Condizione Della Donna In Egitto - Wikipedia
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La condizione femminile nell'Antico Egitto
[modifica | modifica wikitesto]Nell'Antico Egitto gli uomini venivano classificati per il tipo di lavoro che svolgevano e da cui derivavano status, "influenza" e reddito. La maggior parte delle donne non svolgeva lavori fuori casa, veniva di conseguenza indicata con titoli più generici come "padrona di casa" o "cittadinanza". Le donne venivano spesso identificate anche attraverso il nome e i titoli del marito o del padre, dal quale, presumibilmente, derivavano il loro status sociale[1]. Fin da bambine, le femmine venivano educate e cresciute per sottostare alla potestà dei loro padri e dei fratelli maggiori; anche sposarsi non significava altro che passare dall'essere dipendenti dal padre e dai fratelli maggiori a essere dipendenti dal marito: ai mariti spettava il ruolo dominante in famiglia, erano loro a prendere tutte le decisioni e ad avere la responsabilità economica della famiglia, mentre le mogli erano relegate ai lavori domestici, ad accudire la prole ed educarla. La famiglia dello sposo si aspettava che le spose dessero alla luce dei figli maschi, ed era quindi comune che le coppie continuassero a riprodursi finché non avessero generato almeno due figli maschi: la sterilità era considerata una gravissima disgrazia per le donne egiziane, così come l'incapacità di produrre prole maschile.
Alle donne che avessero partorito soltanto femmine venivano affibbiati soprannomi come "madre di spose", dal carattere fortemente dispregiativo. Il massimo potere e prestigio che una donna poteva sognare di ottenere era in seguito al matrimonio del proprio figlio maschio, dato che la madre del marito acquisiva automaticamente controllo e potere sulla nuova coppia e sulla loro futura prole.
Le donne tradizionalmente si occupavano dello svolgimento degli svariati compiti familiari e dell'educazione della prole, e raramente capitava che avessero occasioni di contatto con uomini al di fuori della cerchia familiare.
A differenza della maggior parte delle donne egizie comuni appartenenti alle classi medie e basse della società, le donne delle famiglie Reali ebbero un grande impatto sulla società egiziana; ad esempio, la regina Tiy, la nonna del re Tutankhamon, era così coinvolta nella politica che il vicino re Mitanni le scrisse per assicurare la benevolenza tra i loro popoli quando suo figlio Akhenaton salì al trono.[2] La regina Ahmose fu premiata con le mosche d'oro per il valore militare[2]. Tra le governanti più note dell'antico Egitto vi erano Cleopatra e Nefertiti. Cleopatra era nota per aver governato assieme a Marco Antonio intorno al 31 a.C. ed era anche co-reggente dei suoi due fratelli e del figlio[3]. Nefertiti era la grande sposa reale del faraone, Amenofi IV; era nota per essere una donna attiva nella società che contribuiva ad amministrare insieme ai suoi figli[4]. La regina Hatshepsut, una delle poche a regnare non in qualità di sposa o di madre del faraone regnante, regnò direttamente il paese ricoprendo la carica faraonica tra il 1503 e il 1480 a.C. e basando gran parte dell'economia nazionale sul commercio[5].

Nell'antico Egitto le donne, tuttavia, pur essendo tendenzialmente relegate a ruoli di procreatrici e di sottoposte, possedevano comunque diritti civili e legali: avevano la possibilità di partecipare all'economia come commercianti, specialmente tra le classi inferiori, e potevano anche partecipare ad attività religiose in qualità di sacerdotesse: nel corso della V dinastia egizia, ad esempio, Nebet arrivò a diventare visir e fu la prima donna nella storia ad assumere un tale ruolo.
Le donne potevano anche possedere proprietà, divorziare dai rispettivi mariti, vivere da sole e occupare posizioni di rilievo, soprattutto religiose, somigliando in questo alle donne assire. Solo i legittimi figli maschi della Grande Moglie Reale potevano di diritto salire al trono ma, se vi fossero state solo femmine, allora il figlio di un'altra moglie o anche di una concubina poteva aspirare a ottenere il trono sposando la figlia erede. Attraverso il potere politico e/o religioso alcune donne riuscirono a diventare, de facto o De jure, tra le più alte titolari degli uffici del regno e condividere così uno status di co-governanti con gli uomini, venendo ritratte nei monumenti con la stessa altezza delle loro controparti maschili e anche come le altre divinità egizie. Questi furono i casi di Hatshepsut, Nefertiti, Nefertari e delle regine egizie di Nubia, che furono in grado di mantenere questo status. I più importanti uffici religiosi femminili erano quelli della "Moglie di Dio" e Divina Sposa di Amon. Politicamente spesso riuscirono a diventare regine durante i periodi di interregno. Nella dinastia tolemaica, questa salita al potere venne sublimata con l'istituzione di un sistema di co-reggenza, in cui le regine avevano la stessa posizione dei re.


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