1965, p. 187, Grignani 1980b, p. 110, Donadello 1994, p. 618, Stussi 1996, p. 540; per la sopravvivenza moderna, nei dialetti veneti settentrionali e trentini, Prati 1968, s.v. ancó (Patriarchi 1821 ha ancò e ancuò). ancona 'icona, immagine santa': item una ancona 19.20; item J a ancona ll. VIJ s. -50.v.25. Voce di origine greca, per cui cfr. Mussafia 1873, p. 26; per l'etimo e la storia del termine, Cortelazzo 1970, p. 11ss. ancora (amch-, anch-) 13.8, 13, 20 (tot. 44); Ancora digo per la declaratione dela soprascrita sentença 15.121r.18; sì demando ancora le spexe 17.4; anchora sì demando s. XLJ 17.6, 10; in correlazione con 'dapprima' e sim.: Inprima … anchora 42.2-3; Enprima … Ancora 46.1- 8; con 'non': hio en averave catà due tanti dinari, che no era la inpignasone ancora 47.7-8; per la grafia amch-cfr. § 6. *andare: ch'el andè cum m. Françescho Furlan a Chastelfrancho 23.1r.12-13; 37.155r.22. Locuz.: e vage a vinti per centenaro 'e manca il venti per cento' 21.r.4 (con riferimento a una somma da restituire?); 'andar fuori': ge meno testemonii ch'el ge andasse fora dela casa ello 47.14-15. anello: e sì aduse lo so anello per segno 23.2r.33 (vd. segno). ànima: per la anima del dito Zuane 27.24r.16. ànimo 'intenzione, disposizione di spirito': de um animo e de una voluntè 27.24v.31. anno (ano, pl. agni, agny, ani, cfr. § 53) 1.19v.12 bis, 21r.8 (tot. 29): e rende lbr. IIIJ a l'ano 33.24; crezo farllo l'ano che vene 36.4r.15-16.
  140. *anominare 'nominare', al passivo 'aver nome': uno che fi anominà Palamidexe dal Rovre e… uno che fi anominà Iacomo filarolo 47.16-17. Si ha anomare in Friedmann 1908, p. 166; cfr. TLIO s.v. annomare e annominare. aparechià (-reià): fo incità l'oste e tuto yera apareià 36.4v.19-20; così vole esser aparechià de sostegnir 37.155v.24; el debia esser aparechià a questa prova 37.155v.28-29. Gallicismo (LEI iii 1 , 213, Cella 2003, p. 274s). apareiamento 'preparativo militare': El Re sý fe' apareiamento per vegnire in Ytallya 36.4v.19. Per questa accezione, cfr. LEI iii 1 , 200, e per altre attestazioni italiane antiche, TLIO s.v. apparecchiamento; nel Tristano veneto si ha aparechiar e apariquiamento, cfr. Parodi 1893, p. 302, Donadello 1994, p. 619.
  141. r.12; una roba cum arcento 29.2; J a de meslo zenza ariento 50.r.10; J a borsa con J a chaenela d'ariento 50.v.28-29.
  142. archa 'armadio, cassa di legno': Inprima J archa che xè dentro taiiri XVIIIIJ 42.2; cfr. Salvioni 1905a, p. 287 (arcella), DELI s.v. arca, LEI iii 1 , 837ss.
  143. *arecomandare 'affidare': Queste cosse le qualle è scrite sì è arecomandade a ser Biaxio 10.28-29. ariento vd. arcento. *armare 'armare, allestire' (di navi): Dalmazia ne armà X 36.4v.27; accezione comune già in antico, cfr. LEI iii 1 , 1248. armarulo 'piccolo armadio': item un armarulo con tre scuele de pria e J orçulo 42.4. arme 'armi': cavaliere d'arme 37.155v.31 (vd. cavaliere).
  144. *arsagire: Rafaldo de Galçegnano arsagì Daenexe da Galçegnano 7.1; cfr. § 58. arte 'professione': fare de l'arte 'esercitare la professione' 30.12. Arzivéschevo: sý meser lo Re e il gram Conte, l'Arziveschevo, tuty yera contemti 36.4r.10-11. asa (pl. asse) 'asse': LXXXIJ asse nove 48.67r.18; le dite LXXXIJ asse nove 48.67r.21; le dite asse 48.67r.21-22. Locuz.: asa da pan 'tagliere' 42.13. Comune nei dialetti settentrionali, REW, PIREW 732, LEI iii, 2718; il tipo 'tagliere' designava invece una sorta di piatto di legno, vd. qui taiiri; asse dal pan anche nel pavano secentesco Sertorio Orsato (Selmin 1973, p. 291). asavere: fazove asavere che questi intercluxi sì à confesà le blave 31.r.1; non habiando mai el dito Nicolò Polafrisana fatone asaver niente 37.155v.6-7. Il nesso 'far asapere' è comune in antico, cfr. Castellani 1956, p. 156, vd. anche *savere. àxeno 'asino': s. XVJ per quatro feri che fo metù a uno axeno 17.10-11.
  145. *aspetare: ogno dý n'aspeta XIJ de Romania 36.4v.27-28; vd. anche *spetare. asse vd. asa. *assignare: ge assigna termene dal dì presente infina a X o XIJ dì 37.155v.27-28, nesso consueto in italiano antico, cfr. LEI iii 2 , 1863. astore, uccello da preda: Mandove uno bom astore mudà 35.3r.23-24, vd. mudà; gallicismo per cui cfr. Cella 2003, p. 326s. aténdere (act-) 'attenersi' 27.23r.28, 23v.15, 24r.38 (tot. 7): nientemen sia tegnù de atendere e observare 27.24r.37-38; chi manchasse de atendere y pati 30.22; per questa accezione cfr. LEI iii 2 , 2059s.; col significato di 'occuparsi' nella Bibbia, Folena-Mellini 1962, p. 122. aterar 'interrare': le fose che g'è datorno del dito cortivo e brulo … sia e debia eser tute mie e che le posa far chavar e aterar a ognii mia posta e plaser 28.3-5. Il TLIO s.v. atterrare, 2 registra il significato di 'seppellire'. atra vd. altro. atrar-'far arrivare': condurlo zoso in Italia per atrarlo e darlo in le man di Segnor d'Italia 37.155r.26; per questa accezione, cfr. LEI iii 2 , 2113. auditor 'uditore in una corte giudiziaria': auditor dadi e specialmente constituidi 37.155r.4, auditor dadi in questo fato 37.155v.11-12. Venez. antico aldidor, Tomasin 2001, p. 74. aulivari vd. ulivari. botege: in staçon e botege e case 37.155r.22, dove botege indica forse le 'officine', cfr. LEI iii, 137. boteie 'bottiglie, piccole botti': du boteie, J a de chuto l'altra de legno 42.7; nel fiorentino antico bottiglia indica un 'recipiente di vetro per liquidi, di forma cilindrica, con collo allungato e sottile, capace di contenere da un litro circa a un quarto di litro', cfr. LEI viii, 382. botesela (-xela, pl. -selle, -sielle, -xele) 'botticella': una botexela de vino 9.r.5; IIIJ r botesielle vechie
  146. meço 13.33-34; item IIJ botexele 20.r.31; boteselle da vino 47.10 (indicherà forse un 'bicchiere corpacciuto a forma di botte', come nel veneziano cinquecentesco, cfr. LEI viii, 373). Butiçele già nella Recordacione di Pietro Corner, Stussi 1995c, p. 785; inoltre Patriarchi 1821 s.v. botesela, Paccagnella 1979, p. 191. botun pl. 'bottoni' (cfr. § 21): una gonela vire chun botun XLVIIJ bianchi 20.r.14. Stussi 1965, p. 194; inoltre Sella 1944 s.v. bottonus; sull'introduzione e l'uso dei bottoni nel Medioevo, cfr. Frugoni 2001, p. 102ss. bracha 'bracca, femmina del bracco': IJ brachi di osello, J cham e J bracha 35.3r.24-25. brachi: brachi di osello 'bracchi da uccellagione' 35.3r.24. Bracheto e bracho nel Tristano veneto, Donadello 1994, p. 621. breve: in breve tenpo 35.3r.20. brigà (brygata) 'gruppo': J a brigà de legnaruolli 33.25; 'insieme di parenti e conoscenti': Serave vegnuto a Pava per vederve vuy e lla brygata nostra 36.4r.28-29; cfr. LEI vii, 453. brolo (bru-) 'orto, giardino': una chaxa de chupi a solar chon una teça e meço chanpo de brulo 24.319r.2-3; uno brolo de chanpi V o circha 28.2-3; le fose che g'è datorno del dito cortivo e brulo 28.3. Dal gall. *brogilos, Marcato 1982a s.v. brolo, cfr. anche GAVI 2, 304; broilus anche nel latino medievale di Padova, Bartoli Langeli-Gallo 2001, p. 114; cfr. inoltre TLIO s.v. brolo; per il padovano moderno, Patriarchi 1821 registra brolo de frutari, brolo piantà tutto de peri. brondini (brun-) 'recipienti di bronzo': item IJ bacini e IJ brondini 19.9; uno baçino, IJ brundini 20.r.9; item uno baçino e duy brondini 29.16; item IJ bazini e IJ brondini 50.r.31. «Et. incerto: la forma con -nd-(-nt-) è attestata anticamente in tutta l'area veneta e friulana», Folena-Mellini 1962, p. 123; bronzino 'brocca di bronzo' nei testi ferraresi di Stella 1968, p. 285; quanto ai dialetti moderni, Prati 1960 riporta brondelo, con documentazione fotografica. brondo (brun-) 'bronzo' 10.15, 20.r.4, 23 (tot. 5): uno laveço de brondo 25.10; un laveço de brondo 42.5. Per l'etimologia vd. brondini; brondo anche nella Bibbia, Folena-Mellini 1962, p. 123, e nei testi pavani di Milani 1997, p. 519; col significato di 'recipiente di bronzo' è ancora in uso nel trevigiano rustico: documentazione iconografica in Bellò 1991, p. 50. , cfr. Bertoletti in c.s. calònega (cha-) 'casa canonica' 21.v.17, 22.2, 24.319v.2 (tot. 5): nell'espressione la calonega de Pava 21.v.17; la chalonega de Pava 24.319v.2, 320r.5, 33.19, in designazioni di proprietà fondiarie, varrà 'Vescovado', in quanto sede dei canonici: cfr. Stussi 2000, p. 366 (altrove si ha infatti le raxon del Veschevò 24.319r.3). calto 'fosso, via infossata': da l'altra (parte) el calto 33.19-20. Cortelazzo 1999, p. 113: «tipico della geomorfologia dei Colli Euganei, è il 'fossato naturale permanente, che convoglia al piano le acque sorgive e piovane'»; inoltre Patriarchi 1821 s.v. e Prati 1968, s.v.: «dal latino calathus 'cesta' provenne calto per 'cassetto', dal quale il senso di 'borro'» (ma si veda § 60). calupnia 'calunnia': domanda la ragione per la calupnia sua 37.155v.17. calçe, calze, chalçe vd. chalce. cham 'cane': mandènene IJ brachi di osello, J cham e J bracha 35.3r.24. chàmara: en chaxa sea en la sea chamara 14.4; en chaxa soa en la soa chamara 23.2v.18-19. chambiadore (-aore) 'cambiavalute': Perdocimo dale Chaxelle chanbiaore 11.2; Lorenço chanbiaore 23.2r.29; meser Vivian chambiadore da Pava 30.
  147. GAVI 3 1 , 93. camise (chamixe) 'camicie': chamixe de tela XIJ 19.35; uno sacheto de chamixe 25.11; XVJ camise nuve 50.r.28. Si trattava di una veste simile alla tunica, lunga fino alle anche, indossata sotto gli altri indumenti: camesa in Salvioni 1905a, p. 293, Stussi 1965, p. 195, camixa nella Bibbia, Folena-Mellini 1962, p. 123; per altre attestazioni antiche cfr. TLIO s.v. camicia. campo (chan-, pl. campi, can-, chan-, chanpe per cui cfr. § 68) 4.12, 10.6, 13.6 (tot. 44);
  148. unità di misura: una peza de terra araura de cinque campi o cercha 27.23r.3-4; a Padova corrispondeva a m 2 3862, 57, cfr. Collodo 1990, p. 275. chanbiaore vd. chambiadore. chanpe, chanpo, canpi, chanpi vd. campo. chantaore: pre' Iachemo chantaore de Domo 14.10-11. cantare: soldi cento de pizoli per messe cantare 27.24r.11-12.
  149. *chançelare: e questo perché ira chançelata la dita raxonne 'era cancellata la nota di conto' 34.53r.7-8 (vd. rasone). capìtolo 'clausola contrattuale': soldi cento de dinari veneciani pizoli per çaschaun termen(e) e capitolo 27.23r.27, 23v.13-14, 25v.8-9; cfr. GDLI s.v. capitolo, 5. capo vd. cavo. capon: el datio de galine, polastri, galine, capon, oche 6.5. capotanio (cha-): devanzo dal capotanio de l'oste 'dell'esercito' 26.6-7, vd. oste; Raxon fata entro el chapotanio e Prosdocimo 49.1; le spexe che à fate el capotanio 49.2; Item spendé el chapotanio per pagare 49.5 (la natura frammentaria del testo 49 non consente di identificare il personaggio indicato come el c(h)apotanio: potrebbe anche trattarsi di un nome o soprannome). chapuço 'cappuccio': i quale dr. ello ave en soa man per pagare uno chapuço 23.2v.4. campagna»; incerto il genere, che in Boerio è maschile (come pure in Prati 1968, che s.v. ca∫ón documenta la voce in vari altri dialetti veneti): ma si ha pure, sempre a Venezia, un campiello della cason, su cui cfr. Tassini 1863, p. 141: «Cason, che talvolta trovasi di genere femminile, ma più spesso di maschile, significava anticamente prigione»; Kason nell'Alfabeto dei villani, Milani 1997, p. 370
  150. Più frequente, nei dialetti veneti antichi e moderni, l'accezione 'trovare': cfr. per i primi Monteverdi 1930, p. 187, Folena-Mellini 1962, p. 124, Stussi 1965, p. 197, Milani 1996, p. 278, Milani 1997, p. 524; per i secondi Patriarchi 1821 s.v., Prati 1968 s.v.; vd. anche *achatare. chativo: de queste siei è chativo rendeo 18.12; cfr. TLIO s.v. cattivo, 5. causa 'causa legale': sovra la causa, question e querella la quale intende de fare et de proseguire 37.155r.6. cavaliere: per bon cavaliere d'arme e schuderi 37.155v.31 (per il nesso cavalieri d'arme 'che si facevano cavalieri all'inizio di una battaglia o durante il suo svolgimento' e cavaliere di scudo 'quelli che andavano ad assumere la dignità, concessa o dal signore o dal popolo, armati e con la barbuta in testa', cfr. GDLI s.v. cavaliere, 5). chavalo (pl. chavally): le spexe che e' fi a uno chavalo 17.4; nasé morto XIJ chavally 36.4v.14- 15;
  151. L'è morto questo anno lezieramente in Omgarya L m chavally 36.4v.15-16. chavar 'scavare': le (= le fose) posa far chavar e aterar 28.4-5 (cfr. GDLI s.v. cavare, 9, e vd. qui aterar). cavaçale (cha-, chavaçalle) 'guanciale': una colçera e uno chavaçalle 15.121r.28
  152. Cfr. Sella 1944 s.v. capizale; cavazal in Sattin 1986, p. 131, Milani 1997, p. 524, Stussi 1965, p. 198: «è, con plumaço, termine più antico rispetto al francesismo orilliere che designa propriamente il "guanciale" (da massella) come oggetto distinto dal "traversino". In genere però tali distinzioni sono pressoché impossibili e si tratterà di semplici sinonimi»; cavazale anche nelle macaronee padovane, Paccagnella 1979, p. 193; Patriarchi 1821 s.v. cavezzale riporta: «capezzale, primaccio, piumaccio». caveli 'capelli': J a (scufia) de sea de color de caveli 50.v.7-8. chaveza: una chaveza de coramo 'una cinghia di cuoio' 38.7; Patriarchi 1821 s.v. cavezza. cavo (cha-, capo, pl. cavi, cha-) 1.19v.12, 19.16, 27.23r.31 (tot. 12); 'testa': fazuli da cavo 50.r.20, vd. façollo; 'estremità, bordo': IIIJ toagle cun façoli a cavi d'oro 19.16; J° paro de toaie dai cavi d'oro 50.r.11-12; IJ fazuli dai cavi d'oro 50.r.17; non chiaro: con croseta bianche e rose da chavo e da façulo 42.9; mentre J a drapo de lin da chavi 42.11 varrà 'con le estremità di lino' (?). Locuz.: en chavo de l'ano 'entro' 1.19v.12; en chavo de zaschaum termene de vintinove agni 'ogni ventinove anni' 27.23r.31-32; hogni chavo de VJ missi 'ogni sei mesi' 30.16 (en cavo de anche nella Bibbia, Folena-Mellini 1962, p. 124); la persona in capo 'in argomento, in questione' 37.155v.24.
  153. 25v.7; 'citare in giudizio': i altri li qual non n'à cofesado el se chonviem mandar a comandar 31.r.2-3; Quisti sì è quigi che de' esere comandè 40.1-2 (vd. chomandamento, inoltre § 106). come (co', cho', com', chome, como, chomo, chon', cum', cun') 27.23r.23, 23v.28, 25r.7 (tot. 29): chomo ve scrysi 35.3r.6; introduce subordinata temporale, cfr. § 114: chomo vegna a Buda troverò modo de prestarlly 36.4v.5-6; in correlazione con 'così': en sia sì de morti chon' dala parte che fo el fuogo 39.r.9; sì com' en cossa soa 27.25r.7. Per l'accentazione cfr. § 80. comissarii 'esecutori testamentari': instituisse Iacomo e Bertolamio soy fêle comissarii, i qual comissarii debia e possa distribuire tuti i soy legati 27.24r.14 (GDLI s.v. commissario, 4). predicti 34.53r.15-16; vegnisse a fare le raxon dela dita conpagnia chomo el predicto Beneto 34.53r.22-23; e chomo questo ve schuxà 36.4v.9. chomum 1 agg. (femm. comuna, cho-) 5.16, 17, 21.v.2 (tot. 36): la via chomuna 21.v.2, 7, 12 (tot. 13); el rio chomum 24.320r.12; la viatela comuna 46.11, 12-13, 14-15. Locuz.: de comuna concordia 48.67r.5-6.
  154. Chomun 2 (Comuno) sost.: la via del Comuno 5.7; Marsilio da Çovo[n . . .]o Chomun 12.13; el monte del Chomun 24.319v.8; el rio del Chomun 24.320v.1-2. comunal 'comuni' 27.23v.33, 38, 24r.18 (tot. 8): comunal fiioli 'figli comuni' 27.23v.33, 38; comunal amixi 27.25r.21, 22, 28, 36. Accezione simile nel Santo Stady, Monteverdi 1930, p. 187; cfr. inoltre GDLI s.v. comunale, 6 (nel significato di 'comune amico'). comunamentre 'in comune, di comune accordo': Zuane … e Marttim … comunamentre guarenta e confessa de aver abiù e recevù … lbr. X de dinari veneciani piçoli 27.24r.25-27; dale predite parte comunamentre electi 27.25r.21; comunalemente e comunamente nel Lucidario, Donadello 2003, p. 266; inoltre GDLI s.v. comunalmente. Comuno vd. Chomun 2 . con (cho', cho . , chom, chon, cum, chun, cun, davanti a vocale nel solo testo 16 c-, ch'-)
  155. Con 'esso' rafforzativo indeclinabile (Rohlfs 1966-1969, § 496; com esso mi nella Bibbia, Folena-Mellini 1962, p. 124) son ben stò chom eso y mie' çurè 39.r.1-2; publico 48.67r.5-6. condam (quon-): Çuane de Vila condam ser Curadino 20.r.2; Bertollamio de condam meser Vivian 30.4; Iachomo de condam miser Vanoço 30.5-6; Io Marsillio Turchetto quondam Antonio Turchetto 34.53v.20; latino quondam, usato per indicare persona defunta, cfr. Loach Bramanti 1985, p. 122.
  156. *condanare (condampn-): per lo qualle leto en fo condampnò el dito Lunardo 15.121r.8-9; per lo quale era stà condampnà lo dito maistro Montorio 15.121r.17; sentenciemo e condanemo el dito Constantim 27.25v.3-4; Questi sì è quelli li qual se condana al formento 32.r.1-2: cfr. Rezasco 1881 s.v. condannare : «Condannare in una cosa. Condannare nella perdita di quella. Condannare l'uomo ad uno o ad una cosa chicchessia. Condannarlo in multa, applicando questa a quell'uno o a quella cosa». conditione (pl. chondeçione): a queste chondeçione e pati 13.4; a questa conditione 47.3. condur-: stara XXX de bon formento secho sì como el se lieva de l'ara, e a chasa soa condurlo a Pava 27.23r.22-23.
  157. *confermare (confir-) 'garantire'; sempre in dittologia con 'dire': digando e confermando 27.24v.18; digando e confirmando 27.23r.13, 23v.3 (cfr. Rezasco 1881 s.v. confermare, confirmare).
  158. *confesare (chun-, chen-, cofes-) 'dichiarare' 23.2v.19, 20, 27.23v.24 (tot. 9): chunfisà esere vera questa scrita da posta a posta 23.2v.19; sì à confesà le blave 'hanno confessato di essersi impadroniti dei cereali' 31.r.1; Questi sì è quelli li qual non à cofesado 32.v.1; confesse che le sovradite cose sia dite per lui 37.155v.13-14; per chenfesò 39.v.3 cfr. § 27. confirmando vd. *confermare. *confortare: s[allutà] ognomo per parte mia, confortà la Malgareta 35.3r.19; cfr. § 96. confusion 'disonore, scorno': a maçor confusion del dito Nicolò de Pollafrisana 37.155r.33-34;
  159. GDLI s.v. confusione, 6. conpagnia (chonpagn-, chonpangn-) 'compagnia commerciale' 30.5, 10, 13 (tot. 22): en Cloça et altrove 48.67r.3-4 (cfr. GDLI s.v. compagnia, 20). conpagno 'socio in affari': s'el fosse allguno che inganasse l'altro conpagno 30.19; za per tempo passado suo conpagno 37.155r.8-9.
  160. *conparere 'apparire, figurare, risultare': Sovra una question osea contraversia la qual conpare de esser contra Zuane da una parte e Costantim da l'altra parte 27.25r.14-15; in accezione giuridica, 'comparire dinanzi a un'autorità' (cfr. TLIO s.v. comparire, 3): Devanzo da misire Comin fo mareschalco de l'oste conparse Zuane de Martino de Abano 26.2-3;
  161. i qual conparse devanzi dal dicto mesir Comin 26.4-5. conpii 'compiuti': enfina dexe agni conpii 27.23r.2. conponaore (-or), pl., sempre c. de paxe 'pacieri, arbitri': amigevol conponaore de paxe 27.25r.20, 35-36; conponaor de paxe 27.25r.22; comunal conponaore de paxe 27.25r.27-28.
  162. La medesima accezione nei documenti modenesi di Bertoni 1913, p. 153s; cfr. inoltre GDLI s.v. componitore, 2.
  163. *conpónere 'comporre, redigere': sì conpone so cotal testamento, cossì digando 27.24r.8. conprare (cho-, -perare) 23.1r.14, 26.3, 27.23v.17 (tot. 5): véndale a chi le volesse conprare 27.23v.18; che 'l dito Batista sì diebia schrivere chon soa mano tuto quello che se chonprerà 30.23. 1997, p. 530; Patriarchi 1821 ha corezola del batauro «quel cuoio, con che si congiunge la vetta del correggiato col manico». chorte 'cortile': da IJ parte le monege de Sancta Agà con chorte 'il possedimento delle monache con il relativo cortile' (in una confinazione agraria) 33.8; 'corte forense': spexe ch'era fate en chorte 'spese legali' 23.1r.20. cortello: ge volse dar del cortello 37.155r.17-18. cortivo (cho-, pl. cortivi): 47.11-12. Voce tipicamente veneta, cfr. Zolli 1989, p. 190; inoltre Medin 1909-1912, p. 889, Prati 1968 s.v. cortìo, Concina 1988, p. 66; per il padovano in particolare, Patriarchi 1821 s.v. cortivo. cosa (cho-, cossa, pl. colse, chonse, cose, chose, chosse, cosse) 10.27, 15.121r.4, 16.6 (tot.
  164. Queste cosse le qualle è scrite 10.27; costituando quel so procuraore sì con' in cossa soa 27.24v.26-27 (consueta espressione del formulario latino: cfr. «faciens ipsum procuratorem tamquam in rem suam» in Scalfati 1997, p. 147); m'à promeso de farme fare una chosa a meser lo Re 35.3r.10; Queste sono le cose portò madona Zabarella 50.r.1; se chosa fose ch'el se vollese partyre 36.4v.10-11 (si tratta probabilmente di un toscanismo: il corpus dell'OVI fornisce per la iunctura «se cosa fosse», esempi esclusivamente toscani, volgarizzamento del Tesoro, Milione toscano, volgarizzamento toscano di Livio, Sidrach toscano); per i tipi colse, chonse cfr. § 12. così (chosì, chosý, cossì) 15.121r.12, 23.2r.3, 26.8 (tot. 15): questo chosì fatto guadangnio 30.27; som sam e chosì desidero aldyre de vuy tuty 36.4r.1. cosineli, chosinelli vd. cuscinelo. chosino (chox-) 'cugino': presente Piero so choxino ll. V 3.210v.6; soa chosta 28.3-5. Beggio 1995 s.v. kosta: «tratto di campagna, di terreno in genere, rilevato; bordo rilevato di un campo»; Migliorini-Pellegrini 1971 s.v. kosta: «costa di monte, costone».
  165. *costare (cho-): Chosterave a refare più de lb. IIJ c 16.7; El m'à chostà questo pallafreno XXVIIJ fior. d'oro 36.4v.17; J° paro de toaie dai cavi d'oro costa con J° toaiulo dorò ll. XXV s. * * * 50.r.11-12. costituando, costituì vd. *constituire. chostoro: chostoro ch'à vezù queste 36.4v.29-30.
  166. *constrénçere 'trattenere' 27.23r.34, 24v.34, 37, 25r.17 (tot. 7): el fose stà constreto in Vinexia 34.53r.33 (GDLI s.v. costringere, 3); 'confinare' (accezione inconsueta, qui in un solo documento): una peza de terra araura … ala quale constrenze da deman, da mezodì, da sera e da setentrion la via comuna 27.23r.3-5; una peza de terra araura … ala qual constrençe da una parte A, da l'altra B 27.23r.33-35.
  167. 4v.36. Per l'uso nelle partite di conto, vd. avere. Formula notarile: renonciando sovra zo a l'ececiom di no dè, abiù, recevù e nomerè 27.24r.27-28, vd. ececiom. datio, datii vd. dacio. datorno: le fose che g'è datorno del dito cortivo e brulo 28.3. de (di) 1.19v.10, 11, 12 (tot. 1012). Forme articolate: del (delo) 1.19v.11, 2.60.r.1, 2 (tot.
  168. 2, 5.5, 6.4 (tot. 24), dile 43.2; indicante specificazione, appartenenza: el testamento de dona Ychoniça 4.2; peza de terra 27.23r.36; festa de Santa Malgarita 27.23v.10; origine: Girardo de Vo de Zocho 5.5-6; per introdurre date: de dì XX de decenbrio 23.1r.13; in altre espressioni temporali: en chavo de l'ano 1.19v.12; hogni chavo de VJ missi 'in capo a ogni sei mesi' 30.16; distributivo: io Loto en chaterave libr. L del chanpo 13.24; indicante causa: zagando en leto agrevò de infirmitè 27.24r.5-6; indicante quantità, qualità: una peça de tera … de C° canpi 21.v.5; IJ brachi di osello 'bracchi da uccellagione' 35.3r.24; argomento: digo … de quel ponto 15.121r.18-19; De uno chortivo chomo una tore de muro chomo uno brolo 28.2-3; introduce una proposizione infinitiva, anche in dipendenza di un sostantivo: sè stò el meso de farmegni dare 13.11-12; cum desiderio de vederve sam e contento 35.3r.1; in composizione con altre preposizioni, congiunzioni e avverbi: de fina 15.121v.3'ditale': item J deale d'ariento 50.v.30. Le più antiche attestazioni riportate da GAVI 4 4 , 57 sono posteriori; cfr. inoltre Mussafia 1873, p. 51. débiti: Questi sì è i debiti che è trovè drio la morte de Bertolamio 21.r.1. decembrio (decen-, -bre) 11.5, 23.1r.7, 11 (tot. 9). decìdere: vignirà da esser deciso e giudicado 37.155v.20-21; se la dita casone e facto per forma e ponto de ragion no se poesse decidere 37.155v.22-23. declarare 'dichiarare', 'acclarare': ò declarae certe chosse no ben clare en la dita sentença 15.121r.4; digo e declaro lo dito ponto 15.121r.21-22; Ancora digo e declaro 15.121r.34; i diti arbitri … posa arbitrare, sentenciare, dexbrigare, definire e declarare entro le dite parte o sovra le dite parte 27.25r.22-24; avea arbitrò, sentenciò, dexbrigò, defenìo, declarò 27.25r.28-29; che egi posa declarare e definire una fià e piusor segondo che a egi parà 27.25v.11-12. declarassone (-tione) 'chiarimento': digo per modo de declarassone 15.121r.2; per la declaratione dela soprascrita sentença 15.121r.18. defender-vd. defféndere. defenderixe 'incaricata della tutela': laxa Ana soa moiere tutrixe e defenderixe di soy fiioli predicti 27.24r.19-20, cfr. § 40 (il GDLI s.v. difenditore dà esempi per il femminile solo a partire dal Della Porta, sec. XVI). defféndere (defe-), sempre in nesso con guarentare: sì promete el dicto Zuane … de guarentargela e de deffenderla da ognunchana persona 27.23r.15-17; guarentarla e de defenderla da ognunchana persona 27.23v.6-7; seanno tenuti de guarentare e deffendere el predicto Nani senza danno a tute su' spexe 34.53r.37-38. definire (defe-) 'stabilire': lbr. cento de dinari veneciani piçoli i qual per nome è definio e convento e iusto prexio 27.24v.1-2; posa arbitrare, sentenciare, dexbrigare, definire 27.25r.22- 23; avea arbitrò, sentenciò, dexbrigò, defenìo 27.25r.28; egi posa declarare e definire una fià e piusor 27.25v.12. degano 'capo di una comunità rurale': Io Domenego Negro degano 39.r.1, 7; el degano da Curniiana 44.v.1. Anche nella Bibbia ('capi del popolo'), Folena-Mellini 1962, p. 126; è del resto tipica voce veneta antica e moderna, cfr. ad es. Mussafia 1873, p. 49, Grignani 1980b, p. 116, Milani 1996, p. 282, Gobessi-Orlando 1998, p. 392, e per i dialetti moderni Prati 1968, p. 55. deliberacion (-cione): habiua plena deliberacion 27.25v.1-2; habua sobria deliberacione 48.67r.12, vd. sobria. deman (do-) 'mattina', e per trasl. 'oriente': ala qual constrenze da deman, da mezodì, da sera e da setentrion la via comuna 27.23r.5, 24v.11-12; da doman, da meçodie, da sera, da septentrion 27.24v.34-35; da doman, da meçodì, da sera e da septentrion 27.24v.37-38. Entrambe le accezioni sono comunissime nei testi veneti antichi, cfr. ad es. Salvioni 1894, p. 366, Salvioni 1905a, p. 300, Ineichen 1957, p. 116, Folena-Mellini 1962, p. 157, Tomasin 1999, p. 81. demandar vd. domandare. demandason (-xon) 'domanda, istanza': quigi che de' esere comandè a demandason de maistro Guielmo da Cremona 40.1-2; A demandaxon de Traverso drapiro 44.v.6. Voce anche veneziana antica e lidense, cfr. rispettivamente Belloni-Pozza 1987, p. 100, Elsheikh 1999, p. 82. demostracion 'prova': de quelle non possa far fede né demostracion nesuna 37.155v.14-15. denançi, sempre in composizione con da: Denançi da vui 37.155r.2; denançi da voi 37.155v.10; denançi dal venerabello homo meser Benedeto da Siena 48.67r.8. denigrar: vogliando abominare el dito Nicolò di Becari e denigrar la fama sua 37.155r.19-20, se ha esforçà de denigrar e de svilare 37.155v.19. denonciaciun 'denuncia': E s'el no le volesse conprare, fazagi denonciaciun infina X dì 'entro dieci giorni' 27.23v.17. Denunçasone nei testi ferraresi di Stella 1968, p. 287. dentro 20.r.19, 37.155v.24, 39.r.5 (tot. 5); normalmente impiegato come avverbio: una dopira chun una borsa dentro 20.r.19; sì trovè plantoni XXXIIJ dentro morti e schotè 39.r.4-5;
  169. J archa che xè dentro taiiri XVIIIIJ 42.2; una chasa con J a chaseta dentro 42.9; in locuzioni preposizionali: dentro dale forçe dela cità de Padoa 'dentro le mura' 37.155v.24-25. depòsito: confessa de aver abiù e recevù e in si avere en deposito et salvamento … lbr. X de dinari veneciani 'in custodia' 27.24r.26-27; 'somma depositata': i qual dinari osea deposito 27.24r.29. dequaindrio (dequan-) 'per l'addietro'; usato in una locuzione indicante persone defunte: Chialoga Zuane dequandrio de Martin 'del fu M.' 27.24r.5; Polo e Constantin frêgi e fiioli dequandrio de Lorenço 27.24v.29; ay servisii e provisione dequaindrio del serenissimo e invictissimo Principo 37.155r.13-14; cfr. anche condam. dexbrigare 'comporre una controversia': sentenciare, dexbrigare, definire e declarare entro le dite parte 27.25r.23; avea arbitrò, sentenciò, dexbrigò, defenìo 27.25r.28. Anche nei testi çoè una coltra, dui linçoli, una colçera e uno chavaçalle 15.121r.26-28; lo dito leto formò 15.121r.33; accezione simile nei testi ferraresi di Stella 1968, p. 289. formento 2.60v.1, 10.22, 13.32 (tot. 11): stara XIJ de formento 13.32; se la fosse afictà a formento 27.23r.22; Patriarchi 1821 s.v. fornaro: devea dare a Çuane fornaro per la chotura del pan 21.r.15; Bortolamio fornaro 42.16- 17; Patriarchi 1821 s.v. fornido 'completo': uno ... versuro fornido 10.24. Accezione comune nell'it. antico, ad es. Castellani 1956, p. 164; inoltre GDLI s.v. fornito, 4. forno: du caxon e forno e parte de un poço 46.2 (si tratterà forse di una fornace, cioè di una costruzione che ospita il forno). forsi (-sy) 27.23r.7, 35, 25r.17 (tot. 5) 'forse': chosì bello trato cum' fose fato forsy XX ani in Omgaria 36.4r.8-9; tra luy e y soy Barone ne trà forsi uno millyone de fior. 36.4v.23; 'eventualmente': e così se de' dir da tute le parte e forsi altre choerencie 27.23r.7. forçe: dentro dale forçe dela cità de Padoa 'dentro le mura' 37.155v.24-25. fosa (pl. -e): da una parte la fosa comuna 'la fossa di uso comune' 5.16 (vd. anche via);
  170. brolo de chanpi V o circha, che le fose che g'è datorno del dito cortivo 28.3; tuti le fose 28.9 (in quest'ultimo caso si potrebbe anche leggere fosè 'fossati', ma così verrebbe meno la coerenza con quanto precede). fosar-'munire di fossati': la dita peça de terra lavorarla, loamarla, teraçarla, fosarla, circunplantarla 27.23v.11-12; fossare in Sella 1944, s.v. fra' 1.46v.1, 3, 2.60r.2 (tot. 7): fra' Tura indica forse un frate laico, ossia un terziario. fradello vd. frêllo. francescho 'francese': Bramdella francescho 35.3r.14. frêllo (fradello, pl. -êgi) 14.6, 27.24v.29, 39 (tot. 7): lo priore de Santa Alena e Zuane so frêllo 14.5-6; Antuonio fradello de Matio Moroto 32.r.3. Il veneziano antico impiega per il sing. solo il tipo frar, Stussi 1965, p. 218. frescha: el datio dela carne frescha 6.3. fresura 'padella' (pl. fersure): una fresura vechia 10.18; fersure de ramo 20.r.27; da *frixoria, REW, PIREW 3524, e per altre attestazioni venete antiche Stussi 1965, p. 217, Paccagnella 1979, p. 199, Sallach 1993, p. 94 (fresora, frissora); per il padovano moderno, Patriarchi 1821 s.v. fersura. frutìfari (frutifi-): arbori frutifiri e non frutifari 33.15. fugaçaro 'venditore di focacce': Mazon fugaçaro 32.v.8. *fugire: fugendo dele parte de Boemia 37.155v.1. fuogo vd. fogo. fuora: en la staçon o fuora dela staçon 30.24; de fuora le coerentie: da J a parte la via 33.2. furto: no fia tegnù de restitucion de furto né de rapina, né de negun altro perigolo 27.24r.32-33. antiche, Stussi 1965, p. 219, Sattin 1986, p. 139, Belloni-Pozza 1987, p. 101, Elsheikh 1999, p. 84. governar 'amministrare': dela qual dota ch'el possa reçere e governar 4.5 (si noti il cambio di programmazione sintattica). gram vd. grande. grana, colorante rosso vivo, che si estraeva dal corpo di un insetto, il coccus ilicis femmina: J de sea de grana 50.v.5. Anche nei testi veneziani, cfr. Stussi 1967, p. 133, Sattin 1986, p. 139; per la Toscana, cfr. Castellani 1952, p. 878. grande (gram) 20.r.10, 27.24v.17, 36.4r.10 bis (tot. 5): no possa né debia fir revocà per alguna engratitudine o ofenssa grande né piçola 27.24v.17-18; Gram fatyge e spese ò avute 36.4r.16. grazia: per la grazia e bomtade maystro Saraxino non à voluto ch'el sia 36.4r.6-7; per la grazia de Dyo 36.4r.20. grosule 'cereali grossi': la mitè dei grosule, el terco de minù 18.10. Stussi 1998, p. 464: «alla distinzione tra grossi e minuti, legata almeno in parte alla diversa dimensione dei chicchi corrisponde … l'opposizione tra semina invernale dei primi e semina primaverile dei secondi; si può anche precisare che metà dei grossulia e un terzo dei minuta rappresentavano un canone standard e che gli statuti veneti quattrocenteschi definiscono grossulia innanzi tutto il frumento e poi segale, orzo, spelta, avena, fava e legumi, esclusi i fagioli»; cfr. inoltre Sella 1944, p. 278. Si dovrà leggere dunque grossule nel passo di Ruzante, Piovana, IV, 73, in cui Zorzi 1967, p. 965, ha grossulè: «cancaro a i grossulè», chiosato dubitativamente ivi, p. 1505 («potrebbe equivalere a 'grossolani'?»). *guadagnare: fazo uno pocho de merchamtya, che se guadagna le spese per my e per la mia fameia 36.4v.32-33. guadagno (-ngnio, -ngo): ogni guadagno fato se dibia partire per mità 30.17; tutto quello che ne serà de guadango 30.25-26; questo chosì fatto guadangnio 30.27; el guadangnio che aparese schritto 30.31-32. guanti: para XVJ de guanti 19.41. guarda (quar-, pl. guarde) 'guardia', 'turno di guardia': R. Quiçardo per la quarda 3.212r.4; r. Quiçardo per la mia guarda 3.212r.7; Item r. che di' al Colò dale guarde ll. IJ p. V 3.212r.10; guarda anche nel latino medievale di Padova, Bartoli Langeli-Gallo 2001, p. 124: si ha qui facit IIJ guardas 3.212r.1 'fece due turni di guardia'. guardar-'custodire': i qual dinari … sì promete … de tegnirgi, de guardargi e de salvargi 27.24r.29-31; 'conservare': Dyo ve guardy tuty da malle 35.3r.17-18; 'stare in guardia': guardà quello che vuy fazà 36.4r.13. guarentare 12.18, 27.23r.16, 23v.6 (tot. 7) 'registrare': Guarentala al vechario al bancho d'Oto noaro 12.18; 'garantire': sì promete el dicto Zuane … de guarentargela e de deffenderla da ognunchana persona 27.23r.15-17; 'dichiarare': Chialoga Zuane guarenta e confessa d'aver abiù e recevù 27.23v.24. Veneziano antico varentar(e), Stussi 1965, p. 261, Sallach 1993, p. 224s. (varentar, guarentare).
  171. 'carpentiere', poi diffuso nel significato di falegname nell'It. sett.». Di contro all'etimologia tradizionale, dallo zoonimo smergus 'smergo', Petrolini 1996 collega il termine a marra. marchandaria (merc-, merch-) 'mercatura': rosso dela marchandaria 34.53v.13; cfr. Sella 1944 s.v. mercandaria; vd. anche merchamtya. marchese: meser Nicolò marchese de Heste 37.155v.5. mare 'madre': la hereditè de pare qual de mare 'da parte paterna e materna' 27.24v.30. mareschalco (mer-): maistro Pecin merescalcho 21.r.6-7; Devanzo da misire Comin fo mareschalco de l'oste 'dell'esercito' 26.2 (vd. oste). mario: Zuane mario della dita dona Anna 27.23v.37-38. março (-zo) 14.7, 8, 23.2r.34 (tot. 6). masaro 'massaro, amministratore': ser Piero masaro 28.9. maxo 'maso', 'modesto appezzamento di terreno': dal lò del me' maxo 28.4; uno me' maxo 28.8. GDLI s.v. maso, 1. mastelo (pl. mastigni, cfr. § § 3, 54): meço 13.33- 34; item uno mastelo 20.r.34; du <.> veçati, un d'un mastelo, l'altro de do seie 42.6; un mastelo de tre seie 'di tre secchie' 42.8 (indicazione della capacità). Il mastello come unità di misura aveva entità variabile, generalmente dell'ordine di alcune decine di litri (l 77,98 a Treviso, cfr. Cagnin 1991, p. 547). Voce di probabile origine greca (cfr. Cortelazzo 1970, p. 136) per le cui attestazioni latine medievali cfr. Sella 1944 s.v. mastellus (che riporta: «mastella duodecim vini boni» da un documento padovano del 1433);
  172. altre occorrenze settentrionali in Stella 1968, p. 291, Paccagnella 1979, p. 206, Milani 1997, p. 564; cfr. inoltre Patriarchi 1821 s.vv. mastelo da far i bagni, mastelo da liscia, mastelo da travasador. mati 'pezzi di lino grezzo': item IJ pignolè ll. XVIIJ ; item IJ mati ll. V 50.r.29-30. Pellegrini 1977, p. 428: «sembra indicare lino scadente, rozzo, grezzo; cfr. a Cortina d'Ampezzo mato ricavato infimo del lino». matrimonio: durando el matrimonio 27.23v.32-33, 38. maço (-zo) 'maggio' 23.2r.2, 6, 8 (tot. 5). maçor (maore, mazor) 15.121r.8, 21.v.12, 27.23r.4 (tot. 6): pre' Domenego da Canpolongo Maore 27.24r.11; uno millyone de fior., ed è pagà la mazor parte 36.4v.23; a maçor confusion del dito Nicolò de Pollafrisana 37.155r.33-34. Il tipo maore (qui attestato solo in toponimi) sopravvive solo marginalmente nei dialetti moderni, cfr. Prati 1968 s.v. Maori («uomini che presiedevano alla riscossione delle decime» si diceva in valsuganotto e in vicentino; sotto la stessa voce è riportato anche il roveretano maor «il primo fieno»). me 1 pron. pers. 13.18, 28.6, 34.53v.10 (tot. 34). me 2 pron. poss., vd. mio. medìssimo 'medesimo': fo per questo leto medissimo 15.121r.13 (cfr. § 19). *mêgare 'medicare, prestare cure mediche': devea dare a maistro Piero de Vedelo lbr. IJ perché elo ge avea mêgò en chaxa 21.r.13-14.
  173. *occurrere 'occorrere', 'capitare': seando occurso algune dissensione tra il dito Nicolò di Becari e el dito Nicolò de Polafrisana 37.155r.15-17. La stessa accezione in Stussi 1965, p. 234. oche: el datio de galine, polastri, galine, capon, oche 6.5. octo: octo dì enanzo o octo dì drio 27.23r.20. ofenssa 'offesa': no possa né debia fir revocà per alguna engratitudine o ofenssa grande né piçola 27.24v.17-18. ofiçiale 'funzionario della pubblica amministrazione cittadina': ofiçiale del Segnore 13.27- 28.
  174. A Padova, erano denominate officia le corti giudiziarie insediate nel Palazzo del Podestà. ofyzio 'incarico': non ò ofyzio ma fazo uno pocho de merchamtya 36.4v.32. ogni (hogni, ognii, ogno, omni, femm. ogna) 2.60v.11, 27.24v.39, 28.6 (tot. 13): hogni chavo de VJ missi 30.16; ogna altra raxon che se possa aquistare 33.34; ogna fyà che lo pare page 36.4v.9-10; se speta ogno dý 'da un giorno all'altro' 36.4v.24 (cfr. § 70). ognomo 'ognuno': s[allutà] ognomo per parte mia 35.3r.18-19. Anche nella Bibbia, Folena- Mellini 1962, p. 133; cfr. § 70. ognùnchana 'ogni, ognuno' (indeclinabile) 27.23r.9, 11 bis (tot. 16): ognunchana soa utilitè e voluntè 27.23r.37-38; ognunchana adiacencia e pertinencia 27.23v.1; ognunchana dì e ora 27.25r.24; cfr. § 70. ol vd. el. olivari vd. ulivari. ollio (ulio): ulio da magnare 'olio commestibile' 13.37; XV vaselli da ollio 48.67r.27-28. oltra: e quello dibia eser tuto so, e oltra duc. cento d'oro 30.20-21. Voce ben attestata nel Veneto antico, cfr. ad es. Vidossich 1906, p. 131, Ambrosini 1956, p. 68, Stussi 1965, p. 234, Lippi Bigazzi 1987, p. 1123. oltrascrite vd. ultrascrito. hómgaro: meser Zuane homgaro 36.4v.1. omni vd. ogni. homo (pl. -meni, -mini) 27.25r.19, 34.53r.24, 40 (tot. 7): gi savii e discreti homeni, zoè Berton e Acordo 27.25r.19-20;
  175. onore (pl. -ri): a onore e utelle 35.3r.20; cum onore del nostro Segnore 36.4r.9; in contesto di stime fondiarie, «quanto veniva donato per consuetudine oltre alla decima, in particolare "uova e volatili da cortile"» (Stussi 2001, p. 670): Rendeva a l'ano lb. C ch'onori 16.2 ; e la diexema ch'onori 16.4-5. honorévoli: Denançi da vui nobili e honorevoli homini 37.155r.2. piaça: Palamidexe drapiere che sta ala piaça di Fozzalle 11.3. picoli vd. pìçolo. piè vd. pe'. piena (pl-): façando piena fine e remission 27.24v.5; fa piena e libera vendea 27.24v.7; abiua plena deliberacion 27.25v.1-2; far piena prova per letere patente 37.155r.32. pignollò (-olò, pl. pignellè, pignolè) 'tessuto di lana e canapa, simile al fustagno' 15.121r.25, 20.r.6, 7 (tot.
  176. ' 50.r.29. Talvolta identificato con il fustagno, nei testi veneti antichi sembra esserne distinto, cfr. Mussafia 1873, p. 89; per altre attestazioni venete antiche, cfr. Stussi 1965, p. 240, Zorzi 1967, p. 1330, 1430, Milani 1971, p. 220, Milani 1997, p. 579. pilon 'pestelli': J a pilota de legno con du pilon 42.8. Voce veneta antica e moderna, cfr. rispettivamente Mussafia 1873, p. 90, Milani 1997, p. 579 e Prati 1960 s.v. pilon («pigione, formato di un bastone lungo che in fondo porta infisso un pezzo di legno com'un cono»). pilota 'pillotto': J a pilota de legno con du pilon 42.8 (vd. pilon). Mussafia 1873, p. 67, Milani 1997, p. 579. pimaço (piumaçio, pl. pimaci, cfr. § 55) 'materasso o cuscino di piume': una colcedra e uno piumaçio de tella 10.7; uno pimaço vergado 25.2; uno pimaço de tela 25.3; duy pimaci e uno cuscinelo de tela 29.8. Voce comune nel Veneto antico, cfr. ad es. Stussi 1965, p. 241, Milani 1997, p. 579; padovano moderno pimazzo, Patriarchi 1821, s.v.; trentino piumazòl, Ausserer-Gerola 1925, p. 210; pimaccio anche in fiorentino antico, Castellani 1952, p. 899. più (plu) 16.7, 27.24r.15, 24v.5 (tot. 16): lo meio e più utele a egi parà 27.24r.15; valesse 27.24v.15; per più chiareza dela ultrascrita sentenzia 34.53v.21. piumaçio vd. pimaço. piusor (plusor, pluçor) 'più numeroso, maggiore': i quale dr. io pagè per luy en pluçor persone 23.2r.2; stagando en piè una fià e piusor 27.25r.26; una fià e piusor 27.25v.12; dire e mandare a dire in secreto e palese a plusor persone 37.155v.2-3. Comune voce veneta antica, cfr. ad es. Ascoli 1878a, p. 281, Stussi 1965, p. 241, Donadello 1994, p. 635; per pluçor cfr. § 47. pìçole 'legumi affini al pisello': meço staro de piçole 10.20. Più comune la forma maschile, cfr. Mussafia 1873, p. 90, Milani 1997, p. 580. pìçolo (femm. -a, pl. -i, picoli, pizoli, femm. piçole) 1.21r.8, 15.121r.21, 20.r.10 (tot. 22);
  177. 'piccolo', agg.: V linçoli vire, grande e piçoli 20.r.10; uno leto piçolo 29.4; tipo di moneta d'argento (abbreviato p.): ll. IIJ de piçoli 1.21r.8; dèle en picoli me' fiiollo 23.2v.15; soldi cento de pizoli 27.24r.11; soldi vinti de piçoli 27.24r.12-13. Il piccolo valeva un quarantesimo della corrispondente lira (lira di piccoli);
  178. nel Trecento pesava 0,298 grammi e aveva 250/1000 di titolo, Buenger Robbert 1995, p. 427. Non chiaro: un desceto con pi e un bancho con piçoli 42.12 (forse per aplografia: con pi piçoli 'con piedi piccoli'). posessione 47.5-6. Comune nei testi veneti antichi, cfr. ad es. Stussi 1965, p. 242, Stella 1968, p. 295, Sattin 1986, p. 149. posire (posêr-, posier-, cfr. § 19) 'possedere' 2.60r.4, 13.5, 27.23r.9 (tot. 5): debia averla, tegnirla, posierla 27.23r.37; zascuna persona la qual tegnisse o poseise alguna cossa 27.25r.1-2. possesion, possession, possisiom vd. posesion. posta 23.2v.19 bis, 28.5 (tot. 5) 'partita di conto': esere vera questa scrita da posta a posta 23.2v.19; habù respecto … a tute le poste scrite a l'avere 34.53r.19, cfr. Tomasin 1999, p. 91; 'volontà, piacimento': a ognii mia posta e plaser 28.5, cfr. Salvioni 1905a, p. 318, Stussi 1965, p. 242, Stussi 1967, p. 137, Milani 1996, p. 296; 'posto, vece': se . Re vegyirà o manderà luy a soa posta in Ytallya 36.4v.25, cfr. GDLI s.v. posta, 30. poço: du caxon e forno e parte de un poço 46.2. praeliva 'tenuta a prato': una peza de terra araura e praeliva de vinti canpi 27.23r.33. Patriarchi 1821 riporta prativo. pre' 'prete' 2.60v.10, 13, 14.9 (tot. 8): pre' Iachemo chantaore de Domo 14.10-11; pre' Domenego da Canpolongo Maore 27.24r.11; pre' Braçin da Charmignan 40.5. prè vd. prò. *precédere: se chaçà entra la casa contra mio volere e sì guastà molte cose che precedeva 47.8-9: significa forse 'trovarsi dinanzi', come il lat. praecedere. predicto (-dito, femm. -dicta, -dita, pl. masch. -dicti, femm. -dicte, -dite) 3.212r.6, 24.319r.15, 27.24r.20 (tot. 65).
  179. *pregare: el prega quelo e comanda che la hereditè fia restituia 27.24r.18-19, priegove induxià infina venere dì 31.r.2; Che vuy pregà el nostro Segnore che ge faza scryvere una letera 36.4r.22-23;
  180. Pryegove, se lì nostro Segnore ge scryve o mande a dyre a bocha, che vuy me n'avisà 36.4r.27-28. prexencia (-ça, -çia): in prexencia di dicti testemonii 4.22; en prexençia di diti sovrascriti 23.1r.3; en prexençia de Nichollò 23.2v.11; in prexença de maistro Bortolamio 42.16. presente agg. (prex-) 1.46v.4, 2.60r.7, 3.210v.6 (tot. 32): prexente pre' Zuane segrestan de Domo 14.9-10; fui presente e achordàmi 34.53v.3-4; Nicolò di Becari da Ferara qui presente 37.155r.7-8; dal dì presente infina a X o XIJ dì 37.155v.28. presente sost.: se pò afitare al presente libr. LXXXX 13.14-15; li plantonii che g'è al presente 28.11; qui de presente 37.155r.33; che al prexente i fosse iusti creditori 34.53r.34-35. prexença, prexençia vd. prexencia. prexio 'prezzo': definio e convento e iusto prexio 27.24v.1-2; quelle 48.67r.22-23. prestar-23.2r.16, 36.4v.1, 2 (tot. 6): no ge ... prestà uno soldo più 36.4v.4; troverò modo de prestarlly a meser Gugelmo 36.4v.6; no ge prestè più nyente 36.4v.8. preve (prèvede): da l'altra el preve de Bonati 24.319v.8; spexe ch'era fate en chorte per uno prevede 23.1r.20-21. Prevede è comune forma veneta antica, cfr. ad es. Renier 1899, p. 80, Salvioni 1905a, p. 318, Medin 1909-1912, p. 594, Stussi 1965, p. 243, Sattin 1986, p. 149. pria 'pietra': un scrignulo con du chaini de pria 42.3; tre scuele de pria 42.4; tipica voce padovana, anche moderna, cfr. Patriarchi 1821 s.v. pria. prima avv. 'dapprima' 13.32, 16.2, 36.4v.27 (tot. 5): Prima, che seando el dito Nicolò di Becari 37.155r.12; normalmente in correlazione con item: Prima per uno morso s. XVJ; item per una stregia s. V 38.1-2; 'in precedenza': e XXIJ n'era prima 36.4v.27. primo 1 agg.: per lo primo ano 2.60r.6; die primo de luio 9.r.1; per lo primo che vene 36.4r.28. primo 2 avv. 'in primo luogo' 5.3, 21, 17.2 (tot. 15): al pari di prima, è di norma in correlazione con item: Primo una guarnaça e una gonela … Item J tunica vetus 19.3-5; Primo IJ seieli d'aqua; item uno laveço de brundo; item una ramina 20.r.3-5. principal 'chi intenta un procedimento giuridico o è l'interessato ad una transazione': Zuane principal e Marttim fissore 27.24r.25, 35; Zuane principal e Martim fisore 27.24r.29- 30: GDLI s.v. principale, 37; principale pagatore in fiorentino antico, Castellani 1952, p. 901. Prìncipo: serenissimo e invictissimo Principo e Segnore meser Karlo Imperador 37.155r.13-14. priore: meser lo priore de Santa Alena 14.5; el priore de Sancta Sofia 24.319r.7. prò (pl. prè) 'prato' 2.60r.4, 5.1, 10 (tot. 16): una peza de prò 5.10.8. procuraor, procuraore vd. perchuradore.
  181. *prométere 27.23r.15, 18, 24 (tot. 8): stipulamentre sì promete el dito Zuane 27.24v.2035.3r.10. propia, propii, propio vd. proprio. *propore: propone e dixe el dito Nicolò 37.155r.9. proprio (-pio, femm. propia, -pria, pl. -pii, -pri, -prii) 14.3, 27.23r.24, 24r.31 (tot. 13): de mi proprii dnr. 14.3; a tuti li so propri perigoli e spensarii 27.23r.17-18; suscrisi de mia mano propia 34.53v.10-11. proseguire 'perseguire': la causa, question e querella la quale intende de fare et de proseguire 37.155r.6-7; cfr. GDLI s.v. proseguire, 4. pròsimo (prox-, pl. prosimi) 27.24r.35, 27.25v.5, 30.11 (tot. 9): enfina sey mexe prosimi 27.24r.35 'entro sei mesi'; enfina um mexe proximo che de' avegnire 27.25v.5-6.
  182. *protestare 'dichiarare i propri diritti in un pubblico strumento': mi Pavano che protesto 47.13. Accezione comune nel linguaggio giuridico medievale, cfr. ad es. Du Cange 1883-1887 s.v. protestari. prova 'elemento probatorio': el predicto Nani fesse prove bone e ligitime 34.53r.32-33; volene far piena prova per letere patente 37.155r.31-32; 'cimento, impresa': ch'el debia esser aparechià a questa prova 37.155v.28-29.
  183. *provare 'mettere alla prova': l'è bom che ll'ò provà più de mille ... meia 36.4v.18. provisione (pl.) 'mercede': seando el dito Nicolò di Becari in le parte de Boemia ay servisii e provisione dequaindrio del … Karlo Imperador 37.155r.12-14 (GDLI s.v. provvisione, 5).
  184. 1; tipo accusativale comune nel Veneto antico e moderno, cfr. AIS 259 'sarto', inoltre Patriarchi 1821 s.v. sartore. *savere 22.1, 35.3r.3, 36.4r.11 (tot. 9); con oggetto diretto: meser Gugelmo la sa bem 36.4r.26; con una subordinata dichiarativa: el sape ch'io aveva fato questo servixio 36.4r.11-12; regge un'interrogativa ind.: Non so se ne vignerà fato 36.4r.30-31; se saverà se . Re vegnyrà 36.4v.25; Patriarchi 1821 s.v. savere; vd. anche asavere. savii: en gi savii e discreti homeni, zoè Berton e Acordo 27.25r.19-20. scagni 'scranni, panche': tri scagni e tri cisti e J a asa da pan 42.13: cfr. Stussi 1965, p. 251, Milani 1996, p. 300; anche nel dialetto moderno, Patriarchi 1821 s.v., Prati 1968 s.v. scalla 'scala': la scalla dele strazarie nove 33.1. *scampare 'scappare': scampando da el dito Nicolò di Becari 37.155r.21; Patriarchi 1821 s.v. scampare. scarlata 'stoffa sopraffina, generalmente tinta in grana': J a roba de scarlata 50.r.2; cfr. Stussi 1967, p. 139; inoltre Castellani 1952, p. 915, Manni 1975, p. 149. scarpe: uno paro de scarpe 1.46v.4. scem vd. san. scentencia vd. sentencia. sciave (sclave, sgnave, cfr. § 3) 'schiave' (tipo di vigna) 13.7, 24.319r.11, 14 (tot. 8):
  185. *schòdere 'scuotere, riscuotere': altri datii, s'el ge ffosse, i quale se schoesse per lo Segnore 6.
  186. Con la stessa accezione nel veneziano antico, cfr. Sattin 1986, p. 152; cfr. inoltre Patriarchi 1821 s.v. scodere. scoela (pl. scuele) 'scodella': item una scoela 20.r.15; un armarulo con tre scuele de pria e J orçulo 42.4. Anche nel veneziano antico, cfr. Stussi 1967, p. 139; Patriarchi 1821 s.v. squela. schoesse vd. *schòdere. *scomençare: E scomença a dye VIJ del mese de setenbre 1.19v.11; e scomença a meço çenaro 1.21r.9; Patriarchi 1821 s.v. scomenzare. schotè 'combusti': sì trovè plantoni XXXIIJ dentro morti e schotè 39.r.4-5.
  187. *schovegnire 'convenire': el ne schovene desfare Francescho e mi 36.4r.20. Il tipo con ex-è comune nei dialetti veneti, anche moderni: per i Pavani cfr. Milani 1997, p. 594, per Ruzante cfr. Zorzi 1967, p. 1368, per il veneziano Boerio 1856 s.v. sconvegnir. scrigno: uno bancho e uno scrigno 10.16. scrignulo 'piccolo scrigno': un scrignulo con du chaini de pria 42.3. Anche nei testi ferraresi di Stella 1968, p. 296; inoltre Sella 1944 s.v. scrignolum (un es. padovano del 1389). scrita (scry-) 'scrittura, documento scritto': De questa scrita fata l'ura XIIIJ 23.2v.18, chunfisà esere vera questa scrita 23.2v.19; chascauna persona a chi vignesse palesse questa scrita 30.3-4; Tollý sempre scryta de soa mano 35.3r.6-7; 'lettera di cambio': Piero sia tegnuo 13.26; vugno esere seguro da madona Senta 'voglio essere assicurato' 13.29. segurtè 'garanzia, malleveria': in segurtè dela dicta vendea è Piro de Checho 4.17; è in segurtè del dicto Andrea dela vendea 4.18; cfr. Stussi 1965, p. 251; Patriarchi 1821 s.v. segurtà. sey 27.24r.35. seie 'secchie': item do seie con una chaça, una ferà l'altra no 42.7 (vd. chaça); unità di misura per liquidi, equivalente a 12,99 litri (Cagnin 1991, p. 546): du ... veçati, un d'un mastelo, l'altro de do seie 42.6suo' Segnori 37.155r.29-31. semtyrè vd. *sentire. sen, senta vd. san. sentencia (scen-, -tia, -ça, -çia, -zia, -tincia) 15.121r.3, 4, 10 (tot. 18): sentença dà en sentencia per mi Matiollo 15.121r.18-19; dè la sentença del conpromesso 15.121v.4; aprovo e rettifico la ultrascrita sententia 34.53v.9-10; fina a die XV data la sentença 48.67r.34-35; per la forma scentencia 27.25v.7 cfr. § 7. sentenciare (sentenç-) 15.121r.3, 22, 27.25r.23 (tot. 13) 'dichiarare in una sentenza' arbitrare, sentenciare, dexbrigare, definire e declarare 27.25r.22-23; le partite vinti oltrascrite per le quale l'è sentençiato duc. novecento d'oro non pertegnisse al dito Nani 34.53v.16-17; 'ordinare per sentenza' (con l'oggetto della persona, cfr. § 106): Anchora sentençio lo dito Lunardo ch'el dea o faça dare uno leto 15.121r.22-23; sentençiemo el dito Nani esere dibitore 34.53r.20. sententia, sentença, sentençia, sentenzia, sentincia vd. sentencia. sentençiato, sentençio vd. sentenciare. *sentire 'apprendere': una chosa … che se me vene fata, vuy lo semtyrè bene 35.3r.10-11. sença (-za, çença, zenza) 25.5, 27.23r.10, 38 (tot. 12): no se voiando partir de questo mondo sença testamento 27.24r.7; sença question, querella né lamentanza 27.24r.36; un gusinelo çença foreta 42.11; item do gonele, J a de beretin, J a de meslo zenza ariento 50.r.9-10. Stussi 1965, p. 252: «la forma assimilata è di ampia diffusione non solo italiana settentrionale», con rimando a Contini 1960, p. 511. septe 15.121r.6. septentrion (sete-): da sera e da setentrion 27.23r.5; da septentrion 27.24v.11, 35, 38. sepultura 'atto del seppellire': la sepultura del so corpo 27.24r.9, 10. ser 'signore' 1.19v.9, 46v.4, 2.60v.6 (tot. 35). Per l'uso di questo appellativo vd. meser. sera 'sera, occidente' 4.14, 27.23r.5, 24v.11 (tot. 6): da sera, contra sera 'verso occidente'. La stessa accezione nel Sommariva, cfr. Milani 1997, p. 596. serenìssimo: serenissimo e invictissimo Principo e Segnore meser Karlo Imperador 37.155r.12-13. spalle' 50.r.17-18. spartina 'corda di sparto': item per IJ pasa de spartina s. J 38.5. Grecismo piuttosto diffuso negli antichi volgari italiani, cfr. Cortelazzo 1970, p. 233s. spechio: Item uno spechio s. X 19.24. specialmente 'appositamente': specialmente constituidi per lo magnifico et excelso Segnor 37.155r.4-5; cfr. GDLI s.v. specialmente, 2. spendaore 'spenditore, economo': maistro Donò spendaore del Segnore 21.r.3. Per attestazioni venete antiche, cfr. Medin 1909-1912, p. 595, Grignani 1980b, p. 134, Branca-Pellegrini 1992, p. xxiv.
  188. *spéndere: s. XLJ i quale e' spendì a farlo guarire 17.6; Item spendé el chapotanio per pagare 49.5. spensarie (-rii) 'spese' 27.23r.18, 24, 23v.7 (tot. 5): ognunchana dano e spensarie 27.24v.25- 26, 25r.4; quanto alla forma spensarii, essendo ripetuta due volte (27.23r.18, 24), è improbabile che si tratti di un errore in luogo di -ie. La forma femminile è comune nei testi veneti antichi, cfr. ad es. Stussi 1965, p. 256, Ascoli 1878a, p. 283, Friedmann 1908, p. 176, Grignani 1980b, p. 134, Belloni-Pozza 1987, p. 104. speo 'spiedo': e J a moiete da fogo e J speo 42.5; Patriarchi 1821 s.v. *sperare: io spero in Dyo 35.3r.15, 35.3r.20; io spero che me lla farà per zerto 36.4r.7. spexa (pl. -se, -xe) 13.31, 17.2, 4 (tot. 10): per spexe ch'era fate en chorte 23.1r.20; Monta le spexe che à fate el capotanio 49.2.
  189. *spetare 'aspettare': yo speto de fare Francescho e mi uno servisio cum meser lo Re 36.4r.29-30;
  190. meser Charllo de Durazo se speta ogno dý in Buda 36.4v.24; Patriarchi 1821 s.v.; vd. anche *aspetare. spiciale (-çialle): Bono spiciale 2.60r.2; Iachomo spiçialle 23.2r.13. spina: el datio del vin a spina 6.2. Il DELI s.v. spina riporta: «"vinum ad minutum sive ad spinam" nel lat. mediev. di Ancona del sec. XIV [con rimando a Sella 1944]; it. alla spina: 1942». Si tratta dunque della prima attestazione nota in volgare (il GDLI ne riporta a partire dal sec. XV; cfr. anche GAVI 16 6 , 457 ss). spini: una peca de spini circha XIJ chanpi 18.11, «cioè un appezzamento lasciato alla crescita di rovi»: Stussi 1998, p. 464, con ulteriori rimandi; consueto l'uso al plurale, per cui cfr. GAVI 16 6 , 473 ss. spiçialle vd. spiciale. spiçiallia 'spezieria': en la staçon de spiçiallia de Toescho 23.1r.8. stagne 'suppellettili di stagno': quelo dale stagne a Pogueiare 41.3. GDLI s.v. stagna, con esempi otto-novecenteschi; sembrerebbe trattarsi della più antica attestazione (mancano esempi nel corpus dell'OVI);
  191. Patriarchi 1821 s.v. stagnà, stagnada. stare 1.46v.1, 11.3, 12.14 (tot. 18) 'trovarsi, consistere, abitare': Palamidexe drapiere che sta ala piaça di Fozzalle 11.3; 'venire a convegno con qualcuno': Vene a stare Bertolino con fra' Tura 1.46v.1; era vignudo a stare cum l'Imperadore 37.155r.25. Il participio passato supplisce a quello di 'essere': era stà condampnà 15.121r.17. Locuz.: stagando en piè 27.25r.26; che sta da chasa de meser Rechoan 41.1. staro (pl. -a) 'staio' 2.60v.2, 10.20 bis (tot. 9), abbreviato st.: IIJ stara de segalla 10.21; stara XIJ de formento 13.32. Unità di misura di capacità per gli aridi, corrispondente a Padova a 28,9834 litri, Collodo 1990, p. 275. Statuti: salvo la raxon dei Statuti del Comun de Pava parlando dele dote da fir restituì 27.23v.34-35. staçon (-zone) 3.210v.4, 6, 23.1r.8 (tot. 15) 'bottega': staçon de spiçiallia 23.1r.8; 'sede di una compagnia commerciale': se dibia staçonare in la staçon 30.14; 'magazzino': J a stazone da calçe 33.1. Voce comune nel Veneto antico, cfr. ad es. Mussafia 1873, p. 110, Medin 1909-1912, p. 595, Grignani 1980b, p. 134, Stella 1968, p. 297; si veda inoltre Patriarchi 1821 s.v. stazio: «Stagione, stazzone, luogo nelle piazze, o in altri siti dato a pigione». staçonare 'immagazzinare': la roba la qual è conpresa dey dr. dela conpagnia se dibia staçonare in la staçon de mi Bertollamio 30.14-15. Da staçon nel senso di 'magazzino'; mancano esempi nel corpus dell'OVI (vd. qui anche staçon). stazone vd. staçon.
  192. *stemare (stim-) 'stimare' 15.121r.25, 29.2, 3 (tot. 16): uno paro de lençuli stemà lbr. XVIIJ s. ' 15.121r.21, 24; per la stima dele ll. XL de pic. 15.121r.29-30. stimà, stimada, stimado, stimae, stimai, stimò vd. *stemare. stipulacion 'convenzione scritta': per stipulacion solepne 27.25r.4, 8, 29. stipulamentre 'per stipulazione', 'di comune accordo' 27.23r.15, 18, 23v.5 (tot. 8): solo nel testo 27, e sempre nella locuzione stipulamentre sì promete. con strace 42.13 (vd. quartiero). strace 'stracci': un quarterro e con stopa e con strace 42.12-13 (vd. quartiero). stralire 'nastri, gale': desnuve guslati e doxe stralire e do borsete 42.10. Anche nell'Egloga trevigiana, Salvioni 1905a, p. 327 (straliera), e nei testi pavani di Milani 1997, p. 603. *strapaçare: me strapaçà certa mia biava 47.11; haveva certi me' colse per la casa ch'ell à strapaçà 47.11. La prima attestazione documentata dal DELI è cinquecentesca e mancano esempi nel corpus dell'OVI; Gloria 1879, p. 140, riporta però un documento del 1126 in cui compare un «Berardus qui dicitur Strapazo». straça 'stracciata, logora': J a goltra straça e J a choltrina straça 42.14. strazarie 'concerie di stracci': soto la scalla dele strazarie nove 33.1; la via uxevolle dele strazarie predite e da IJ parte le dite strazarie 33.2-3; le dite strazarie 33.5-6. stregia 'striglia': item per una stregia s. V dr. VJ 38.2. strope 'vimini': J a cesta de strope 42.12; cfr. Mussafia 1873, p. 112, e per i dialetti moderni 263, Stussi 1967, p. 141, Stella 1968, p. 298, Sattin 1986, p. 157, Belloni-Pozza 1987, p. 104. *vergognarse: el pure se vergognerà de farme rencresimento 36.4r.24-25. verisìmel: et che verisimel sia che el dito Nicolò de Polafrisana habia dito queste parole falsamente 37.155r.26-27. vero (femm. -a): 'en farà ben fè 47.12-13. versuro 'aratro, versorio': uno … versuro fornido 10.24. Voce dei dialetti veneti antichi e moderni: per i primi cfr. Mussafia 1873, p. 120, Salvioni 1894, p. 399, Lippi Bigazzi 1987, p. 1128, Milani 1996, p. 307, Milani 1997, p. 613; per i secondi Patriarchi 1821 s.v., Prati 1968 s.v; per -uro cfr. § 21. vèrçene: gllorioxa verçene madona Santa Maria 30.3.
  193. Veschevò 'vescovado': le raxon del Veschevò 'le proprietà della Curia vescovile' 24.319r.3. vestire: fo per vestire la muiere de maestro Luixe 8.7-8. vête vd. vedere. veça, veçe vd. vegia. veçati 'piccole botti': du ... veçati, un d'un mastelo, l'altro de do seie 'uno della capacità di un mastello, l'altro di due secchie' 42.6 (vd. vegia). Prati 1968 s.v. veza riporta il veronese vezoto e il valsuganotto vedato, per cui cfr. anche Prati 1960, s.v.; Patriarchi 1821 ha vezzoleta. vezù, veçude, vezudo vd. vedere. via avv.: lo fe' portare via 47.12. via sost. 4.22, 5.7, 17 (tot. 38): la via chonsortiva 24.319v.10; la via chomuna 24.319v.12; la via di consorte 27.24v.38; la via uxevolle 33.2. Locuz. de' dare la via ala dicta terra 'deve lasciare libero l'accesso' (?) 4.22-23. viatela 'viottolo': da l'altra la viatela 46.7; da una parte la viatela comuna 46.11; da do man la viatela 46.12; da una parte la viatela 46.14. vicario vd. vechario. vie 'viti': tera araura piantà de erbore e de vie 13.20. Per le attestazioni pavane, cfr. Milani 1996, p. 308, per quelle moderne Prati 1968, s.v. vi. vien, viene vd. vegnire. vigna (pl. -e) 13.7, 24.319r.5, 11 (tot. 14): vigne sgnave o garganege 'vigne di uva schiava o garganica' 13.7 (vd. sclave, garganege); vigne sclave 24.319r.11, 14, 319v.1 (tot. 5);
  194. vigne pergolè 'vigne a pergolato' 24.319v.6, 11. vignirà vd. vegnire. vigore 'efficacia giuridica, vigenza': per vigore de questa sentençia 34.53r.36. Traduce il tecnicismo giuridico vis, cfr. Tomasin 2001, p. 84. vila 'paese' 7.4 bis, 21.v.15 (tot. 7): en la vila de Sant'Agnolo de Sacho 46.4; anche nei testi veneziani di Stussi 1965, p. 264 e in quelli pavani di Milani 1997, p. 614. ad es. Salvioni 1894, p. 403, Stussi 1967, p. 157, Stella 1968, p. 299, Grignani 1980b, p. 138, Sallach 1993, p. 236. çoè (zoè) 15.121r.27, 27.25r.19, 31.r.1 (tot. 6): prexente l'una parte e l'altra, zoè Beneto e Nani predicti 34.53r.14-15; a domandar zoè che in quanto al dito Nicolò Polafrisana, confesse che le sovradite cose sia dite per lui 37.155v.13-14; per la dita conpagnia, çoè per la parte che tocasse de perdea al dito Nicollò 48.67r.33. zoso: condurlo zoso in Italia 37.155r.25-26. çoto 'zoppo': Martin çoto 32.r.10; Sacheto … çoto 32.r.12. Anche dei dialetti veneti moderni, Patriarchi 1821 s.v., Boerio 1856, Prati 1968 s.v. zoto («di origine sconosciuta. Corrisponde all'it. ant. ciotto»), Zanette 1955, Migliorini-Pellegrini 1971 s.v. zot. zovare 'giovare': s'el no me vuolle zovare, no me nosa 36.4r.23. zóvene: l'uno sì è zovene de IIJ ani 35.3r.22; ma 'l zovene serà dy boni 35.3r.23. çuray (çurè) 'giurati': chom eso y mie' çurè 39.r.1-2; dixe y çurè che yera da niente 39.r.6; io Domenego Negro degano e y mie' çuray 39.r.7. çurare (zu-): dunde qhe lor zurà per suo sagramento 26.6; l'à zurà ch'el ne schovene desfare Francescho e mi 36.4r.19-20; debia scrivere et çurare cum effeto 48.67r.18 (vd. effeto). çurè vd. çuray. zurma 'flotta': no se vête may più bella zurma de gallye 36.4v.30; Patriarchi 1821 s.v. Bortolamio (Bar-) [dicto Fumana, maistro] 47.1, 2, 5 (tot. 6). Bortolamio fornaro 42.16. Brachino 7.4. Bracho marangon da Santa Malgareta 43.4. Bramdella francescho 35.3r.14. Braçin da Charmignan, pre' 40.5. Bressam (-n) [che dise Stuco] 32.r.10, 11. Bricafole 23.1r.2.
  195. Comin, misire (mesir) 26.2, 5. Chornalta noaro, el 33.28.
  196. Costantin (Cons-, -tim) 27.24v.29, 24v.29, 25r.29 (tot. 7); personaggio fittizio. Cresi de Pegorino 2.60v.14 (cfr. § 57). Cressenço 33.31. Cristofano fatore de meser Ermano 23.2r.28. Crixi 2.60v.10, Cresi 2.60v.14 (cfr. § 57).
  197. Dino [di Bianchari (del Bianchardo)] 34.53r.1, 9, 11 (tot.
  198. Domenego, pre', da Canpolongo Maore 27.24r.11; personaggio fittizio. Domenego Negro degano [de Monte Novo] 39.r.1, 7. Domeneo (-ego) [da Vo de Zocho] 5.1, 8, 13, 14.
  199. Polo (-llo) [notaro] 3.210v.3, 212r.5, 6, 7. Polo 27.24v.29, 35, 39; personaggio fittizio. Prio dale chalçe da Bologna 41.2. Priobon da Sancta Maria da Non 45.5. Prosdocimo 49.1, 4. Prosdoçimo da Rio 14.13. Prosdoçimo dale Chaxelle vd. Perdoçimo. Quiçardus (-do) [a Sancta Cruce] 3.212r.1, 4, 7.
  200. Sarafino, ofiçiale del Segnore 13.27. Saraxino, maystro 36.4r.6, 11.
  201. Senta, madona 13.2, 29.
  202. Simeon de Perdocimo 32.v.5. Simion marangon dala Cha' di Dio, m. 43.7.
  203. Çuane, m°, favro da Teolo 12.7. Çuane, meser 22.1. Çuane Pasù 45.9. Zuane Piçato da Selvaçan 23.2v.11. Çuane Porçelino, meser 13.27. Zuane segrestan de Domo, pre' 14.9-10. Çuane tavernaro da Charmignan 40.10. Çuane Traversara 24.320r.
  204. Cam: Nicolò de Cam maistro 32.v.14. Chanto: Girardo dal -23.2r.16, 20. Chaprelo: Beneto -24.319r.13. Capoçolis 1.19v.4: Et tenet predictus olivarii qui fuerunt de Capoçolis. Carte: Simon dale -21.v.2, 7, 9.
  205. Chatelam (-llam): Andrea de Biaxio -4.16, Mirom de Bertho -4.19; personaggi fittizi. Cavoxato: Martin -da Çovon 12.10. Checo: Piro de -dito Tasso da Bertepaya 4.17; personaggio fittizio. Clarioto: Martin -32.v.10. Coracina: Nicolò -46.7. Cortivo: Iachomino dal -33.
  206. Covarin: Piero de -22.3. Curadino: Çuane de Vila condam ser -20.r.2. Domenego: Nasi de -32.r.6, Iachemo de -da Ancharan 40.21. Donò: Francesco de maistro -. Engluvero: Iacomo d'-32.r.4. Ermano: Cristofano fatore de meser -23.2r.29. Felipo: [. . .] de Felipo da Val Çigogna lavoraore 44.r.5. Filiaxi: Oreste Nono de Filiaxi 24.319r.1. Fiorio: Çuane de -dala Mota 40.17. Francescho: Zuane -da Moncelexe 23.1r.6. Francesco: Andrea de -27.23r.32; personaggio fittizio. Frasom: Malgareta moiere de Lunardo de Piero de Anthonio -4.7, Lunardo de Piero de Antho- nio -4.8; personaggi fittizi. Fregna: Checo del -7.4 (cfr. § 62). Fumana: Bortolamio dito -sartore 47.1. Galleaço: Marsillio de -noaro 15.121r.10-11. Gallo 32.r.4, 6. Gasparo: Mazuco fiollo de ser Piero de -32.r.21. Gastadi: Albertin -23.2v.20. Gato: Spinelo de Martinelo del -da Galçegnano 7.3. Gorçelo: Chardino da -24.319r.16 (cfr. § 41). Goçollati 32.r.5. Guarnarini: Iachemo dei -21.v.13. Henrici: Zaninus -Mancini 10.3. Iachemelo (Iacomello): Milano de -34.53r.13, 53v.9. Iachemo: Paganin de -Polin 11.5. Iachomin: Galvan de -favro da Teolo 12.6. Iacomo: Antuonio de -32.r.20. Iacomo: Biaxiollo de meser -da Bologna 48.67r.3. Lasagna: Antonio -46.18. Lavinato: Çuane -46.19. Lausello: Muçolus de -1.21r.1-2.
  207. Lazera (Lla-): Lyom (-n) de -35.3r.26, 36.4v.35, Bernardo de -35.3v.1, 36.5r.1. Ledun: Yacobo -31.v.1. Lenguaça: Danilo -48.67r.7. Linguadi: Lodoicus -10.
  208. Lorenço 27.24v.29: Polo e Constantin frêgi e fiioli dequandrio de -; personaggio fittizio. Losca: Benvegnua dela -2.60v.11. Luixe: Zanino fiiolo de ser Albertin gastaldo de meser -23.2r.30. Lunardo: Malgareta moiere de -de Anthonio Frasom 4.6; personaggio fittizio. Lunardo: Anna moier che fo de -crivelaore 44.r.
  209. Magagnato: Albertin -da Çovon 12.11, Nicholò -24.320r.7. Magagnin: Albertino -24.320r.5. Magon: Piero -32.v.20. Malfati: Março de -23.1r.19. Mancini: Zaninus Henrici -10.3. Manfrin: Piero de -23.2v.9. Manfrino: Moroto de -24.319v.10. Manço: Bartollamio de Roso -32.r.8. Marcho: da Zuane e da Antonio fameli de -todescho 26.4. Marcho: Piero de Navara de meser -48.67r.2. Marsillio: Bernardo gastoldo de miser -31.r.5. Martin: Sandro de -da Chidoo 12.8. Martin: Piero de -27.23r.6; Zuane de -27.23r.31; personaggi fittizi. Martinelo: Spinelo de -del Gato da Galçegnano 7.3. Martin: Andrea fiiolo che fo de -27.23r.3; Zuane dequandrio de -27.24r.5; personaggi fit- tizi. Martino: Zuane de -26.2. Matheo: Lorenço de ser -34.53r.13. Matio: Antuonio fradello de -Moroto 32.r.3; Lorenço de -da Ancharan 40.6. Maton: Michile -24.319r.10. Mazocho: Antuonio -32.v.16. Medexe: Marco de -32.r.22. Meiorança: Çuane -21.r.21. Mema: Simion dela -33.16. Menegelo: Chatarina muiere de -39.v.3. Menegun: Sixe fiiulo de -4.4; personaggio fittizio. Mezena: Beneto dito -34.53r.2.
  210. Michile (-lle): Berthus de -de Berthapalee 4.11, Berthus de -de Bertapaya 4.15-16; personaggi fittizi. Miro: Lucer -chomandaore 25.12. Moroto: Antuonio fradello de Matio -32.r.3. Moço: Çani de -da Vale 40.8. Nasi: Simion de -32.r.14. Nasienben : [. . .]chomo de Nasienben 44.r.8. Navara: Piero de -de meser Marcho 48.67r.2, 28, 67v.8-9. Negro : Domenego -39.r.1, 7. Negro: Zani de -Beracho 32.r.17, v.4. Nicholò: Ulivero de -da Ancharan 40.12. Nogarin: Zan -32.v.17. Nono: Oresto -de Filiaxi 24.319r; Nicolaus de -45.
  211. Ongaregi: Bela dei -46.17. Dovrebbe trattarsi del cognome Ongarelli/Ungarelli, spet- tante a un'illustre famiglia padovana su cui cfr. Collodo 1988, p. 176. Palamidexe: Nichollò de -23.2r.1, 19, 2v.1 (tot. 7). Pasù: Çuane -45.
  212. Pavan: Girardino de -da Teolo 24.319v.4. Pavanello: Bertolamio de -23.2r.34. Pavino: Roso de -5.24. Paxe: Antonio de -20.v.9. Pechi: Nicolò de -32.v.12. Pecin: Beatrixe moiere che fo de maistro -merescalcho 21.r.6-7. Pegorino: Cresi de Pegorino 2.60v.14. Perdocimo: Simeon de -32.v.5. Piero: Antonio -lanaro 23.1r.11. Piero: Dino de -32.v.12. Piero: Mazuco fiollo de ser Piero de Gasparo 32.r.21. Piero: Zuane de -27.23r.6; personaggio fittizio. Piero: Malgareta moiere de Lunardo de -de Anthonio Frasom 4.6; personaggio fittizio. Pignellè: Milan day -23.2r.22. Piro: Andrea dal Rio fiiolo che fo de -dal Rio 43.1. Piçato: Zuane -da Selvaçan 23.2v.11. Polin: Piro del Seraura da -12.8. Polafrisana (Poll-): Nicolò (de) -37.155r.8, 10, 17 (tot. 14). Porçelino: meser Çuane -13.27. Pria: Martin dela -32.v.2. Primaiço: Antunio -15.121r.20, 24, 31. Quaio: Stivano -24.320r.7, 12. Raixe: Perdocimo -17.1. Raynero: Tomio de -da Ancharan 40.19. Rechoan: Matio sartore che sta da chasa de meser -41.1. Rigito: Sophia de -de Ronchi 4.8-9; personaggio fittizio. Rigo: Tebaldo de -de Bertepaya 4.13; personaggio fittizio. Rio: Andrea dal -fiiolo che fo de Piro dal -43.1, Nicholò dal -47.5, Prosdoçimo da -14.13. Riçado: Peyo de -de Rolando de Bertepaya 4.8; personaggio fittizio. Riçoliti: Antunio dei -13.1. Rogno: Ihachoma moiere che fo de Çuan -43.
  213. Rolando: Peyo de Riçado de -de Bertepaya 4.8; personaggio fittizio. Roso: Bartollamio de -Manço 32.r.8. Rovre: Palamidexe dal -47.17. Salvini: Nani -34.53r.2, Andrea -34.53r.6, 22. Scharsaborsa: Iachomo -44.r.6. Scarselle: Montino dale -3.210v.2. Seraura: Piro del -da Polin 12.9. Siribello: Lunardo de -48.67v.7. Speculis: Marini a -42.18. Speçacharo: Manfredo -32.r.14. Staso: Matio de -da Santa Lena 40.18. Stori: Stivano dito -40.
  214. Strasulo: Loto -13.1. Stuco: Bressan che dise -32.r.11. Taiazolla: Andrea -32.v.7. Taliano: Pero de -. 2.60v.6. Tamborlli: Benedeto -32.v.21. Tassi: Nicollò di -da Ravenna 48.67r.32. Toselo: Matio -44.v.4. Trivisam: Piero de -32.r.5. Turchetto: Marsilllio (-illio, -elio) -quondam Antonio -34.53r.1, 53v.7, 20. Ugi: Madalena uxor olim domini -de Zachis 19.44. Vanoço: Iachomo de condam miser -tellarolo 30.6. Vedelo: Piero de -21.r.13. Viale: Pasarin de ser -da Ancharan 40.16, Crixi de ser -da Ancharan 40.17. Vilano: Matiolo de ser -Albrizo 48.67v.10. Vivian: Bertollamio de condam meser -chambiadore da Pava 30.
  215. Zaberino: Guio -33.16. Çachi (Za-): Uguçon de -23.2v.10; Bertholamio di -34.53r.1. Zachis: Madalena uxor olim domini Ugi de -19.44. Çachis: Ugoni filio quondam Çuliani de -19.45. Zanboneto: Zanboneto de -Charturo 44.r.7. Çanuci: Blaxium -19.45. Çarame: Bonsignore -3.210v.2. Çervo: Piero deto -da Viran 23.2r.12. Çian: Belengero da -23.2r.3. Çuan: Ihachoma moiere che fo de -Rogno 43.3. Çuane: Michile de -24.319r.7. Zuane: Nicholò de -44.r.3. Zulian: Nichollò -chaligaro 23.2v.12. Çuliani: Ugoni filio quondam -de Çachis 19.45. TOPONIMI Àbano 26.3, 8, oggi Abano Terme, comune: si trova 10 km a sud-ovest di Padova. Alesandria 50.v.2, Alessandria d'Egitto, donde si importava una qualità di seta, cfr. Me- lis 1972, p. 202. Ancharan 40.4, 7, 13 (tot. 7), oggi Angarano, frazione di Bassano del Grappa, in provin- cia di Vicenza (a meno che non si tratti di Argarano, «near Urbana» nella Podesteria di Montagnana, cfr. Kohl 1998, p. 344).
  216. Ançana vd. Chosta Ançana. Arcela 43.2, oggi quartiere cittadino, l'Arcella era nel tardo Medioevo un borgo poco fuori le mura settentrionali di Padova.
  217. Baya 23.2v.20, potrebbe trattarsi di Badia Polesine, oggi sul confine delle province di Rovigo e Padova.
  218. Bertapaya 4.17, Bertepaya 4.8, 13, 16 (tot. 7), oggi Bertapaglia, frazione di Maserà, circa 10 km a sud di Padova.
  219. Boara 24.319v.13, 320r.3, la -: oggi Boara Pisani, comune: si trova 37,5 km a sud di Pa- dova. Boemia 37.155r.13, 15, 155v.1.
  220. Borgo Novo 30.6, contrada settentrionale di Padova, a ridosso di Ponte Molino (Kohl 1998, p. 5ss).
  221. Borgo dala Paia 33.7, contrada di Padova, situata nella parte sudoccidentale della città (Kohl 1998, p. 5)
  222. Borgo Todesco 48.67r.2, contrada di Padova, cfr. Kohl 1998, p. 279. Branchura vd. Pria Branchura. Breo dei Preve 21.v.16, un appezzamento chiamato il Breo è a Taggì di Sopra, frazione di Villafranca Padovana, circa 15 km a nord di Padova (Suitner 1994, p. 223): ma non si tratta quasi certamente della località qui citata, che dovrebbe trovarsi presso Pernumia. Buda 35.3r.27, 36.4v.6, 24, la città ungherese; sulla presenza di Padovani nell'Ungheria tardotrecentesca, si rimanda alla bibliografia richiamata in Stussi 2002. Burbuiago 6.10, oggi Borbiago, frazione di Mira, nella Terraferma veneziana. Buvolenta 5.21, oggi Bovolenta, comune: si trova 15 km a sud di Padova.
  223. Cha' di Dio 43.7, ospizio padovano costruito nella seconda metà del Duecento non lontano dall'attuale monumento della cosiddetta Tomba di Antenore.
  224. Cha' di Ferrante 4.2, località vicina a Casalserugo e Ronchi, a sud-est di Padova. Champolongo 27.23r.4, 24r.11, Canpolongo 27.24r.11, oggi Campolongo Maggiore, co- mune: è in provincia di Venezia, meno di 20 km a sud-ovest di Padova. Chanpagna 39.r.8, forse l'attuale Campagna Lupia, nella Terraferma veneziana, meno di 20 km a sud-ovest di Padova. Canpolongo vd. Champolongo. Chao 12.1, 2, località non individuata. Charara 4.14, 15, 21.v.14, Carraria 37.155r.5, potrebbe trattarsi di Carrara San Giorgio o di Carrara S. Stefano, entrambe località a una quindicina di km da Padova in direzione sud.
  225. Charmignan 40.5, 11, oggi Carmignano, frazione di S. Urbano, circa 40 km a sud-ovest di Padova. In epoca carrarese faceva parte della podesteria di Cittadella (Kohl 1998, p. 348). Carraria vd. Charara. Carturo 44.r.7, forse l'attuale Cartura, comune: si trova una quindicina di km a sud di Padova. Chaxall 4.13: Ala cal de -; toponimo diffusissimo, non individuato (dato il contesto, an- zi, potrebbe trattarsi di un toponimo fittizio).
  226. 9.r.7, 11.2, 6 (tot. 6), le -, oggi frazione di Selvazzano Dentro, circa dieci km a ovest di Padova. Chastegnini 24.319v.7, contrà di -, località non individuata. Chastelfrancho 23.1r.13, Castelfranco, oggi in provincia di Treviso, circa 30 km a nord di Padova. Chatayo 39.r.3, lo -, località situata circa 5 km a sud di Padova, in direzione dei Colli Euganei, in cui più tardi venne edificato un castello. Chidoo 12.8, forma di lettura incerta; località non individuata. Citaela 21.v.18, Cittadella, 29 km a nord di Padova. Choalonga 23.1r.5, 6, 9, 20, Codalunga, contrada nella parte settentrionale di Padova (Kohl 1998, p. 5).
  227. Chona 24.320r.11: ponte dela -; una località Cona presso Teolo è citata in documenti an- tichi, cfr. Gloria 1862-1866, II, p. 62. Constamtynopolly 36.4v.28-29.
  228. Corna 23.2r.32, la -località non individuata. Chorobo 24.319v.3: chontrà del -; frazione di Teolo. Cortaruollo 33.23, oggi Curtarolo, comune: si trova 14 km a nord di Padova. Chosta Ançana 24.320v.4, località non individuata.
  229. Choste, le -24.319v.9, 33.14, toponimi diffusissimi, non individuati. Il primo dei due potrebbe corrispondere alla «Costa, near Zovon» censita nel Vicariato di Teolo da Kohl 1998, p. 343. Cloça 48.67r.4, 31. Chioggia. Cremona 36.4r.3, 4v.3, 40.3. Churnignana 13.22, Curniiana 44.v.1, oggi Cornigliana, frazione di Carrara Santo Ste- fano, circa 15 km a sud di Padova Dalmazia 36.4v.26. Durazo 36.4v.24, la città albanese. Fano 48.67r.26. Ferara 24.320v.3, probabilmente si tratta della città estense, nonostante che il toponi- mo si ripeta per varie altre località. Firenze 34.53v.5. Forllì 8.10, Furlì 37.155r.3.
  230. Fosa Lovara 16.8; «una Fosa Lovara si trovava, secondo documenti antichi, nei pressi di Strà, e quindi potrebbe essere la nostra, perché Strà è proprio tra Padova e la Mira» (Stussi 2001, p. 667): cfr., a conferma, Kohl 1998, p. 347; Fossalovara è registrata nel territorio di Oriago ancora dal Repertorio 1769, p. 72; cfr. poi Medin 1909-1912, p. 697: «villaggio a sinistra della Brenta, di cui le milizie viscontee pigliano il ponte, e, passando per esso, entrano nel Piovado di Sacco (an. 1388)».
  231. Fozzalle 11.3, località non individuata. Furlì vd. Forllì. Galçegnano 7.1 bis, 2, 3, Galzignano, oggi comune, a 20 km da Padova, sui Colli Euga- nei. Della chiesa di Santa Maria citata nel testo si ha notizia dall'anno 1117 (Beltrame 1992, p. 85). Gorgo 21.r.16, oggi frazione di Cartura, una quindicina di km a sud di Padova. Guìçole 4.20, Guiçoli 4.20-21, località non individuata, che visto il contesto (una regi- strazione notarile fittizia) potrebbe essere inventata: il tipo guizza è in effetti diffusissimo in tutta la Terraferma veneta (cfr. Olivieri 1961, p. 144).
  232. Heste 37.155v.5, Este, antico centro, si trova 30 km a sud-est di Padova. Italia 37.155r.25, 155v.2. Legnaro 46.5, oggi comune, 10 km a sud-est di Padova. Limena 45.13, oggi comune, 10 km a nord-ovest di Padova. Lovara vd. Fosa -.
  233. 9.r.6, oggi Luvigliano, frazione del comune di Torreglia, a una quindicina di km da Padova, sui Colli Euganei.
  234. Maròstega 13.17, Marostica, oggi comune della provincia di Vicenza. Maserà 13.22, oggi comune, si trova 10 km a sud di Padova. Cfr. Cortelazzo 1999, p. 130. Meiare, Ponte de <.....> le -5.
  235. È incerto se corrisponda a Meggiaro, oggi frazione di Este. Meiàsega 18.11, località non individuata (cfr. Stussi 1998, p. 463): è possibile che si trat- ti di un errore in luogo di Meianega, cioè Meianiga, località oggi situata nella periferia nord di Padova (ma dà problema l'accentazione attuale, che è piana e dunque non spiegherebbe il passaggio -ì-> -é-).
  236. Meo 24.320v.1: chontrà del -, località non individuata. Merlara 21.r.11, oggi comune, a 54 km da Padova, presso il confine con la provincia di Verona Mestrin 44.r.2, Mestrino 10.29. Mestrino, oggi comune: si trova 11 km a nord-ovest di Padova. Mira 16.1, la -, oggi comune, in provincia di Venezia. Moncélexe 23.1r.7, oggi Monselice, 21,5 km a sud di Padova.
  237. Monte Novo 39.r.1, borgo presso Battaglia, citato in documenti medievali, cfr. Gloria 1862-66, III, p. 115. Monteio 44.r.9, località non individuata (forse Montecchio Maggiore, o Montecchio Precalcino, entrambi comuni in provincia di Vicenza).
  238. Mota 40.17, la -, toponimo diffusissimo, non individuabile. Muxon 21.v.10, cfr. Medin 1909-1912, p. 747 : «piccolo fiume che corre verso Campo- sampiero (...) ;
  239. è tagliato dai difensori dei castello di Mirano e Stigliano per inondare il campo visconteo (an. 1388)».
  240. Non vd. Sancta Maria da Non. Omgaria 36.4r.9, Omgarya 36.4v.16. Padoa 35.3r.21, 36.4v.17, 37.155r.5 (tot. 5), Pava 5.6, 12, 19 (tot. 7). Paia vd. Borgo dala Paia. Pera 36.4v.29, Peira, città turca nei pressi di Bisanzio. Perara 33.18, un Rio e un Monte Peraro si trovano oggi sul confine tra i comuni di Gal- zignano e di Lozzo Atestino, sui Colli Euganei (cfr. cfr. Istituto geografico militare, Carta d'Italia 1:25000 F° 64 I N. O. Battaglia Terme).
  241. Pernumia 21.r.22, v.12, oggi comune, 20 km a sud-ovest di Padova.
  242. Pieve de Sacho 27.23r.34, 24v.10, 33, 25r.16, Pieve de Saco 22.3, oggi Piove di Sacco, circa 18 km a sud-est di Padova. Planigelas: in Villa -, località non identificata. Pogueiare 41.3, potrebbe trattarsi di Povolaro, oggi frazione di Dueville, tra Vicenza e Thiene. Poniga 27.23r.34, località non individuata: visto il contesto si potrebbe trattare di un toponimo inventato, oppure di un errore in luogo di Piovega, «con chiesa e campanile (…), villaggio della Saccisica» (Gloria 1879, p. xlvii).
  243. Ponte de <..…> le Meiare vd. Meiare. Porçiia 46.6, 13; «luogo vicino a Padova» citato in vari documenti medievali (Gloria 1877, p. 395).
  244. Porto Nuovo 6.1, 6; «Porto nuovo», sul Brenta, è l'antico nome di Oriago, oggi frazione di Mira, in provincia di Venezia. Francesco il Vecchio da Carrara vi eresse un castello di cui Venezia chiese nel 1371 la demolizione (Medin 1909-1912, p. 779). Porçiia vd. Porciia. Praga 37.155r.22, la capitale boema. Praia 18.2, 5, oggi Praglia, frazione di Teolo, a circa 20 km da Padova. Pria Branchura, oggi frazione di Teolo. Ravenna 48.67r.32. Rialto 18.1, identificabile forse con uno «scolo Rialto che scende da nord a sud tra l'abbazie di Praglia e San Daniele in Monte, piegando poi a est verso Battaglia Terme (cfr. Istituto geografico militare, Carta d'Italia 1:25000 F° 50 II S. O. Abano Terme)» (Stussi 1998, p. 462). Rìmino 48.67r.3, 19, 23, Rimini. Rio 14.13, 43.1 bis (tot. 5), sobborgo facente parte, in epoca carrarese, della Campanea padovana (cioè degli immediati dintorni rurali): cfr. Kohl 1998, p. 344. Romania 36.4v.28, l'impero bizantino. Ronchà 24.320r.6, località non individuata. Rovea 12.14, forse corrisponde a Vigorovea, località della Saccisica citata in documenti medievali (Kohl 1998, p. 346).
  245. S. Nicola, contrada padovana situata nella parte nordoccidentale della città, all'interno delle vecchie mura. Sacho vd. Sant'Agnolo da Sacho. Salboro 24.319v.11, oggi sobborgo di Padova, a 6,5 km dalla città. In epoca carrarese faceva parte della Campanea, cfr. Kohl 1998, p. 344.
  246. Sam Dymitro 36.4v.36, Szödemeter, località oggi transilvana che all'epoca faceva parte del Regno d'Ungheria.
  247. San Iorio de Rovolone 33.19, 23 vd. Rovolone. Una via S. Giorgio esiste ancor oggi nel comune di Rovolon.
  248. San Lunardo 15.121r.10, contrada di Padova, nella parte settentrionale, cfr. Kohl 1998, p. 5. San Stìvano 33.24, il monastero di Carrara S. Stefano, vd. Charara. San Zuane 33.9, contrada situata nella parte orientale della città di Padova, dove si tro- vava una Porta S. Giovanni (Kohl 1998, p. 5).
  249. Sancta Agà 33.8, 13, convento benedettino femminile di Padova, cfr. Kohl 1998, p. 147. Sancta Maria da Non 45.4, 5, oggi frazione del comune di Curtarolo, circa 15 km a nord di Padova.
  250. Sancta Maria da Vanço 33.12, 25, 32, la chiesa di Santa Maria in Vanzo, nella parte sud di Padova.
  251. Sancta Sofia 24.319r.3, contrada urbana di Padova.
  252. Sancto Martino 4.3, visto il contesto, potrebbe trattarsi di una chiesa immaginaria. Sancto Urbano 15.121r.1, oggi comune a 40 km da Padova. Sant'Àgnolo de Sacho 46.3, oggi Sant'Angelo di Piove di Sacco, comune: si trova 15 km a sud-est di Padova.
  253. Santa Alena 14.5, oggi Sant'Elena, comune: si trova 30 km a sud-ovest di Padova. Santa Lena 40.18, probabilmente Sant'Elena, vd. Santa Alena.
  254. Santa Luçia 30.5, contrada di Padova, oggi via Santa Lucia, nel pieno centro della cit- tà. Santa Malgareta 43.4, probabilmente si tratta dell'attuale frazione di Codevigo, 25 km a sud-est di Padova. Savelone 2.60v.12, campagna presso Monselice. Sàverga 27.23r.4, frazione di Campolongo Maggiore, oggi comune in Provincia di Ve- nezia, meno di 20 km a sud-ovest di Padova. Schaltanigi 24.319v.12, Schaltanigo 24.320r.2, 10. Scaltanigo, frazione di Mirano, oggi in provincia di Venezia.
  255. Selvaçan 23.2v.11, oggi Selvazzano Dentro, comune a ridosso del limite occidentale della città di Padova.
  256. Sen Salvestro 44.r.2, località non individuata. Sen Çacharia 2.60v.7, convento femminile di Venezia.
  257. Senta Ana 13.14, località non individuata. Siena 48.67r.8. Sirun 18.7, 9; «non c'è dubbio che si tratti del Canale Bisatto ('anguilla' in dialetto), derivato dal Bacchiglione, che bagna Este» (Stussi 1998, p. 462).
  258. Spaxan 23.1r.2, Spassano, sobborgo facente parte, nel Medioevo, della campanea pado- vana (Kohl 1998, p. 344).
  259. Strà 15.121r.8, 21.r.10, comune della riviera del Brenta, oggi in provincia di Venezia. Strà Maore 15.121r.8, 'Strada maggiore', oggi via Dante, a Padova (cfr. Cortelazzo 1999, p. 130).
  260. Teollo 8.3, 23.1r.4, Teolo 12.4, 6, 7 (tot. 6), oggi comune, si trova sui colli Euganei meno di 20 km a sud-ovest di Padova. Torexelle 33.32; una porta de Turreselli è citata come località cittadina in un documento rogato a Padova nel 1140 (Gloria 1879, i, p. 291).
  261. Tresìgoli 21.v.4; una frazione di Tresiegoli (che però non sembra corrispondere a quel- la qui citata) si trova nel comune di Mira, in provincia di Venezia. Tréspole 24.319r.12, oggi Tréspoe, frazione di Teolo (Mazzetti 1999, p. 34ss). Val Maore 21.v.12, località non individuata. Val Çigogna 44.r.5; una Villa Cicogna è citata come località della Podesteria di Cittadella da Kohl 1998, p. 349. Vale 40.8, toponimo diffusissimo, non individuato. Vaneça 10.3: in contrata que dicitur La -. Medin 1909-1912, p. 73 cita un castello di San Martino della Vanezza, «in prossimità al Bacchiglione, non lungi dal villaggio di Trambacche»; cfr. anche Olivieri 1961, p. 143, Pozza 1984, p. 156. Vanço vd. Sancta Maria da Vanço. Venexia 21.v.3, Vinexia 34.53r.33. Vigo 33.21, sobborgo di Rovolon, vd. Rovolone. Vigodàrcere 45.12, Vigodarzere, oggi comune, si trova 8 km a nord di Padova. Vighonça 16.1, Vigonza, oggi Comune, si trova 10,5 km a est di Padova. Vila 20.r.2, 40.23, toponimo diffusissimo, non identificabile.
  262. Villa de Teollo 23.1r.4: ancor oggi esistente, nel comune di Teolo, una frazione di Villa. Villacho 35.3r.4, in Carinzia. Vinexia vd. Venexia. Viran 23.2r.12, località non individuata. Viça 13.22, località non individuata. Vo 5.2, 5, 23 (tot. 7), oggi comune, 25 km ad ovest di Padova.
  263. Vo de Zocho 5.2, 5-6, 23, citato in varie carte medievali nella forma Vadum de Zoco, come risulta da un documento del 1357, si trovava presso S. Gregorio, oggi sobborgo di Padova (Lazzarini 1912, p. 283).
  264. Çenon 24.320r.9, località non individuata. Çigogna vd. Val Çigogna. Zisterna 33.11, toponimo piuttosto diffuso, impossibile da individuare. Çovo 24.319r.4, 6, 9, nome di un colle oggi situato sul confine fra i comuni di Torreglia e Galzignano, circa 15 km a sud-ovest di Padova. Çovon 12.3, 10, 11 (tot. 6), oggi frazione di Vo, circa 25 km a ovest di Padova.
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Merlo, Edizioni Biblioteca Francescana, Milano, 2003, pp. 73-164 (già apparso, ma senza le schede biografiche dei notai, «Società e storia», 95, 2002, pp. 1-33). 5 M. DELLA MISERICORDIA, L'ordine flessibile. Le scritture della mensa vescovile presso l'Archivio Storico della Diocesi di Como (prima metà del XV secolo), «Archivio storico della diocesi di Como», XI, 2000, pp. 23-71; ID., La disciplina contrattata. Vescovi e vassalli tra Como e le Alpi nel tardo medioevo, Milano, Unicopli, 2000, pp. 68-69. Si veda anche L. MARTINELLI PERELLI, Abbondiolo "de Asinago" notaio in Como. I cartulari di un professionista della prima metà del Trecento, in L'età dei Visconti. Il dominio di Milano fra XIII e XV secolo, a cura di L. Chiappa Mauri, L. De Angelis Cappabianca, P. Mainoni, Milano, Editrice La Storia, 1993, pp. 393-406. 6 C. BELLONI, Notai, causidici e studi notarili nella Milano del Quattrocento. 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Cenni sui notai di curie vescovili nell'Italia centro-settentrionale alla fine del medioevo, ha promosso diverse ricerche incentrate sui notai delle curie vescovili italiane del tardo Medioevo. 1 Al fondamentale lavoro di Chittolini, che risentiva delle sollecitazioni di un precedente e noto volume di Robert Brentano (Due chiese: Italia e Inghilterra nel XIII secolo), dove la Chiesa italiana veniva efficacemente definita «Chiesa notarile», 2 si sono poi affiancate una antologia di saggi su Cancellerie vescovili e culture notarili 3 in un periodo di tempo alquanto lungo, dal XIII al XVI secolo, e soprattutto le varie ricerche incentrate su casi specifici e condotte sulla base di ampi spogli archivistici. Si pensi, ad esempio, allo studio su Verona di Maria Clara Rossi 4 e a quello di Massimo Della Misericordia su Como, 5 o alle ricerche di Cristina Belloni 6 e di Marco Lunari, 7 e in particolare al repertorio I notai della ricerca sulle istituzioni ecclesiastiche del Ducato di Milano, «Nuova rivista storica», 84, 2000, pp. 421-434; EAD., Dove mancano registri vescovili ma esistono fondi notarili. Milano tra Tre e Quattrocento, in I registri vescovili dell'Italia settentrionale (secoli XIII-XV), Atti del convegno di studi, Monselice, 24-25 novembre 2000, a cura di A. Bartoli Langeli, A. Rigon, Roma, Herder editrice e libreria, 2003, pp. 43-84. 7 M. LUNARI, «De mandato domini archiepiscopi in hanc publicam formam redigi, tradidi et scripsi». Notai di curia e organizzazione notarile nella diocesi di Milano (sec. XV), «Rivista di storia della chiesa in Italia», 49, 1995, pp. 486-508. 8 I notai della curia arcivescovile di Milano (secoli XIV-XVI), Repertorio a cura di C. Belloni, M. 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e Filosofia» sono valutati, in forma anonima, da referees competenti per ciascuna disciplina (double-blind peer review). La quinta serie è pubblicata, con periodicità semestrale, in due fascicoli di circa pagine ciascuno. Abbonamento: Annuale: Italia € ,-Estero € , Fascicoli singoli: Italia € ,-Estero € , Le vendite vengono e ettuate previo pagamento anticipato. A distributori e librerie sarà praticato lo sconto del %.

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L’articolo mira a produrre una descrizione della grafia, della fonetica, dei fenomeni generali e della morfologia della lingua pistoiese letteraria primo- e medio-trecentesca così come emerge dal codice Firenze, Biblioteca Riccardiana, 2268 (= R2), databile intorno alla metà del secolo e latore del volgarizzamento di Mazzeo Bellebuoni dell’«Historia destructionis Troiae» (a. 1333). Lo spoglio, in attesa dell’edizione integrale del manoscritto, è condotto sopra un campione significativo del testimone, pari a un terzo circa della sua lunghezza totale. Ciò che emerge da un’analisi linguistica pur parziale del cosiddetto «Troiano Riccardiano» è che il pistoiese del pieno XIV secolo ha perduto molti dei suoi tratti più caratteristici e distintivi, scolorendo nella varietà fiorentina: dunque, nel giro di due generazioni (il volgarizzamento di ser Soffredi del Grazia, il più antico monumento artistico del volgare di Pistoia, rimonta al 1275 ed è tràdito da un codice di soli tre anni posteriore copiato da Lanfranco di ser Jacopo del Bene, il ms. Forteguerriano A 53), l’azione del dominio politico di Firenze ha perturbato il vernacolo pistoiese livellando numerosi dei suoi aspetti grammaticali più arcaici, ancora ben rappresentati da Soffredi, dal canzoniere Palatino e dalle antiche scritture di carattere pratico; altri tratti idiomatici, invece, permangono in R2 e ne confortano la collocazione geolinguistica a Pistoia: di qui l’opportunità d’eleggere questo testimone, omologo per lingua all’originale, a fondamento d’una prima edizione critica dell’opera del Bellebuoni.

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