| EGIZI Seleziona linguafranceseingleseolandeseportoghesespagnolotedesco LA DONNA IN EGITTO Fin dai tempi delle comunità primitive, furono affidati alle donne alcuni compiti essenziali per il buon mantenimento della vita collettiva. Tuttavia i documenti che permettono di ricostruire queste attività, sono poco noti, perché spesso gli storici hanno trascurato questo settore, considerandolo del tutto secondario rispetto a quello delle attività lavorative maschili. Tuttavia la sua posizione giuridica non differiva da quella dell'uomo. Si preoccupava assieme al marito dell'educazione dei figli ed in particolare le era affidata l'educazione della figlia femmina. Leducazione, seppur diversa tra maschi e femmine, comprendeva per entrambi i sessi lapprendimento di lettura e scrittura nella scuola del villaggio. Le fanciulle, nellambiente familiare, poi, apprendevano a cantare, suonare uno strumento, danzare, filare e tessere, e praticavano con le compagne ginnastica e nuoto (nel fiume o nei canali). L'ideale egizio era avere molti figli, perciò la fecondità era una delle principali preoccupazioni della donna. Alcuni testi descrivono una procedura che avrebbe consentito di determinare il sesso del bambino e allo stesso tempo la capacità di procreazione della donna: occorreva mettere orzo e grano, insieme a sabbia e datteri, in due sacchi di tela, che la donna avrebbe bagnato ogni giorno con la sua urina. Se fosse germogliato prima lorzo, sarebbe nato un maschio, se fosse germogliato prima il grano, sarebbe venuta al mondo una femmina; se non fosse germogliato né luno né laltro, la donna non avrebbe partorito. L'efficacia di questo test è stato confermato dalla scienza moderna. L'urina delle donne che non sono incinta, di fatto, impedisce che l'orzo e il grano germoglino. Quando il bambino usciva dal ventre materno, le ostetriche tagliavano il cordone ombelicale e lo lavavano. In caso di complicazioni, la madre e il bambino avevano ben poche possibilità di sopravvivere e la speranza era ugualmente sottile per i prematuri: eccetto gli incantesimi, non cera niente da fare. I papiri di medicina indicano rimedi per favorire la gravidanza ed evitare il pericolo di aborto spontaneo. Vi erano però anche prescrizioni per abortire e rimedi per favorire la contraccezione, come rivelano le stesse fonti mediche Il Papiro Ebers del 1550 a.C. e il papiro Kahu del 1850 a.C., contengono infatti le prime descrizioni documentate di metodi contraccettivi: Fra le prescrizioni: miele, foglie di acacia e polvere da inserire nella vagina per bloccare lo sperma e anche una sorta di preservativo. Troviamo le prime tracce di preservativi intorno al 1350 aC in Egitto. Il preservativo era composto di lino colorato, imbevuto di olio d'oliva. E 'stato utilizzato sulle mummie dagli imbalsamatori, ma non sappiamo se per motivi sacri o sessuali. Usavano anche un preservativo a base di membrana di budello di pecora, utilizzato principalmente contro le malattie infettive. Su un papiro medico egizio datato al 1850 a.C., troviamo inoltre, la più antica testimonianza di un farmaco anticoncezionale, formato da un composto di escrementi di coccodrillo, mescolati con pasta di pane,
. Per comprendere luso dello strano ingrediente bisogna precisare che il coccodrillo, nellAntico Egitto, era associato al dio Seth che, sempre secondo gli antichi Egizi, aveva il potere di serrare lutero provocando emorragie ed aborti e di schiuderlo favorendo le mestruazioni, il concepimento ed il parto. Infatti ritroviamo limmagine del dio Seth proprio sugli amuleti uterini. Ma questo non è lunico papiro medico sul quale sono menzionati metodi anticoncezionali. Ci sono altri antichi papiri medici egizi, risalenti al 1550 a. C., i quali contengono diverse ricette ma esclusivamente a base di erbe: Per causare alla donna linterruzione della gravidanza, nel primo, secondo e terzo periodo. Frutto acerbo di acacia. Coloquintide. Datteri. Triturare e mescolare con miele e inumidire un pessario di fibre vegetali e collocarlo nella vagina È utile osservare che luso della coloquintide come pessario vaginale sarà trasmesso nei secoli fino al medioevo, ripreso poi nel rinascimento e ancora fino al 1847, quando viene menzionato da un medico britannico in uno studio su sterilità e aborto. In effetti una ricetta affine a quella menzionata nel papiro appare nel Corpus Hippocraticum, famosa raccolta di scritti medici del V-IV sec.a.C. attribuita al padre della medicina Ippocrate di Cos. "Pessario abortivo: sale egiziano, escrementi di topo, coloquintide selvatica; incorporare a una quarta parte di miele semibollito; prendere une dracma di resina e aggiungerla al miele, alla coloquintide e allo sterco di topo; tritare il tutto bene, farne une pessario, introdurlo nell'utero fino al tempo opportuno" Il Papiro di Ebers, successivo di trecento anni, suggeriva, invece, luso di un tampone di garza imbevuto di un composto a base di miele, punte di acacia e patron (carbonato di sodio): Non ci crederete ma funzionava! I ricercatori moderni, infatti, sanno bene che le punte di acacia producono naturalmente acido lattico che, come il sale, è un efficace spermicida tanto che entrambi rappresentano il principio attivo di molte creme e gelatine spermicide moderne. In quanto al miele il suo compito era quello di rallentare la mobilità degli spermatozoi al pari di tutti i liquidi oleosi e viscosi.In età più matura alcune donne si recavano in scuole di alto grado, in particolare presso i Templi, così da poter apprendere tutte quelle conoscenze grazie a cui non era loro preclusa alcuna attività. Gli antichi Egizi usavano anche, a scopo anticoncezionale dei piccoli coni composti di semi di melograno triturati e impastati con lacqua. I semi di melograno contengono un estrogeno naturale ed è possibile che, come una pillola anticoncezionale, questa mistura prevenisse lovulazione. Anche se la maggioranza delle donne sposate si dedicava alla cura delle case (o palazzi nelle classi sociali più agiate),curando in particolare ligiene degli ambienti e del vestiario (abitudine grazie alla quale in Egitto scarsa diffusione ebbero le malattie epidemiche) e alla preparazione degli alimenti base dell alimentazione egizia (il pane e la birra), siamo a conoscenza di donne proprietarie terriere, scriba letterate, medici ed ostetriche, affariste ed amministratrici di beni, persino capitane di navi. Esisteva per uomini e donne pari salario, ma anche talvolta pari condizioni di lavoro duro e servile. Tuttavia contrariamente a quanto si crede, in Egitto, non si ebbe una vera schiavitù, se non per i prigionieri e le prigioniere di guerra, ai quali vennero comunque garantite possibilità di riscatto e di integrazione nella società. Gli egiziani, maschi e femmine, potevano invece essere condannati dai tribunali ai lavori forzati, proporzionalmente alla gravità della colpa commessa. Le condizioni di servitù per le egizie, consistevano in genere in un servizio domestico protratto nel tempo, ma con contratto economico liberamente sottoscritto, molto simile alle attuali collaboratrici domestiche a tempo pieno; poteva non essere remunerato solo se rappresentava una prestazione a rimborso di debiti contratti e non pagati. Lamore per gli antichi Egizi era dono divino della dea Hathor, la felicità terrena, perciò era esaltata ed oggetto di componimenti letterari, come ci rivelano gli antichi papiri. Non necessariamente si concludeva con il matrimonio: poiché il fondamento di questultimo erano la fedeltà ed il reciproco rispetto. La donna godeva di grande libertà come ricordano alcuni frammenti del Papiro Harris (I,79, 8-9, 13) che riportano una dichiarazione del faraone Ramses III concernente il fatto che la donna egizia poteva recarsi ovunque desiderasse senza essere importunata Le relazioni prematrimoniali delle ragazze egiziane erano tollerate come esperienze di vita ed anche come periodo di prova, che poteva concludersi con una rottura. Il matrimonio era una libera scelta: nessuna legge imponeva alla donna di sposarsi e nessuna potestà, anche quella del padre,poteva obbligare ad una unione di interesse o "combinata". Sono documentati, infatti, matrimoni con uomini di classe sociale inferiore e persino con stranieri. Comunque, come è sempre successo, alcune ragazze sposavano l'uomo imposto dal padre Dopo il matrimonio la donna manteneva il proprio cognome ed era giuridicamente protetta dagli abusi e dai maltrattamenti: il fallimento di un matrimonio era regolato da un apposito tribunale, che applicava norme molto simili a quelle che attualmente regolano i divorzi nei Paesi Anglosassoni. E interessante notare infatti che spesso i coniugi stilavano contratti matrimoniali, con clausole in caso di separazione. Generalmente in caso di abbandono o colpa del marito, la donna riceveva un elevato indennizzo e la restituzione della dote, in caso contrario recuperava solo i beni personali, decurtati di una quota destinata al risarcimento del marito. Naturalmente, come anche ai nostri giorni, non tutto filava liscio: ladulterio poteva concludersi tragicamente ed erano le donne a pagare con la vita il proprio errore. Tuttavia si tratta di casi isolati di violenza individuale. Per la mentalità egiziana la punizione doveva essere limitata a sanzioni economiche e la riprovazione morale si esercitava nei confronti degli adulteri di entrambi i sessi. In caso di morte del marito, la vedova ereditava un terzo delle sostanze (i restanti due terzi venivano divisi tra i figli, maschi e femmine); in caso di bisogno materiale, era obbligo morale per i benestanti e notabili del luogo aiutare vedove ed orfani. Gli Egizi si sposavano molto giovani, intorno ai quattordici anni le donne e diciotto gli uomini. Spesso il marito era più anziano della donna I due sposi potevano essere consanguinei e appartenevano sempre allo stesso ceto sociale. Colui che sposava una schiava, viveva al di fuori della legalità e i suoi figli erano considerati schiavi. Se invece una serva sposava un cittadino egiziano, automaticamente acquisiva i diritti di donna libera. Il matrimonio, per la donna egizia, era monogamico, per cui la padrona di casa era una sola, anche se, in particolari periodi o presso gli strati alti della popolazione, altre donne furono ammesse nella famiglia come concubine, con un rango sociale subordinato a quello della prima moglie. Solo il faraone praticava la poligamia e il "matrimonio incestuoso". Poteva avere molte mogli e concubine ma la "sposa principale " gli dava, in teoria,l'erede legittimo al trono. Le altre mogli vivevano nei cosiddetti "harem". Il matrimonio in Egitto non aveva vincoli sacri o particolari vincoli di appartenenza ad un uomo, infatti era un semplice trasferimento delluomo o della donna o di entrambi in unabitazione dove la vita quotidiana veniva svolta insieme. Il matrimonio era una semplice festa tra le due famiglie Secondo alcune testimonianze, la celebrazione comprendeva danze, canti e banchetti. e si concludeva con il trasferimento della sposa a casa del marito. Contratti scritti sono riferibili solo all'età tarda. In caso di divorzio il marito passava gli alimenti alla moglie nella misura di un terzo rispetto alla quota definita nell'accordo iniziale. Cause principali di divorzio erano l'adulterio e la sterilità. Se l'infedeltà del marito era tollerata era possibile che egli prendesse una seconda moglie, al contrario se l'adultera era la moglie veniva frustata e subiva l'amputazione di un orecchio o del naso. La donna aveva diritto dopo la morte ad una tomba tutta sua al pari dell'uomo Ma, cosa facevano le donne in Egitto? La donna egizia era considerata "la signora della casa"; se si trattava di una donna del popolo, si occupava della macinatura dei cereali e della preparazione della birra, della filatura e della tessitura del lino; La donna doveva anche impastare lo sterco di vacca e farne delle mattonelle che servivano come combustibile. Il vestiario era, nellantico Egitto, una produzione interamente femminile. Erano le donne che tosavano le pecore, che preparavano la lana e la tessevano. Questa produzione certamente non era solo familiare. Un testo citato da Perenne (storico francese) lascia capire che esistevano laboratori dove lavoravano giovani donne e certamente ragazze. Nel testo si parla di una giovane operaia inesperta che lavorava in un laboratorio di stato per la tessitura e che era stata mandata via dal capo dellamministrazione da cui dipendeva il laboratorio. La madre andò a lagnarsi dal funzionario e fu dato ordine al capo di riassumere loperaia. Sembra dunque che le donne fossero impegnate in laboratori di stato per la tessitura e per la produzione alimentare. Fabbricavano anche unguenti e pomate e ne organizzavano il commercio É anche certo che esistessero ordini di sacerdotesse e ordini di musiciste. Le donne svolgevano anche compiti molto specializzati, come quello di nutrice; nel caso dei figli del re, soltanto donne appartenenti alla classe nobile potevano esercitare questa funzione..
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